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Colonia: gli orrori di Schäfer

Colonia: gli orrori di Schäfer

Il regista Premio Oscar Florian Gallenberger racconta al cinema l’oscura vicenda della Colonia Dignidad, villaggio cileno fondato dal tedesco Paul Schäfer al servizio della dittatura di Pinochet. Colonia, in sala dal 26 maggio, ha il merito di portare alla luce un aspetto non molto noto di questo triste periodo della storia del Cile, ma il tutto viene sacrificato alla storia d’amore tra i due protagonisti.

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Fondata nel 1971 e operativa dal 1973, Colonia Dignidad è stato un villaggio (ancora esistente, ma con il nome di Villa Baviera) fondato dal predicatore Paul Schäfer, ex medico delle SS, al confine cileno con l’Argentina. Durante la dittatura del generale Augusto Pinochet, il villaggio è stato utilizzato come luogo di reclusione e tortura degli oppositori del regime e per quarant’anni le atrocità che lì si sono consumate sono rimaste senza voce.
È Florian Gallenberger, Premio Oscar nel 2011 per il cortometraggio Quiero Ser, a portare al cinema questa vicenda con Colonia, film nelle sale italiane dal 26 maggio. Lena (Emma Watson) e Daniel (Daniel Brühl) si trovano a Santiago del Cile quando il colpo di Stato porta il generale Pinochet al governo. Daniel, fotografo di professione, viene arrestato dalla polizia cilena perché ha sostenuto il governo Allende e viene condotto a Colonia Dignidad. Lena riesce a scoprire dove si trova il suo compagno e decide di raggiungerlo. Qui Lena farà la conoscenza di Paul Schäfer (Michael Nyqvist), esaltato predicatore che gestisce ogni momento della giornata all’interno del villaggio.

Le premesse che Gallenberger mette in tavola all’inizio del film, e che accostano Colonia al genere del thriller a sfondo politico, vengono tradite poco dopo per concentrarsi di più (e troppo) sulla storia d’amore tra i due protagonisti. Colonia ha sicuramente il pregio di portare alla luce un aspetto atroce della dittatura di Pinochet, dando anche dignità a tutte le vittime di Schäfer. Ma quella che è la caratteristica principale di un film del genere – e cioè unire la fiction (la storia d’amore tra due personaggi che non sono mai esistiti) alla realtà (la vicenda di Colonia Dignidad e di Schäfer) – è una strada troppo pericolosa da intraprendere e la caduta, se non si fa attenzione, è dietro l’angolo. La pellicola di Gallenberger non fa eccezione: la finzione prende il sopravvento e la ricostruzione storica finisce per essere un contorno sin da subito, salvo riprendersi nel finale, quando si mostra la collaborazione dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania con la Colonia Dignidad di Schäfer.

Nonostante il prevalere della finzione, la storia d’amore e le peripezie che i due amanti devono affrontare per riconquistare la libertà, non raccolgono quel giusto grado di empatia da parte dello spettatore: una certa freddezza, acuita anche dalle interpretazioni di Emma Watson e di Daniel Brühl, circonda il calvario dei due protagonisti e non consente allo spettatore di sentirsi coinvolto appieno, così si finisce per osservare impassibili l’andamento della vicenda. Convince, invece, il Paul Schäfer di Michael Nyqvist: l’attore, oltre a indossarne benissimo i capelli lunghi (la somiglianza è notevole), ne mette in scena gli aspetti inquietanti e mostruosi. Peccato, però, che la scrittura di Gallenberger e di Torsten Wenzel ne trascurino il passato, così da presentarci solo un personaggio desideroso di fare del male senza capirne il motivo. Ottima la fotografia di Kolja Brandt e la colonna sonora, seppur composta da poche tracce, ma le premesse di Colonia e l’interessante idea che sta alla sua base non sono sfruttate al meglio, e l’opera che ne viene fuori fatica a conquistare – senza riuscirci – lo spettatore.

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Augusto D'Amante

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