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La Famiglia Fang: Nel nome dell’arte

La Famiglia Fang: Nel nome dell’arte

La storia dell’eccentrica famiglia nata dalla mente dello scrittore Kevin Wilson approda, dopo il successo in libreria, nei cinema. La Famiglia Fang è il secondo lungometraggio di Jason Bateman come regista (qui anche protagonista) e sarà nelle nostre sale a partire dall’1 settembre. Nel cast un eccentrico Christopher Walken e una fin troppo trattenuta Nicole Kidman.

3stelle

Era il 2012 quando nelle nostre librerie arrivò la storia dell’eccentrica Famiglia Fang, scritta da Kevin Wilson ed edita da Fazi Editore. Il libro divenne un bestseller mondiale e i personaggi creati da Wilson fecero breccia tra i tantissimi lettori. Tra questi, Nicole Kidman, che si accorse subito del potenziale cinematografico del romanzo e chiese al Premio Pulitzer David Lindsay-Abaire (che scrisse la sceneggiatura di Rabbit Hole, film per il quale la Kidman ottenne la sua più recente candidatura all’Oscar) di adattarlo per il grande schermo.
Ed ecco che, dal prossimo 1 settembre, La Famiglia Fang irromperà nelle sale italiane nella sua versione cinematografica diretta da Jason Bateman, alla sua seconda prova come regista di un lungometraggio – dopo varie regie di serie tv e molte prove attoriali in ruoli per lo più comici.

Caleb (Christopher Walken) e Camille (Maryann Plunket) Fang sono due coniugi che hanno votato la loro intera vita all’arte. Quando diventeranno genitori di Annie e Baxter, inevitabilmente i loro figli, chiamati con i gelidi soprannomi di “Bambina A.” e “Bambino B.”, diventeranno parte integrante delle loro performance. Anni dopo, Annie (Nicole Kidman) è un’attrice sull’orlo del baratro, dal comportamento bizzarro e che non disdegna di rifugiarsi nell’alcool appena possibile; Baxter (Jason Bateman) è uno scrittore che dopo un primo successo editoriale e un secondo libro che non è andato per niente bene, vive un profondo blocco creativo. I due fratelli vivono separati da anni, ma finiranno per incontrarsi quando i loro genitori misteriosamente scompaiono. Sono morti o è un’ennesima esibizione artistica?

Come diceva D’Annunzio, Caleb e Camille Fang sono riusciti a “fare della propria vita come si fa un’opera d’arte“: sempre alla continua ricerca di un certo stupore artistico, di una reazione del pubblico che si ritrova spettatore inconsapevole delle loro performance (come nella scena della rapina in banca), marito e moglie vivono di e per l’arte, ed è normalissimo, per loro, che i figli ne facciano parte. I problemi arrivano dopo anni, quando Annie e Baxter si ritrovano adulti con una serie di questioni irrisolte che hanno profondamente plasmato il loro carattere. Bateman mette in scena un’interessante riflessione non solo sul ruolo dell’arte (qualunque forma essa assuma) e su quali siano i suoi limiti di fronte alla più cruda vita reale, ma anche sul delicatissimo tema del rapporto tra genitori e figli. Lo fa scegliendo tre strade, tutte ben visibili nella pellicola: i flashback, che mostrano i giovani Caleb e Camille dirigere i loro figli in varie performance; il racconto ambientato ai giorni nostri; l’inserto documentaristico dedicato ai coniugi Fang e alla loro arte, con tanto di detrattori ed elogiatori.

Tre binari funzionali allo scorrimento di una pellicola che, seppure non molto esplicitamente, ci ricorda il cinema dei fratelli Coen o di Paul Thomas Anderson o ci riporta alla mente quella Little Miss Sunshine della coppia Dayton/Faris: le situazioni ad un passo dal surreale e le risate che ne scaturiscono, in realtà, sono il contraltare di una profonda malinconia che impregna ogni fotogramma della pellicola. La Famiglia Fang ha tutte le carte in regola per poter entrare nel gruppo di quelle indimenticabili famiglie che il cinema, nel corso dei decenni, ci ha raccontato: l’egoismo dei due genitori (soprattutto quello di Caleb) è così abilmente mascherato in nome dell’arte che solo alla fine ci rendiamo conto di quanto, in realtà, siano odiosi e fastidiosi i personaggi che vediamo sullo schermo. Sì, esatto, non si salva nessuno: Caleb con le sue manie di protagonismo che celano il suo profondo narcisismo, Camille per il suo essere fin troppo succube del marito e i due figli che in un primo momento sembrano solo vittime degli eventi.

Christopher Walken è la scelta perfetta per la resa sullo schermo di Caleb Fang e Maryann Plunket è la spalla giusta per l’attore. Se la coppia dei genitori funziona benissimo, poco oliati sembra quella dei figli: abbastanza monocorde l’interpretazione di Bateman, mentre piuttosto trattenuta risulta la Kidman, costretta a fare i conti con la sua aura da diva e un personaggio che si atteggia a tale. I due personaggi non si incontrano, sembrano distanti anni luce anche quando si trovano nella stessa scena.
Attraverso la metafora dei versi della canzone “Kill all parents” scritta proprio da Annie e Baxter in tenera età, La Famiglia Fang ci accompagna in questa duplice riflessione e riesce nel suo intento: quello di farci interrogare su quanto si è disposti a sacrificare delle nostre vite in nome dell’arte e, soprattutto, sul momento in cui, quest’ultima, sconfini pesantemente nel territorio del narcisismo fine a se stesso.

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Augusto D'Amante

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