LOGO
,

Non voltarti indietro: Il primo docufilm sulle vittime di errori giudiziari

Non voltarti indietro: Il primo docufilm sulle vittime di errori giudiziari

Il copione è quasi sempre lo stesso: le sirene delle auto della polizia, il citofono che suona nel cuore della notte, la notifica di custodia cautelare e poi i riconoscimenti di rito, le manette, lo spaesamento e le porte del carcere che si chiudono dietro senza che tu sappia cosa diavolo stia succedendo e perché ti ritrovi in quell’inferno.
Ha del kafkiano ma è vita vera, perlomeno quella di Fabrizio Bottaro, Daniela Candeloro, Lucia Fiumberti, Vittorio Raffaele Gallo Antonio Lattanzi, tutte vittime di errori giudiziari. Accusati di reati che, si scoprirà, non avevano mai commesso, poi assolti con formula piena e risarciti dallo Stato, sono solo alcuni dei più eclatanti casi di malagiustizia del Bel Paese e oggi a raccontarci le loro storie emblematiche è il documentario Non voltarti indietro di Francesco Del Grosso, il primo di questo genere sul grande schermo, reduce da un tour festivaliero di successo che lo ha portato dal Pesaro Doc Fest all’Ischia Film Festival e che oggi lo vedrà protagonista dell’Ortigia Film Festival nella sua serata d’apertura.
Due mesi di riprese tra le città di origine dei protagonisti e l’ex carcere Le Nuove, oggi polo museale, di Torino. “Avremmo dovuto girare a Rebibbia, poi però il D.a.p. ci ha bloccato senza mai darci una spiegazione. Fatta eccezione per il documentario sul caso Tortora e per quelli destinati al piccolo schermo, nessuno aveva mai messo insieme i pezzi in un prodotto per il grande schermo”, ci racconta il regista.
Sono oltre 24 mila gli innocenti finiti in carcere negli ultimi 24 anni, per risarcirli lo Stato ha speso più di 630 milioni di euro. Un’ ‘emergenza sociale’ come la definiscono Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, i giornalisti che hanno voluto e prodotto questo docufilm e che di errori giudiziari si occupano ormai da venti anni: prima con il libro ‘Cento volte ingiustizia – Innocenti in manette’, poi con il sito errorigiudiziari.com, il più grande database di questo tipo di casi in Italia, e ora con Non voltarti indietro.
“Valentino Maimone è uno dei protagonisti del mio lavoro precedente ‘Fuoco amico – La vera storia di Davide Cervia’ . Stando un po’ di tempo con lui, avevo scoperto che insieme ad altri colleghi, Benedetto Lattanzi e Stefano Oliva, avevano creato un enorme database sugli errori giudiziari; così ci è venuto in mente di farne un documentario che attinge proprio da quello sconfinato archivio”, dice Francesco spiegandoci la genesi del progetto. Finanziato totalmente in maniera indipendente senza nessun tipo di contributo ministeriale, ma con il sostegno e il patrocinio  del Torino Piemonte Film Commission: “Quando si cercano fondi pubblici per un documentario, alla fine ti ritrovi spesso a dover far leva sulle tue forze. Il destino dei film passa anche per le istituzioni che nella maggior parte dei casi però non appoggiano i temi trattati. – ci confessa – Un tema come quello degli errori giudiziari può prestarsi a facili strumentalizzazioni politiche, ma una cosa ci era chiara: questo film doveva e voleva essere apolitico, doveva poter essere abbracciato da tutti indipendentemente dai colori e dall’ideologia perché il tema riguarda tutti. Abbiamo resistito e stiamo cercando di resistere a qualsiasi tipo di tentazione, non vogliamo nessun appoggio politico, ma solo la possibilità di portarlo in giro e farlo vedere”.
Già, perché le storie di Fabrizio, Daniela, Lucia, Vittorio e Antonio sono quelle di cittadini comuni, vittime della miopia di uno Stato che qui è carnefice invisibile: davanti alla telecamera ci sono solo loro, i cinque malcapitati di Non voltarti indietro, le loro vite segnate da processi interminabili, dall’urgenza di ricominciare una volta fuori, dalla propria assoluta e incrollabile innocenza. Una commercialista, un impiegato delle poste, uno stilista di moda, un assessore comunale, una dipendente pubblica, uomini e donne completamente diversi tra loro e di varia estrazione sociale, “disponibili a raccontarsi come persone e non come personaggi; hanno messo a disposizione la propria vita e sapevamo che lo avrebbero fatto in maniera spontanea e disinteressata”.
I reati di cui sono stati accusati li conosceremo solo nel corso del documentario, cadenzato dalle voci dei protagonisti, dalle tavolozze quasi esclusivamente in bianco e nero di Luca Esposito e dalle musiche originali di Emanuele Arnone. Alla fine rimangono le emozioni e il ricorrente senso di impotenza di chi si ritrova a doversi aggrapparsi a qualsiasi cosa per dimostrare la propria innocenza: “Nessuno sa come comportarsi, nessuno sa che in carcere ci sono regole non scritte a cui bisogna adeguarsi per sopravvivere. – racconta Del Grosso – Sei legato a delle tempistiche che non dipendono da te e a decisioni di persone che potrebbero avere un accanimento nei tuoi confronti, come nel caso di Antonio Lattanzi, spedito in carcere per ben quattro volte nel giro di due mesi per lo stesso reato. E’ massacrante e autodistruttivo”.
Una reiterata violazione dei diritti umani fino a quando l’errore non verrà riconosciuto. Poi arriva il risarcimento che servirà a mala pena a restituirti la vita che avevi: “Perdi il lavoro, accumuli debiti per le spese processuali, in  alcuni casi perdi anche gli affetti e non capisco come si possa quantificare il prezzo di una vita e di ogni giorno passato in carcere”.

About the author
Elisabetta Bartucca

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top