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Nice Guys: Russell Crowe-Ryan Gosling, la strana coppia

NiceGuys

 

Una coppia di detective scalcinati che se le danno di santa ragione. Mazzate a go-go, battute serratissime, un’esplosione di violenza e azione che non ha nulla a che vedere con quella celebrata dai videogames, ed una comicità molto fisica che segue le orme delle celebri coppie comiche da buddy movies.
Loro non sono né Stanlio e Ollio,Bing Crosby e Bob Hope,  ma semplicemente Russell Crowe e Ryan Gosling che in Nice Guys di Shane Black danno sfoggio delle loro doti comiche più insospettabili.
All’anteprima romana del film, in uscita il 1 giugno e presentato fuori concorso a Cannes, i due hanno continuato a stuzzicarsi, proseguendo idealmente le scazzottate che hanno travolto i loro protagonisti sul set.

È contento di quello che ha fatto fino ad ora?
Russell Crowe: La cosa bella del lavoro dell’attore è la possibilità di interpretare ruoli differenti e fare cose diverse. Quello che ti viene proposto cambia continuamente, all’inizio della mia carriera ad esempio la maggior parte dei registi con cui lavoravo erano più vecchi di me, ora invece succede il contrario.
La bellezza di questo mestiere è quella di non dover fare ogni volta la stessa cosa,  anche se ci sono persone che restano intrappolate nel desiderio di interpretare solo e sempre lo stesso tipo di personaggio.
Per me invece cambiare non è un problema: accetterei di fare il padre settantenne se dovessero fare un remake de Il lago dorato, così come non avrei difficoltà a interpretare un personaggio con i capelli grigi.

Tornerà in Italia con la sua band?
R. C.: Scelgo i ruoli sempre allo stesso modo: leggo la sceneggiatura e se la storia mi prende allora accetto, perché ciò che conta alla fine è sempre la narrazione.
Continuo a suonare con mia band, un po’ di tempo fa però mi sono reso conto che era troppo pesante continuare farlo a livello pubblico e così abbiamo deciso di continuare a suonare a livello privato e personale. Inoltre oggi non abbiamo più neanche bisogno di pubblicità, bastano i social media a farne. Così dal 2006 non spediamo più un centesimo in pubblicità

È stato definito un sex symbol. Come vive questa definizione?
Ryan Gosling (ironico): La definizione di sexy mi piace, mi fa a sentire a mio agio.

A quali altre coppie di buddy movie vi siete ispirati?
R. C. (scherza): Ho guardato Ryan nel giovane Ercole!.
Sia io che Ryan siamo dei cinefili e quindi conoscevamo le coppie storiche come Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Bing Crosby e Bob Hope, ma nulla di tutto ciò è quello a cui abbiamo mirato, i nostri erano personaggi già sviluppati bene sulla pagina e noi abbiamo solo cercato di dargli vita rimanendo fedeli allo spirito del regista.
R. G.: Non abbiamo preso spunto da nessuna coppia in particolare, perché i personaggi erano già fantastici e pronti sulla pagina. È stato tutto frutto e opera di Shane Black, è lui il vero maestro; la sfida è stato poterli abitare, individualmente sono personaggi unici.

In una scena di Nice Guys sembra esserci una citazione a ‘L.A. Confidential’. È stato volontario?
R:C: Dopo che Shane ha scelto Kim Basinger non poteva non esserci un riferimento a quel film,  ma a parte questo non c’è nessun altro tipo di connessione. Per me è stato bellissimo lavorare di nuovo con lei, non la vedevo da dieci anni.

Cosa pensate delle donne, quanto portano avanti la vita di un uomo?
R. C. Credo che il nirvana, l’equilibrio si possa raggiungere solo quando l’uomo rispetta e ama la donna, e viceversa, diversamente si rischia uno squilibrio e le cose non funzionano. Le due parti, quella maschile e femminile, devono camminare insieme.

Entrambi vi siete misurati con la regia. Pensate di rifarlo a breve? E Ryan, cosa può anticiparci del futuro Blade Runner?
R.G.: Sto preparando due film. Su Blade Runner vi dico solo che cominceremo molto presto, ma non posso dire niente altro, perché c’è un cecchino pronto a spararmi se aggiungo una parola di più.
R.C:  Non mi sono mai sentito così a mio agio su un set come quando sono stato io a dare tempi e ritmi, prendendo le decisioni, decidendo i movimenti di macchina o quello che gli attori avrebbero dovuto fare. Mi piacerebbe tornare a dirigere  ma dipende da cosa mi verrà offerto. Finora mi sono state proposte solo cose noiosissime come quattro personaggi seduti attorno a un tavolo, io  invece voglio poter fare il regista e avere a disposizione una grandissima tela, voglio diventare Tiziano. Aspetterò fino a quando non avrò una proposta di questo genere.
E siccome Ryan ha fatto un fantastico giovane Ercole sto cercando disperatamente di convincerlo  a fare il giovane Cesare.

