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Alice attraverso lo specchio: viaggio contro il Tempo

Alice attraverso lo specchio: viaggio contro il Tempo

Raccolta l’eredità di Tim Burton (che qui è solo produttore), James Bobin porta sullo schermo il sequel di Alice in Wonderland, uscito nel 2010. Alice attraverso lo specchio prende spunto dai personaggi inventati dal genio di Lewis Carroll e si presenta al pubblico come l’ennesima e deludente trasposizione sul grande schermo di un classico senza tempo.

2stelle

Per la seconda volta, dimenticatevi dei libri di Lewis Carroll. Come per Alice in Wonderland del 2010, anche per Alice attraverso lo specchio, nelle sale italiane dal 25 maggio, l’unica cosa che conta sono i personaggi. Alice, il Cappellaio Matto, la Regina Rossa, la Regina Bianca e, in misura molto minore rispetto al primo film, Pincopanco, Pancopinco, il Brucaliffo, il Bianconiglio e lo Stregatto. Le uniche modifiche apportate sono la regia di James Bobin, che nel 2011 e nel 2014 portò al cinema i Muppets, e l’arrivo nel cast di Sacha Baron Cohen.
Qui non c’è nessun Ciciarampa da sconfiggere, ma Alice dovrà vedersela con un avversario ben più temibile (almeno all’inizio): il Tempo, interpretato proprio dalla new entry Cohen. Per lo spettatore, invece, la sfida più importante è combattere il tedio che la versione di Bobin del grande classico porta con sé.

Difficile per un pubblico adulto affrontare in totale armonia l’evolversi della storia. A parte le scenografie e i costumi degni di nota, Alice attraverso lo specchio poggia la sua ambiziosa struttura su una base molto fragile. Tornata a casa dopo aver vissuto per anni in mare aperto, Alice ritrova una difficile situazione economica che sta per portare alla rovina la famiglia, ma proprio nel momento di crisi più profonda, ecco che viene richiamata nel Sottomondo. Il Cappellaio Matto ha bisogno di lei: ha scoperto che la sua famiglia non è stata sterminata dal Ciciarampa al servizio della Regina Rossa, e la sua “moltezza” inizia a scarseggiare. In parole povere: il Cappellaio Matto è depresso. L’unico modo per aiutarlo è quello di recuperare la Cronosfera, custodita nel Grande Orologio, regno di Tempo, personaggio ambiguo e assetato di potere.

Niente visioni à la Carroll, ma solo flashback e viaggi indietro nel tempo per scoprire le origini del male, quello della Regina Rossa che ancora una volta, ma senza quella verve del primo film, ha il “capoccione” di Helena Bonham Carter. Alice si fa portatrice di valori quali l’emancipazione femminile, l’essere fuori dal mondo, ma con intelligenza (basti notare come è vestita durante il ricevimento di Hamish Ascot), il credere nei sogni e nel combattere per realizzarli: niente di nuovo sotto la splendente dentatura dello Stregatto, ma nemmeno niente di approfondito. Tutto è lasciato all’inesorabile scorrere del tempo (appunto!), allo svolgimento piuttosto prevedibile anche di quelle intuizioni davvero interessanti.

Come per il primo film, sprecata risulta essere l’interpretazione di Mia Wasikowska nei panni di Alice, inutile quella di Anne Hathaway, parodistica e caricaturale quella di Sacha Baron Cohen. Se, per fortuna, in questo capitolo il Cappellaio Matto non ci annoia con la sua deliranza (quel dimenticabile balletto senza senso buttato lì ad un certo punto nel film di Burton), qui ritroviamo un Johnny Depp nuovamente intrappolato in un personaggio che fa da eco a tutti i suoi ruoli precedenti (primo fra tutti Jack Sparrow), con quel pizzico di malinconia (e di fondotinta) in più.

Tirando le somme, se il primo film ha avuto l’unico pregio (ma dipende dai punti di vista, ovviamente) di dare il via alla moda delle trasposizioni live-action, Alice attraverso lo specchio non solo aumenta la frustrazione di vedere trattati in questo modo dei personaggi che, sulla carta, sono bellissimi, ma decide di abbandonare del tutto la strada disegnata da Carroll, soprattutto a livello di significato. Ora speriamo solo che le intenzioni espresse da Alice alla fine del film (“Non tornerò più nel Sottomondo“) siano finalmente esaudite.

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Augusto D'Amante

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