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The Dressmaker: Kate Winslet, lady vendetta

The Dressmaker: Kate Winslet, lady vendetta

Diretta dall’australiana Jocelyn Moorhouse, l’attrice premio Oscar rivela una sorprendente vena comica, in una delle sue interpretazioni più ironiche nei panni di un’insolita femme fatale.

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Una vamp vendicativa, strizzata in tubini in perfetto stile Dior, ferocemente ironica. Armata di ago e filo Tilly (Kate Winslet), sarta e stilista formatasi tra Parigi, Milano e Londra, è tornata nel suo paese natale per infliggere una lenta vendetta a chi anni prima l’ha ingiustamente accusata di omicidio, allontanandola dalla claustrofobica comunità in cui è nata e cresciuta.
Dungatar è un luogo della mente, una cittadina immaginaria dell’entroterra australiano: una collina e un campo di grano dominato da un silos e popolato da sgangherati personaggi. Così l’aveva immaginata Rosalie Ham, autrice del libro da cui è tratto l’omonimo film, che in Italia vedremo in sala solo il prossimo 28 aprile e che il Torino Film Festival ospita in anteprima nazionale. A dirigerlo e a firmarne la sceneggiatura è Jocelyn Moorhouse, la stessa de Gli anni dei ricordi (1995) e Istantanee (1991), dopo essere stata a lungo corteggiata dalla produttrice del film Sue Maslin, che a quel romanzo era legata da una singolare coincidenza: “Rosalie Ham era una mia compagna di scuola. Siamo cresciute a Jerilderie, un paesino nella regione del Riverina. Andavamo a scuola a Melbourne, quindi prendevamo spesso il pullman che ci riportava a casa, di notte, dopo un viaggio di oltre cinque ore. Aspettavamo insieme che i miei o i suoi genitori venissero a prenderci”, racconta la Maslin. E il passaggio dal libro al grande schermo non poteva non partire da Dungatar, un grottesco microcosmo, la rappresentazione carnevalesca di quel calderone di vizi e virtù che appartengono al genere umano: Dungatar è il cuore di The Dressmaker, il suo palcoscenico, l’habitat naturale senza il quale chi vi si agita non avrebbe motivo di esistere.
“Sono tornata, bastardi”. The Dressmaker dichiara le sue intenzioni sin dalla primissima battuta di Tilly Dunnage: una commedia gotica, che combina gli elementi del revenge movie con quelli del melò.
Kate Winslet rivela una vena comica insospettabile e i duetti con Judy Davis (nei panni di un’estrosa e bizzarra madre con il vizietto dell’alcol) valgono tutto il film. Tilly ha fascino, eleganza, classe, vuole riscattarsi da un’infanzia dolorosa, affrancarsi da un’etichetta che non le appartiene, e soprattutto, vuole vendicarsi; ma la sua battaglia si combatterà tra paillettes e lustrini trasformando le donne di Dungatar, tagliando e cucendo per loro gli abiti che le faranno sentire belle come le dive di Hollywood.
Tilly è un personaggio bizzarro, la versione più elegante e femminile dei pistoleri degli spaghetti western, pulp quanto le vendicatrici tarantiniane e dark come le femmes fatales scolpite nell’immaginario collettivo dai noir degli anni ’40. Rompere gli equilibri del piccolo villaggio, scoprirne invidie, ipocrisie e segreti sarà la sua più grande vendetta, prima di potersi lasciare definitivamente alle spalle “certa spazzatura”…

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Elisabetta Bartucca

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