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La La Land, Damiene Chazelle: “I vecchi musical per far sognare i giovani d’oggi”

EmmastoneRyangosling

Lui è un romantico appassionato di jazz, lei un’aspirante attrice che in attesa del provino giusto sbarca il lunario servendo nella caffetteria degli Studios della Warner Bros. Sebastian (Ryan Gosling) e Mia (Emma Stone) si incontreranno nel bel mezzo di un ingorgo in autostrada a Los Angeles, città di speranze e disillusioni, di poesia e straniamento, castrante e glamour allo stesso tempo. E sarà un tuffo nella Hollywood degli anni d’oro, un omaggio al musical più classico, un incoraggiamento all’ostinata difesa dei sogni. E dei sognatori “per quanto folli possano sembrare”, dirà Emma Stone nella parte finale del film, La La Land, diretto dall’appena trentunenne Damien Chazelle che già con Whiplash aveva dato prova della sua fine arte .
Qui ce lo dimostra ancora una volta con un commovente esercizio di stile, tra suoni, passi di danza, ritmo, ironia, colori e una carrellata di citazioni in nome della vecchia magia del cinema. Si apre così la 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e ancora una volta si prepara a fare da trampolino di lancio  ai prossimi Oscar.

È il tuo primo musical: cosa ti ha convinto?
Damiene Chazelle: Oggi più che mai abbiamo bisogno di speranza e amore, i musical sono il linguaggio dei nostri sogni e rappresentano un modo di esprimersi con metodi che violano le regole della realtà.

Per anni ci siamo convinti che il musical fosse un’arte destinata a morire…
D. C: I musical sono atemporali, semplici e realistici, sono le emozioni a dettare le canzoni che arrivano in maniera naturale e per nulla forzata. Oggi possiamo tornare indietro alle nostre tradizioni e spero che il musical come genere ci consenta di sviluppare un messaggio in un modo che gli altri generi non ti consentono.
Emma Stone: Ho sempre amato i musical, sin da quando avevo 8 anni e sognavo di mettermi a cantare all’improvviso.

Emma, ti è mai capitato un episodio di frustrazione simile a quello vissuto dal tuo personaggio?
Emma Stone: Damien e io abbiamo parlato per un po’ di alcuni mie esperienze ad esempio di quando sono arrivata per la prima volta a Los Angeles a 15 anni. Ho avuto storie di provini umilianti, ma quello che ammiro di Mia è il suo coraggio, non ho mai pensato di avere l’esperienza per scrivere qualcosa di mio per il pubblico come invece fa lei e non credo di essere stata mai così coraggiosa da spingermi tanto in là. Certo, non ho avuto episodi cosi devastanti come i suoi.

Los Angeles è davvero così castrante come viene descritta nel film?
D.C.: Vivo a L. A. da 9 anni e credo che ci sia qualcosa in questa città. Non è molto amichevole, è vero, quando con il mio amico ci siamo trasferiti qui dalla East Coast parlavamo spesso di ciò che amavamo e di quello che al contrario non ci piaceva, e sono due aspetti difficilmente conciliabili.
In La La Land abbiamo usato tutti i cliché di L.A.: il traffico, le celebrità, le stelle, ma anche il fatto che ci sia qualcosa di molto poetico.
Non sembra un luogo della realtà, ma un sogno che ha luogo nel mondo reale e lo abbiamo ricreato visivamente con colori pastello cercando di girare sempre tra le sei e le sette del pomeriggio, il che comportava non pochi problemi a livello produttivo.

Hai realizzato l’intero film come un pezzo musicale…

D. C.: La musica fa parte di tutto ciò che faccio, anche quando devo confrontarmi con parti non musicali; la cinepresa, gli attori e il parlato seguono un ritmo, l’idea è quella di creare un continuum.

Cosa pensi possano imparare i giovani da questo film?

D.C.: Il film riflette proprio su questo: la magia del musical demodè e la possibilità di tradurli per i giovani di oggi, perché la realtà in molti casi non è all’altezza dei nostri sogni.
E: S. Credo che i giovani debbano essere meno cinici e inseguire i propri sogni; oggi i ragazzi sono sempre più ironici, si prendono in giro e vivono nel cinismo, per questo spero invece che lavorino duramente per raggiungere i propri obiettivi.

Cosa ti ha colpito di Damien?
E. S.: Si espone e lo fa con tutto il cuore, collabora moltissimo e ti mette a tuo agio. Si è sempre dimostrato aperto ai miei dubbi, ma non ha mai perso la sua visione del film e questo è raro in un regista giovane o vecchio che sia. Damien riesce a far da ponte tra le varie cose.

Che rapporto hai con le icone del passato?
D. C.: Per una parte della mia vita ho fatto anche il musicista e questo avrà sempre un’influenza su ciò che faccio. Nel caso di La La Land ho cercato di modernizzare le cose più datate e di costruire un ponte nel tempo; abbiamo lavorato per settimane, ho visto ‘Singing in the rain’ e altri film dell’epoca, ma la domanda era sempre la stessa: come facciamo a tradurre questi vecchi film così imbevuti di icone nella L. A. di oggi?

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Elisabetta Bartucca

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