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Pericle Il Nero, Scamarcio ‘criminale’ a Cannes

Pericle Il Nero, Scamarcio ‘criminale’ a Cannes

Si chiama Pericle Scalzone, ha trentotto anni, è “un poco grasso e ha i capelli un po’ bianchi”, la sua arma segreta è un sacchetto di sabbia che usa per stordire il malcapitato di turno e di mestiere dice di “fare il culo alla gente”. Così si presenta il protagonista di ‘Pericle il Nero’, lo scagnozzo al soldo di un boss della camorra, nelle prime pagine del romanzo di Giuseppe Ferrandino, strano caso letterario passato completamente in sordina nel nostro paese e ignorato dalla critica quando uscì nel 1993. Vicenda tutta italica che si sarebbe conclusa così se due anni dopo l’editore francese Gallimard non ne avesse acquistato i diritti pubblicandolo nella collana Série noir e facendolo diventare il caso editoriale dell’anno. L’italiana Adelphi a quel punto lo ripubblica e solo nel 1998, critici e lettori si accorgono di Pericle Il Nero.
Oggi quel caso è diventato un film diretto da Stefano Mordini (regista di Acciaio e Provincia Meccanica),  prodotto e interpretato da Riccardo Scamarcio in uno dei suoi ruoli più cupi dopo il Nero di Romanzo Criminale; selezionato da Cannes per Un Certain Regard sarà l’unico italiano presente nella selezione ufficiale del festival d’oltralpe.
“Quando abbiamo saputo che saremo stati a Cannes ho festeggiato per dieci giorni, è stato come vincere la Coppa del Mondo o la Champions League; essere in Un Certain Regard come unici italiani nella selezione ufficiale di uno dei festival più importanti al mondo, è il coronamento di un sogno e la ricompensa di tanti sforzi. Mi auguro che anche il pubblico faccia la stessa cosa”, commenta Scamarcio che produce insieme a Valeria Golino e a Viola Prestieri per la Buena Onda e che questo film lo ha fortemente voluto fino a coinvolgere nella coproduzione anche i fratelli Dardenne, che a detta del regista “hanno amato la sceneggiatura e non sono intervenuti sul film se non dopo averlo visto. Si sono limitati a farci degli appunti, dei dettagli importanti che non abbiamo esitato a portarci dietro”.
A non averlo ancora visto è invece Ferrandino, creatore di un immaginario e di un personaggio che già dal 2004 faceva gola a molti: all’epoca Pericle Il Nero sarebbe dovuto essere il grande banco di prova di Pietro Taricone per la regia di Francesco Patierno, poi il progetto naufragò, la regia passò nelle mani di Abel Ferrara che volle Scamarcio come protagonista. Quando anche il regista americano rinunciò Scamarcio decise di occuparsene in prima persona e scelse Mordini: “L’idea è stata di Riccardo, da tempo pensavamo di fare un film insieme e un giorno mi disse che forse questa era l’occasione giusta. Mi chiese di leggerlo e pensarci, e lì capii che valeva la pena di correre questo rischio. Pericle Il Nero è un flusso di pensieri del protagonista all’interno di un plot non molto chiaro, pensare di farne un film non era facile”.
Tante le libertà che la trasposizione cinematografica si concede rispetto al romanzo, a partire dall’ambientazione della storia spostata da Napoli a Liegi perché, fa notare il regista “ambientarlo a Napoli avrebbe richiesto un approfondimento delle logiche camorristiche che non essendo io napoletano, non avrei mai potuto fare. Così abbiamo deciso di azzerare il contesto del libro e a scoprire la storia dei personaggi all’interno di un non luogo rispetto alla loro provenienza”. Sono vere invece alcune storie di camorra che regista e sceneggatrici hanno scelto e studiato accuratamente: “La storia della madre di Pericle è quella di Marco Iovine mentre Signorinella viene da quella di Angela Incandela. Ci servivano per prendere le distanze dalla criminalità raccontata come eroismo, siamo invasi da gangster movie che già lo fanno;  noi volevamo mostrarne invece la miseria”.
Ma prima che un noir Pericle Il nero è il racconto di una solitudine: “Pericle non è altro che un orfano in cerca di un posto dove stare”, spiega Mordini.
Per prepararlo Scamarcio ci ha messo due anni, quelli impiegati per seguire la produzione del film in ogni minimo dettaglio: “In questo caso il lavoro di produttore si è rivelato propedeutico a quello dell’attore. Sono arrivato sul set che avevo già metabolizzato Pericle, quando mai un attore ha due anni di tempo per prepararsi? – rivela l’attore – Il lavoro più difficile è stato proprio la produzione del film, creare il personaggio invece si è rivelato più semplice, lo abbiamo costruito giorno per giorno sul set. Nel libro è grasso e ha i capelli bianchi, noi invece abbiamo lavorato su una caratterizzazione estetica diversa non senza difficoltà e qualche crisi iniziale; poi è venuta fuori questa pettinatura che ha nel film. Cinque giorni prima delle riprese camminavo per le vie di Liegi vestito e truccato come Pericle, mi accorsi che la gente cominciava a guardarmi e lì abbiamo capito che funzionava”.
Ad affascinarlo è stata la sua amoralità e insieme la sua fragilità immensamente umana: “Mi piaceva il suo essere una sorta di adolescente candido; Pericle è un reietto, un cretino agli occhi di tutti tanto da convincersi di esserlo, ma quando entri nella sua testa ti sorprendi a scoprire che è una persona con una sensibilità e un talento. Mi colpiva questo paradosso – dice –  Come personaggio pubblico sono un reietto della società anche io, perché chiunque può dire qualcosa di me, ma ho imparato a non ascoltare più le violazioni della mia vita e della mia persona. Perciò ho deciso di interpretare un personaggio che dice di fare “il culo alla gente”, per andare oltre il semplice meccanismo di giudizio imposto dall’alto e mettere in scena un personaggio che alla fine si rivela capace di amare”.

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Elisabetta Bartucca

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