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È morto Bud Spencer. Addio al ‘gigante buono’ dello spaghetti western

È morto Bud Spencer. Addio al ‘gigante buono’ dello spaghetti western

Fu icona indimenticabile del western comico, scazzottate a go go insieme al sodale Terence Hill. Con quegli sganassoni si era fatto amare da intere generazioni di adulti e bambini, padri e figli, che oggi salutano il gigante buono del cinema Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, morto oggi pomeriggio a 86 anni in un ospedale della capitale. Ad annunciarlo all’Ansa il figlio Giuseppe: “Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti accanto e la sua ultima parola è stata ‘grazie'” .

Classe 1929, era nato a Napoli il 31 ottobre e a soli cinque anni si era trasferito con la famiglia a Roma. A quei tempi l’Italia era sconvolta dalla dittatura e di lì a breve sarebbe scoppiata la Seconda Guerra Mondiale; tuttavia il piccolo Carlo riesce a trovare qualche spazio per coltivare la sua passione per il nuoto e nel 1948 vede premiata questa sua perseveranza vincendo il campionato italiano di nuoto a rana. Due anni dopo conquista il secondo titolo tricolore nei cento metri stile libero e contemporaneamente debutta, come comparsa, nel cinema con il film Quo Vadis. Nel 1952 partecipa alle Olimpiadi di Helsinki come nuotatore e giocatore di pallanuoto; dopo questa esperienza si trasferisce negli Stati Uniti, dove trascorre un lungo periodo di tempo. Tre anni più tardi arriva anche il suo primo ruolo importante nel film Un eroe dei nostri tempi. Mentre comincia ad avviarsi sulla strada della notorietà non trascura la sua formazione personale laureandosi in Giurisprudenza nel ’56. Dopo la laurea si trasferisce in Sud America dove conosce Maria Amato, la donna che sposerà nel 1960; solo un anno dopo il matrimonio nascerà Giuseppe seguito nel ’62 da Christine e dopo dieci anni da Diamante.
Nel ’59 l’incontro decisivo: conosce infatti Mario Girotti/Terence Hill, sul set di Annibale; a quei tempi Mario era già un attore affermato mentre Carlo si limitava ad interpretare qualche ruolo marginale. Bisognerà aspettare il 1967 per vedere finalmente i due attori ufficialmente protagonisti dello stesso film, che sarà Dio perdona… Io no!: comincia così una collaborazione che durerà per moltissimi anni. Per l’occasione Carlo trasforma il suo nome in Bud Spencer, che sceglie perché ama molto Spencer Tracy e perché trova che la parola ‘Bud’ sia particolarmente divertente associata alla propria figura. Lo stesso regista, Giuseppe Colizzi, li vuole insieme anche per I quattro dell’Ave Maria e La collina degli stivali: entrambi western, genere che negli anni ’60/’70 spopolava in Italia. Si arriva così al 1970 quando E.B. Clucher, al secolo Enzo Barboni, inventa uno dei personaggi più amati nella storia del cinema italiano: Trinità. Barboni catapulta i due attori nel firmamento del cinema europeo; con Lo chiamavano Trinità, Bud Spencer e Terence Hill raggiungono il massimo della popolarità, confermata l’anno successivo da Continuavano a chiamarlo Trinità. Il western comincia a perdere pubblico, ma la coppia resiste sbancando i botteghini con Più forte ragazzi, Altrimenti ci arrabbiamo e Porgi l’altra guancia. Sul finire degli anni ’70 tornano ad essere diretti da E.B. Clucher in I due super piedi quasi piatti, per poi lavorare insieme a Italo Zingarelli con Pari e dispari e Io sto con gli ippopotami. Negli anni ’80 però le loro strade si dividono e ognuno continua a lavorare per conto suo. Bud realizza, tra l’altro, Uno sceriffo extra terrestre… poco extra e molto terrestre, Piedone d’Egitto, Banana Joe, Bomber, prima della svolta televisiva: per circa cinque anni, infatti, si dedica esclusivamente al piccolo schermo, realizzando alcune serie di successo. Nel ’94, dopo molti tentativi falliti, la mitica coppia Bud Spencer – Terence Hill si forma di nuovo grazie al malinconico Botte di Natale diretto dallo stesso Hill. Per Bud si riapre la strada del cinema, per il quale realizza Fuochi d’artificio, Tre per sempre, Al limite e Hijos del viento. Nel frattempo non dimentica la tv, partecipando a Noi siamo angeli e Padre Speranza. Nel 2003 mostra anche le sue qualità di attore drammatico nel film Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi.

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La redazione

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