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Nuovo Cinema Aquila: In cinquecento davanti alla sala per chiederne la riapertura

Nuovo Cinema Aquila: In cinquecento davanti alla sala per chiederne la riapertura

Cinquecento persone, oltre quattro ore di confronto, musica e proiezioni. E l’occupazione simbolica di una sala che da quasi un anno attende il compiersi di un destino che vorrebbe vederla passare nelle mani di Fondazione Cinema per Roma. È così che lo scorso 28 maggio il comitato di Quartiere Pigneto-Prenestino della capitale ha riacceso i riflettori sullo strano caso del Nuovo Cinema Aquila chiedendone a gran voce la riapertura.
Chiuso da circa un anno per una subconcessione non consentita, per cui l’amministrazione comunale ne chiese lo sgombero immediato revocandone la concessione alla cooperativa N.C.A. che lo aveva in gestione, oggi quel cinema confiscato nel 2004 alla Banda della Magliana resta ancora inattivo. Un mausoleo solitario che per sette anni aveva costituito “uno dei pochi presidi culturali del quartiere a essere sopravvissuto all’invasione dei locali e lontano dalla movida ignorante e dallo spaccio ad essa legata”, come fanno notare gli stessi cittadini promotori dell’iniziativa ‘Il mio cuore vola come l’Aquila – Oggi è un buon giorno per riaprire!’: bambini, famiglie, studenti che ribadiscono ormai da mesi l’urgenza e l’importanza di “dare continuità a una programmazione che ha sempre dato spazio alle iniziative del territorio, a pellicole ed eventi sensibili ai temi dell’ambiente, dei diritti civili e dell’immigrazione, al lavoro delle ONG, a film e festival di natura indipendente, senza mai tralasciare una selezione accurata di film per famiglie e la programmazione mattutina per le scuole”.
Ma bisogna fare un passo indietro per capire le ragioni di chi lo scorso 28 maggio si trovava davanti a quella sala per chiedere “l’emissione di un nuovo bando e la conseguente riapertura della sala, quanto meno per la fine dell’anno”.
Dopo lo sgombero infatti, il bando indetto per riassegnare la gestione del Nuovo Cinema Aquila si è concluso con un nulla di fatto: nessuno dei partecipanti è stato ritenuto idoneo per mancanza dei requisiti minimi necessari. Da qui la decisione del Comune di affidarlo alla Fondazione Cinema per Roma, il cui impegno nei mesi precedenti è stato “organizzare nulla più che sei proiezioni percependo ben 32 mila euro”. Il timore degli abitanti della zona è quindi quello di veder morire il frutto di storiche lotte di quartiere, a favore di dinamiche che potrebbero “non garantire un funzionamento partecipato degli abitanti, e la conseguente esclusione dalla programmazione di chi fa cinema fuori dalle logiche commerciali”.
Perché il sentore diffuso tra chi quel cinema lo ha visto nascere, crescere e diventare poi un totem silenzioso è che “la chiusura della sala fosse stata predisposta dagli ambienti di quella lobby culturale dominante che nel cinema e nella cultura vedono solo occasioni di profitto”.
A ribadirlo nel corso di una giornata aperta dalle note del collettivo musicale Titubanda, anche registi e attori come Marco Luca Cattaneo e Luca Ruocco, produttori e distributori (da Gregory J. Rossi a Pierfrancesco Aiello della PFA FIlms), ognuno legato a quella sala per i tanti diversi casi della vita.
Una mobilitazione trasversale che vede marciare fianco a fianco ormai da mesi cittadini, associazionismo di zona ed ex gestori del Nuovo Cinema Aquila nel frattempo riconosciuti dal Tribunale di Roma parte civile nel processo Mafia Capitale che coinvolgeva Mario Monge, ex Presidente del Consorzio Solco, gruppo di cooperative di cui faceva parte all’epoca anche la N.C.A..

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Elisabetta Bartucca

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