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Codice 999: Guardie e ladri blues

Codice 999: Guardie e ladri blues

Il thriller cupo e violento di John Hillcoat, con un cast all star guidato da Chiwetel Ejiofor e Woody Harrelson, ci porta in un’Atlanta dolente e crepuscolare. In sala dal 21 aprile.

3stelle

Una banda di disperati coinvolti in un turbine di violenza che finisce per confondere anche i confini più netti. Quello tra vita e morte, quello tra legge e caos. È l’Atlanta crepuscolare e dolente di Codice 999, il nuovo thriller di John Hillcoat, sesto film del regista, il quarto distribuito anche in Italia, che arriva a quattro anni da Lawless, a sette dall’altrettanto cupo The Road. Al suo servizio un cast di prima grandezza, da Chiwetel Ejiofor a Casey Affleck, dalle stelle in ascesa Anthony Mackie e Gal Gadot, fino a volti noti televisivi come l’Aaron Paul di Breaking Bad e il Norman Reedus di The Walking Dead, chiudendo con alcuni veterani in gran forma come Woody Harrelson e Kate Winslet.

La storia è quella di un gruppo di rapinatori guidato da Michael Atwood (Ejiofor), formato da poliziotti ed ex militari e costretto a colpi quasi impossibili dai ricatti della mafia russa. Ma per realizzare l’ultima impresa criminale servirà qualcosa di più del solito, un codice 999, ovvero l’uccisione di un poliziotto in servizio.

La sceneggiatura dell’esordiente Matt Cook lascia nel cassetto la tradizione hollywoodiana del gangster movie e sembra pescare dal meglio della produzione televisiva poliziesca dell’ultimo decennio: The Shield, The Wire, in minor misura e grazie soprattutto alla presenza di Harrelson anche True Detective. Il risultato è un piccolo congegno dagli incastri meccanici, che lascia lievitare la tensione fino a farla esplodere in un numero non banale di colpi di scena e in sequenze d’azione piene di ritmo e adrenalina. Nella tradizione della narrativa noir, quale che sia il media di riferimento, non può mancare poi una nota malinconica e Codice 999 non si sottrae al dovere, prendendo i fili delle vite dei suoi protagonisti, tutti rigorosamente dei loser, e tessendoli in una trama elisabettiana dove la luce è spesso filtrata dall’ombra di un presagio funesto.

Luci e ombre, quindi. E luci e ombre sono il marchio di fabbrica del cinema di Hillcoat, un cinema fatto di assoluti, dove ogni premessa viene portata all’estrema conseguenza. E se questo, nel 2009, finì per penalizzare il suo The Road, adattamento del romanzo di Cormac McCarthy che faticò a trovare una distribuzione perché ritenuto troppo deprimente, oggi la storia è diversa e allo stesso tempo uguale. La mano del regista e lo splendido contributo del direttore della fotografia Nicolas Karakatsanis (Chi è senza colpa) disegnano un universo in chiaroscuro, di corridoi bui e strade illuminate da un sole spietato, di scelte violente e vendette senza speranza. Hillcoat sfrutta poi lo splendido cast, azzeccato anche nei ruoli minori,  guidato da una conferma, il Chiwetel Ejiofor di 12 Anni Schiavo, da un attore sottovalutato come Casey Affleck e da un Woody Harrelson che migliora ad ogni film, confermandosi all’occorrenza un protagonista affidabile e un caratterista di razza. Discorso diverso per le donne, costrette quasi del tutto a una funzione meramente decorativa. L’eccezione – neanche a dirsi – è Kate Winslet, qui in versione trasformista. Attrice dal talento tanto evidente da riuscire credibile anche nel ruolo della capomafia russa.

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Marcello Lembo

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