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Tutti vogliono qualcosa: il tempo secondo Linklater

Tutti vogliono qualcosa: il tempo secondo Linklater

Definito dallo stesso regista come il sequel spirituale di La vita è un sogno del 1993, dal 16 giugno arriva nelle nostre sale Tutti vogliono qualcosa, ultimo film di Richard Linklater. Nuova riflessione sul tempo del regista texano: un tuffo nei colori e nei suoni degli anni Ottanta rimanendo fedele al suo cinema che mostra la vita nel suo accadere.

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Che sia prima dell’alba, del tramonto o di mezzanotte o che sia nell’arco di 12 anni, il cinema di Richard Linklater ha un unico, indiscusso protagonista: il tempo. E anche per Tutti vogliono qualcosa, sua ultima pellicola che arriva due anni dopo il successo di Boyhood e che sarà nelle nostre sale dal 16 giugno, la riflessione del regista non prende strade inaspettate.
Linklater torna a viaggiare indietro nel tempo (lo aveva già fatto nel 1993 con La vita è un sogno, di cui questo film è una sorta di “sequel spirituale“, come lui stesso l’ha definito) e approda nei primissimi anni Ottanta, mostrando quello che succede in un college americano nell’arco di un weekend. La matricola Jake Bradford arriva nell’appartamento che condividerà con quelli che saranno i suoi compagni di baseball all’università. La nuova realtà che si trova davanti lo affascina, lo conquista e gli permette di fare nuove amicizie. 

E’ come la teoria dei decenni, capisci? Anni Cinquanta, la noia; anni Sessanta, il rock; Anni Settanta…dio mio, direi proprio che hanno rotto le palle, giusto? Forse gli anni Ottanta saranno radicali, chi lo sa? Che ne so…pensateci…noi avremo vent’anni e non potrà andare peggio!“. E proprio in questa battuta di uno dei personaggi di La vita è un sogno sta quell’ancora che Linklater ha lanciato due decenni fa e che adesso raccoglie per mostrarci cosa ne è stato di quei ragazzi che festeggiavano la fine del liceo. Come per il film del 1993, dove gli attori erano quasi tutti sconosciuti (e, tra l’altro, muovevano i loro primi passi sul set Ben Affleck, Parker Posey, Matthew McConaughey e Milla Jovovich), Tutti vogliono qualcosa è popolato da volti nuovi, senza pensieri, freschi, affamati, scatenati e protagonisti di una transizione che li condurrà nel mondo degli adulti. Sono i volti di una nutrita schiera di giovani e molto promettenti attori che, come i loro personaggi, reclamano in gruppo ciò che è loro di diritto: lo spazio di esprimersi.

Come in molti dei suoi film, Linklater non ha un obiettivo preciso, ma vuole solo ed esclusivamente mostrare la vita nel suo procedere. Ci troviamo di fronte, così, all’essenza degli anni Ottanta, rappresentata non solo dai costumi, dalle barbe, dai baffi e dalle pettinature, ma anche dalle scenografie e dalle musiche. Siamo in un vortice di colori, di suoni, di movimenti che passano attraverso il rituale di iniziazione del cameratismo (maschile) da college. Cosa faranno questi giovani nei tre giorni precedenti l’inizio delle lezioni? Tutto e con un solo obiettivo: divertirsi e godere di quello splendido momento, prima che sia troppo tardi per farlo.

Come suoi spettatori, Linklater anche qui ci chiede di ripescare nella memoria quei momenti della nostra vita in cui avevamo davanti una serie imprecisabile di possibilità e di riviverli sullo schermo, senza, però, scadere nel nostalgico. Lo scrosciare di dialoghi, la velocità del parlato, l’incessante ricerca dell’altro sesso e la confusione dei pensieri sotto gli effetti delle tante birre e delle droghe, non lasciano spazio alla malinconia, ma solo al divertimento per quello che vediamo e sentiamo. E anche se le esperienze vissute dai personaggi del film possono risultarci estranee o diverse da quelle che abbiamo vissuto noi in prima persona (d’altra parte il film è ambientato in un college americano), c’è quel denominatore comune che è, come da titolo originale, Everybody wants some (da una canzone dei Van Halen), la ricerca di un qualcosa: uno spazio tutto nostro da costruire nel mondo, dove vivere le nostre ambizioni, i nostri sogni e desideri e abbracciare le mille sfaccettature della vita.

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Augusto D'Amante

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