Come avete preparato dei ruoli così insolitamente leggeri per voi?
R.C.:  Ci vuole lo stesso impegno e la stessa fatica di un film drammatico. Può sembrare difficile da capire , ma vi assicuro che un film comico ha bisogno degli stessi sforzi necessari alla realizzazione di un film drammatico. È stato molto bello vedere con quanta serietà Ryan affrontava la sua performance, abbiamo discusso e affrontato insieme tante parti del film. Su questo set ci è stata data molta libertà da parte di Shane che, nonostante avesse scritto la sceneggiatura, non ha mai preteso che ci attenessimo solo ed esclusivamente a quanto scritto sulla pagina. Si è fidato di noi.

I vostri prossimi progetti saranno reboot, remake e sequel. È più difficile trovare ruoli originali nella Hollywood di oggi?
R.G:  Questa è una storia originale, che non è basata su libri o altri film o serie tv ed per me è stata una fantastica opportunità. Non ho nessun problema con i sequel o i remake, dipende da come vengono realizzati.  Amo i sequel e ho sempre amato Blade runner, il suo mondo e la sua storia; da ragazzino adoravo i sequel perché quando ti innamori di un personaggio è bello poterlo andare a rivedere, rivisitare vedere quel mondo evolversi. Con le serie tv ad esempio, come con I soprano, puoi seguire l’evoluzione dei personaggi, perché le serie ti consentono spesso di andare più in profondità nella storia.
R.C.:  È una questione di ambiente, quello del cinema è diventato più difficile. Pensiamo al teatro: ogni anno qualcuno sale sul palco e interpreta Amleto e va bene a tutti, mentre al cinema questo sembra essere un problema.
Credo che film come La mummia dove sarò il Dr. Jekyll , non possa essere considerato un remake, è qualcosa di completamente diverso. Oggi gli Studios stanno cercando di porre l’enfasi su ciò che la gente sa già, impegnano le proprie risorse su idee che poi vengono sviluppate ad altissimi livelli creativi.
Ci saranno altri film che rivisiteranno l’universo dei mostri degli anni ’40 e ’50, Frankenstein, il Mostro della Laguna Nera, l’Uomo Invisibile, ma non possiamo definirli necessariamente remake. Guardatela dal punto di vista del personaggio di A Beautiful Mind e cercate di capire dove sta andando il personaggio.
Per quanto mi riguarda si tratta di invecchiare in maniera gradevole e accettare il fatto di avere 40 anni e non più 25. Ho interpretato il papà di Superman e a me sta bene perché  non penso di poter dare un ulteriore contributo.

Come avete affrontato questo tipo di commedia?
R.G: In realtà quello che spesso cerchiamo e speriamo di fare è di infilare qualcosa di comico e divertente anche nelle storie più drammatiche, e non capisco perché spesso nei film drammatici ci sia un’asportazione chirurgica delle parti comiche, in questo caso invece siamo riusciti a farlo. Lo strumento comico diventa un elemento disarmante nei confronti dei personaggi e del pubblico, ti rende più suscettibile  al cazzotto emotivo che ti arriverà. Shane ci ha permesso di mettere tutto questo, e così anche l’esplosione dell’azione e della violenza avrà sullo spettatore un altro effetto. Trovo entusiasmante poter fare cose comiche, perché la differenza tra un film comico e uno drammatico è che con la comicità sai subito se funziona, non hai bisogno di vederlo dopo come succede con il dramma che deve necessariamente invece trovare eco in un altro attore o nel pubblico. Con la commedia vedi subito se va e se sei soddisfatto oppure se devi sistemare le cose e sintonizzare il tutto dopo. È un approccio diverso dal film drammatico.
R.C:  Anche io nel Gladiatore ho fatto delle cose comiche, quando ad esempio dovevo decapitare un tipo mi sarebbe bastata una sola spada e invece ne ho usate due! Non sono d’accordo con il concetto della violenza da videogames, anzi qui l’azione è realizzata in maniera molto fresca, non è assolutamente da fumetto o fittizia, non è disegnata: nel nostro caso una macchina che sfonda la parete di una casa è davvero una macchina che ha sfondato la parete di una casa.
La commedia fisica è questo: implica parti più violente e dure e rappresenta il contrappunto del film.

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Elisabetta Bartucca

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