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Ciao amore, vado a combattere: Elogio della perseverenza

Ciao amore, vado a combattere: Elogio della perseverenza

Attrice in Italia, modella in Giappone, cantante a New York e campionessa di Muay Thai in Thailandia. Simone Manetti racconta la parobala di una donna straordinaria nel documentario trionfatore al Biografilm. In sala dal 20 aprile.

3stelle

“Ciao amore, vado a combattere”. Chantal Ughi lo urla idealmente in faccia al suo ex, quando decide di lasciarsi alle spalle una tormentata relazione e correre via da New York verso la Thailandia, dove trova nella Thai Boxe l’alleato perfetto per sfogare la propria rabbia e curare le ferite.
La sua è una parabola di dolore e rinascita, battaglie – alcune perse – e riprese inaspettate; è la vicenda narrata con umana profondità e grazia in  Ciao amore, vado a combattere da Simone Manetti, Menzione speciale opera prima all’ultimo Biografilm e in sala dal 20 aprile.
È soprattutto la storia di uno strappo che ha le sue radici nella scena musicale underground della Grande Mela dove Chantal, attrice e modella italiana, si trasferisce nel 2000. Qui conosce un musicista tedesco che per tre anni la trascinerà in un rapporto ‘psichedelico’ fatto di  alcol, fumo, droga, e che si conclude bruscamente nel 2008. È allora che Chantal sente il bisogno di mollare tutto, cambiare pelle ancora una volta e volare in Thailandia per poche settimane, che in realtà diventano anni: ben cinque trascorsi sui ring di mezzo paese per rimettersi in piedi pezzo dopo pezzo e conquistando quattro titoli mondiali di Muay Thai, antica arte marziale thailandese.
Nel documentario di Manetti la incontriamo a distanza di un anno dal suo ritiro, decisa a rimettersi in gioco, combattere di nuovo per riconquistare la cintura di campionessa del mondo e vincere una volta per tutte senza concedere nulla ai propri demoni.
Goodbye Darling, I’m off to fight è il racconto di una catarsi, il diario di una liberazione che passa attraverso immagini di repertorio, filmati amatoriali delle prime esibizioni da cantante al Nublu Club di New York e degli anni in Thailandia, frammenti di una vita che lo spettatore ha il compito di rimettere insieme come le tessere di un puzzle. A guidarlo è una straordinaria coerenza stilistica e narrativa, capace di accompagnarlo senza svelare o anticipare nulla, ma lasciandogli il piacere di scoprire le emozioni più segrete e le tappe cruciali del cammino umano e sportivo della protagonista.
La  camera a mano segue Chantal nelle sue mille vite di attrice in Italia, cantante a New York, modella in Giappone e infine combattente in Thailandia, ma sa farsi da parte perché a parlare siano lei, il suo dolore, le sue lacrime, i suoi pugni, i lividi e le cicatrici, le luci di Bangkok, i bazar, le sue notti.
Manetti realizza un elogio della perseveranza e dell’ostinato desiderio di volersi rialzare sempre, anche dopo i ko più dolorosi. Mai il ring fu luogo più ideale per raccontare gli inciampi di una donna e la capacità di riprendersi quello che la vita ti toglie, ma forse solo per restituirtelo in una forma diversa.

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Elisabetta Bartucca

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