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SiciliAmbiente VIII: Intervista al direttore Antonio Bellia

SiciliAmbiente VIII: Intervista al direttore Antonio Bellia

Via al SiciliAmbiente Documentary Film Festival, la manifestazione che dal 2009 si impegna a contribuire alla diffusione di una cultura della sostenibilità tramite proiezioni, eventi speciali, mostre, workshop e incontri, tutto a ingresso gratuito. L’ottava edizione in programma dal 19 al 24 luglio a San Vito Lo Capo, schiera 40 film in concorso sul tema dell’ambiente e dei diritti umani tra documentari, corti, animazioni e Bike Shorts, corti dedicati alla bicicletta come simbolo della mobilità sostenibile; senza dimenticare una sezione di corti per bambini, SiciliAmbiente for Kids.
Ecco cosa ci racconta il direttore del festival, Antonio Bellia, che se ne occupa ormai da otto anni insieme alla sua attività di regista di documentari.

Quali sono le novità di questa edizione ?
Sono diverse, a partire dall’evento speciale di Amnesty International con la proiezione di Né Giulietta Né Romeo (2015) alla presenza della regista e sceneggiatrice Veronica Pivetti sulle tematiche Lgbt a cui noi siamo molto sensibili. Ci occupiamo di sviluppo sostenibile e quindi della relazione uomo-ambiente in senso molto ampio, non solo come tutela del territorio ma anche come rapporto dell’uomo con il proprio ambiente circostante.
La novità assoluta è un video mapping sul santuario principale di San Vito Lo Capo sul tema dell’immigrazione, trattato in maniera meno narrativa e più video artistica rispetto allo scorso anno; spazio anche a una video installazione sul Mediterraneo, tratto dal film Viaggio fuori rotta di Salvo Cuccia.
Per quanto riguarda la sezione documentari rimane forte il nostro rapporto con Francia,  Spagna e Sud America. In giuria ci saranno Valerio Mastandrea, Veronica Pivetti e Paola Scarnati dell’Archivio Movimento Operaio.

Grazie all’archivio domenica 24 luglio in chiusura proietterete un filmato inedito di Pier Paolo Pasolini, Netturbini. Ci spiega questa scelta?
La proposta è arrivata proprio dall’Archivio Movimento Operaio, si tratta di un video inedito conservato nei loro archivi e di cui è andata persa la traccia audio, per questo motivo abbiamo pensato di musicarlo dal vivo. La visione di Netturbini sarà infatti accompagnata dall’improvvisazione del sassofonista Gianni Gebbia. Alcune delle immagini sono state usate da Mimmo Calopresti, ma la visione che proponiamo al SiciliAmbiente Documentary è assolutamente inedita.

Siete attivi da otto anni in una location che ha definito in qualche modo l’identità del festival. Qual è il segreto di questo rapporto duraturo e prolifico con il territorio circostante?
La scelta di San Vito Lo Capo all’inizio di questo percorso è stata molto naturale, si cercava un luogo con una caratterizzazione fortemente ambientalista e San Vito è sempre stato un simbolo nella storia delle battaglie ambientaliste in Sicilia. Qui infatti si svolse la prima marcia di ambientalisti in Italia, che opponendosi alla cementificazione del litorale tra San Vito e Scopello avrebbe portato in seguito alla creazione della prima riserva naturale, quella dello Zingaro.

E a che punto è il SiciliAmbiente?
Il festival sta attraversando una fase di maturazione, ogni anno siamo alla ricerca di nuove chiavi di lettura e di soluzioni alternative alle precedenti. Cominciamo a vedere i primi affezionati, persone che tornano ogni estate facendo coincidere la loro vacanza con il periodo del SiciliAmbiente. Certo, tutto dipende anche dalla qualità dei film in circolazione, che non sempre è al massimo. Spero che questa sia l’annata migliore, grazie all’eteregeneità dei temi e delle pellicole che vedremo.

Il documentario è il protagonista assoluto del festival, quest’anno avremo in concorso anche du italiani: Dert e Fukushima. Qual è il futuro del documentario in Italia? Come si sta evolvendo il linguaggio documentaristico nel nostro paese e come è cambiata negli anni l’attenzione del pubblico nei suoi confronti?
La qualità degli autori italiani è molto alta in questo momento ma continua a esserci un grosso problema di distribuzione; inoltre i costi di produzione, molto poco competitivi nel nostro paese rispetto all’estero, impattano inevitabilmente sulla qualità. La novità del Tax Credit al 30% potrebbe essere una spinta fortissima, un grosso incentivo per le produzioni.
Purtroppo i documentari continuano a essere visti ai festival ma non sul grande schermo o in tv, e questo non certo perché non ci sia una richiesta: non è vero che la gente non vuole vedere documentari, semmai non è educata a questo tipo di visione.

Sabato 23 luglio si aprirà una tavola rotonda tra Arpa Sicilia e Laboratorio Infea con l’obiettivo di firmare la Carta di San Vito Lo Capo. Ce ne può parlare?
Abbiamo costruito con l’Arpa un rapporto che va avanti da anni non sempre semplicissimo, molto vivo. Stiamo cercando una collaborazione che abbia un suo riscontro anche oltre il momento del festival: la tavola rotonda avrà l’obiettivo di costruire una rete di organizzazioni e istituzioni private dalla Film Commission Sicilia alla Fondazione Unesco passando per l’Arci. Il tentativo è incrementare l’uso dell’audiovisivo nell’educazione ambientale con la creazione ad esempio di laboratori nelle scuole o con la realizzazione di documentari; la Carta di San Vito servirà a impegnarsi per far diventare questo tipo di linguaggio primario rispetto alle forme classiche di promozione.

Qual è il futuro del SiciliAmbiente?
Speriamo di farlo diventare il primo festival in Italia con un’arena in spiaggia, ci pensiamo da otto anni e per il momento  siamo riusciti ad aprire solo una piccola sala in spiaggia per i bambini.

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Elisabetta Bartucca

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