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Laurence Anyways: Una rivolta? No signore, è una rivoluzione

Laurence Anyways: Una rivolta? No signore, è una rivoluzione

In sala dal 16 giugno il terzo film di Xavier Dolan. Un inno alla libertà di essere ciò che si è scelto spregiudicatamente di essere.

4stelle
Ci vuole grazia per lanciare nel buio di una sala la ‘liquidità’ delle emozioni più intimamente umane senza risultare gratuitamente voyeuristici, e c’è bisogno di delicatezza per raccontare la vita e il suo beffardo alternarsi di melodramma e commedia. Xavier Dolan ha dimostrato di averle entrambe prima ancora che il pubblico meno elitario potesse conoscerlo grazie al suo Mommy che nel 2014, vincendo al Festival di Cannes il Premio della Giuria, consacrò definitivamente l’enfant prodige del cinema canadese.
Come è nel caso di  Laurence Anyways, il suo manifesto, un capolavoro di poesia e realismo estremo che Dolan girò nel 2012 quando aveva appena ventitre anni: è il suo terzo film ed è una fortuna che oggi Movies Inspired abbia deciso di distribuirlo finalmente nelle sale italiane.
Godetene quanto potete perché Laurence Anyways è un’esperienza sensoriale, uno struggente richiamo per il cuore, un racconto sulla capacità di ogni uomo di superare i propri limiti fisici e retaggi culturali, lasciandosi alle spalle tutta una lista di cose che potrebbero minimizzare l’esperienza del piacere. Per aprirsi all’amore folle, totalizzante e senza confini; Dolan stesso lo definì all’epoca “un omaggio all’ultima delle storie d’amore: ambiziosa, impossibile, sensazionale, senza confini, l’amore che nessuno osa sperare, quello che solo i libri, il cinema e l’arte possono lasciare immaginare” e che Laurence e Fred, protagonisti di questa storia, vivranno per oltre un decennio nel Canada degli anni ’90.

Nel giorno del suo trentacinquesimo compleanno Laurence, stimato professore di liceo, rivelerà alla sua compagna Fred la volontà di diventare donna. Perdendosi e ritrovandosi a più riprese, i due vivranno insieme questa metamorfosi diventando protagonisti di un viaggio epico, sfidando convenzioni, pregiudizi, paure e abbandonandosi a un amore che sfida i confini della corporeità.
Laurence Anyways è un inno alla libertà di esistere, alla spregiudicatezza, all’ostinazione e alla purezza: costerà quest’amore, costerà tanto, ma alla fine sarà valsa la pensa di averlo vissuto.
Contro l’intolleranza, contro qualsiasi inutile forma di dovere morale, contro un’idea borghese delle relazioni umane ci sono Laurence e Fred, il loro malinconico rincorrersi nell’arco di una vita, l’ostinato desiderio di rimanere insieme.
Laurence ha lo struggimento dell’eroe romantico e il coraggio del lottatore, due qualità che insieme gli permetteranno di affermare se stesso e la libertà di essere ciò che si è scelto di essere. Per farlo non ha bisogno di urlare, gli basterà semplicemente rispondere con disarmante candore a chi gli chiede se la sua non sia un rivolta: “È una rivoluzione”. Una transizione dolorosa certo, ma nello stesso tempo epifanica, che travolgerà anche Fred: donna-coraggio, scioccata, ferita, sabotata, prigioniera ma soprattutto compagna che saprà mettersi in gioco, rischiare, perdersi e alla fine ritrovarsi.
Dolan sceglie con cura la coppia di interpreti di questa rivoluzione e non avrebbe potuto fare di meglio: Suzanne Clement e Melvil Poupaud attraverseranno le quasi tre ore di film sottoponendosi a una trasfigurazione fisica ed emotiva accompagnati dalle note di una colonna sonora unica, che come in tutti i film del regista canadese si fa co-protagonista. Un contrappunto cadenzato dall’elettronica dei Moderat, dalla new wave dei Depeche Mode, fino ad arrivare alla quinta sinfonia di Beethoven e alle Quattro Stagioni di Vivaldi. Suoni e parole guideranno lo spettatore in un tempo e uno spazio dove Laurence sarà sempre e comunque Laurence, aldilà di qualsiasi definizione di genere, con buona pace dei benpensanti.

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Elisabetta Bartucca

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