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Marisa Paredes, “Almodovar? Il mio incontro definitivo”

Marisa Paredes, “Almodovar? Il mio incontro definitivo”

Ama l’Italia, negli ultimi anni ci ha lavorato spesso, l’ultima volta è stato per Latin Lover di Cristina Comencini. Ama tutto ciò che il nostro paese rappresenta: l’arte, la cultura, la lingua. “Qui ho molti amici e ogni volta che vengo mi sento a casa”, dice. Va pazza per la pasta, ma non potrebbe rinunciare mai ad una buona frittata con patate o ad una fetta di ‘pata negra’ (il prosciutto iberico). Ma aldilà di questa breve parentesi culinaria la Marisa Paredes che mi ritrovo davanti e che risponde pazientemente alle mie domande è genuinità, bellezza e incanto, e a 70 anni continua a essere nel mio immaginario la chica di Pedro Almodovar. Struggente e appassionata come il regista spagnolo ce l’ha mostrata  nei sei film che hanno girato insieme (L’indiscreto fascino del peccato, Tacchi a spillo, Il fiore del mio segreto, Parla con lei, Tutto su mia madre, La pelle che abito), sorridente mentre si racconta ai giornalisti in una delle sale dell’Accademia di Spagna a Roma, che l’ha ospitata in occasione del Festival del Cinema Spagnolo.
Sentirla parlare è un piacere e una scoperta continua di fragilità, passioni e aneddoti.  Il suo segreto? “Forse – confessa – la capacità e la curiosità di capire cosa vuole un regista e cercare di non sbagliarmi, ma nessuno di noi ha una bacchetta magica”.
E sul set continua ad avere paura. “Tutto il tempo, sempre. La paura fa parte del lavoro dell’attore, ma puoi sconfiggerla solo  attraverso il lavoro e il bisogno stesso di superarla. È così, devi accettarla e lavorarci su”.

Ha lavorato molto in Italia negli ultimi anni e nel 1996 ha girato Tre vite e una sola morte di Raul Ruiz con Marcello Mastroianni. Che ricordo ha?
Marcello era una persona molto diversa da tutte quelle che ho incontrato nel corso della mia carriera; lavorare con lui non era lavorare, era come ascoltare una melodia. Quando lo incontrai stava già abbastanza male, forse quello fu il suo ultimo film e io approfittavo di ogni momento per stare con lui: parlavamo tanto di cinema, di teatro, della vita. Mi ha insegnato tante cose e io ho avuto il privilegio di incontrarlo. Era speciale, grande e non ci sono parole per definirlo. E’ stata una parte indispensabile del cinema italiano, europeo e mondiale.

Cosa ha rappresentato per lei il cinema di Almodovar?
Il cinema di Almodovar ha qualcosa di diverso da tutti quello che possiamo vedere e questo spiega il successo che ha nel mondo. Il suo modo di esprimersi, di raccontarsi e di porre l’accento sui personaggi femminili offre uno sguardo del tutto unico sulla Spagna, quella più moderna, non convenzionale, libera dall’oscurità della dittatura, colorata e irriverente: Almodovar rappresenta la libertà.

E chi è per Marisa Paredes Almodovar?
Il mio incontro con lui è stato un incontro definitivo e la mia carriera senza di lui non sarebbe stata la stessa. Sono qui perché ho conosciuto Pedro e mi conoscono nel mondo grazie al suo cinema, un cinema unico che ti apre le porte. Lui farà sempre tutto il possibile perché il tuo lavoro possa essere apprezzata ed è la miglior cosa che ti possa accadere. E’ molto esigente e allo stesso tempo chiaro: lui vuole esattamente ciò che chiede come regista e questa è una cosa sicuramente molto stimolante. Per esempio ci sono alcuni registi meno espressivi e poi ce ne sono altri che ti danno consigli, cercano di farti capire come lavorare, ma Pedro va molto più lontano, si spinge oltre.
Certo, i suoi personaggi sono più complicati e lavorarci è come una specie di musica: ci sono i crescendo, gli allegro e i tempi più lenti. Lui pretende un sapersi dare ed esprimere totalmente, vuole sempre di più e non è mai completamente soddisfatto; dice: “Sì, va bene, ma puoi andare più lontano e ce la puoi fare”.  È un continuo stimolarti, un costante chiedere a te stessa di dare di più, di andare più in là e farà in modo che tu non perda nulla di ciò che puoi dare. Tira sempre la corda ed è un pozzo inesauribile di risorse.

Cosa ha visto in te?
Dovreste chiederlo a lui; forse il mio temperamento, la passione e il sapermi lasciare andare completamente. Quando lavoro spingo molto sulle emozioni, quindi credo che sia stato proprio questo saper tirare fuori i sentimenti dai personaggi ad averlo attratto.
Quando ad esempio abbiamo girato “Il fiore del mio segreto” in cui interpreto una scrittrice di romanzi rosa, mi diceva: “So che puoi essere una scrittrice, falla uscire da te”: non è un caso che una delle cose che mi sarebbe piaciuto fare è la scrittrice e lui lo sapeva.
Nel caso di “Tacchi a spillo” invece, Pedro mi aveva visto recitare in un’opera la parte di una diva e mi disse: “Volente o nolente sei una diva”. Ti fa sentire di poter essere quel personaggio al di là di ogni cosa e ti fa pensare che nessun altro possa farlo al posto tuo.
Sempre in Tacchi a spillo sapeva che ero figlia di una portiera e lo ha inserito nel film: Pedro cerca di approfittare di ogni minima cosa che possa coincidere con il personaggio e così ti ritrovi a far emergere il tuo vissuto personale.

Qual è il pericolo più grande con Almodovar?
Forse non sapersi lasciar andare, con Pedro è così: devi dare tutto di te perché lui è molto esigente. Quando qualcosa non lo convince ti dice: “Non ci credo”. Ed è terribile sentirselo dire, in quel momento ti senti persa come se ti mancasse la terra sotto ai piedi, ma l’unica cosa che puoi fare è ricominciare tutto da capo perché con Pedro non puoi scappare, non hai nessuna possibilità di nasconderti. Lui non te lo permette, ti dà lo spazio e il tempo di andare in camerino, concentrarti, ritrovarti e tornare sul set per ripartire.

Cosa chiede alle sue attrici quando è sul set?
Pedro vuole soprattutto attrici senza alcun tipo di pregiudizio, non saprai mai fino in fondo dove vuole arrivare o cosa ti chiederà. Ci ho lavorato per anni, il pathos e la complicità tra di noi è sempre andata crescendo; a un certo punto ci potrebbe essere il rischio quasi di abituarsi, ma potete stare certi che lui non consentirà neanche questo.
Per lavorare con lui non devi portarti dietro nessun tipo di pregiudizio o aspettativa che possano creare degli impedimenti.
Pedro vive un’insoddisfazione permanente, ma alla fine il risultato si vede; spesso ti mette davanti tre o quattro situazioni differenti, poi ti chiede di dimenticare tutto e scegliere quella che ti potrebbe sembrare più interessante, e alla fine sarà lui a dirti se era quella giusta.

 

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Elisabetta Bartucca

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