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The Idol: sognare a Gaza

The Idol: sognare a Gaza

La storia vera di Mohammed Assaf, vincitore dell’edizione 2013 di Arab Idol, arriva nelle nostre sale dopo la presentazione al Torino Film Festival. Hany Abu-Assad dirige The Idol, film in cui le buone intenzioni dell’inizio lasciano il posto ad un eccessivo sentimentalismo. Al cinema dal 14 aprile.

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Era il 2013 quando Mohammed Assaf vinse la seconda stagione di Arab Idol, programma televisivo dedicato ai nuovi talenti musicali del mondo arabo (in base al format Pop Idol creato da Simon Fuller). Oltre alla sua incredibile voce, la storia di Assaf fece il giro del mondo per il suo profondo significato e dal prossimo 14 marzo arriva in Italia il film che racconta le sue vicende: The Idol, del regista palestinese Hany Abu-Assad.
La notte in cui Assaf ha vinto la competizione canora, il mondo arabo era letteralmente incollato davanti agli schermi televisivi: il giovane, classe 1989, è cresciuto nella Striscia di Gaza, quei pochi chilometri quadrati di terra dove si reggono, in maniera molto precaria, gli equilibri mondiali.

Diviso in due parti, The Idol si apre raccontandoci l’infanzia di Mohammed: tra le strade sterrate, i palazzi crollati e le piazze distrutte, Assaf mette su un piccolo gruppo con la sorella e alcuni amici. Il suo talento è eclissato solo dalla sua enorme modestia e timidezza, ed è solo grazie alla sorella che lo sprona, che il sogno di Mohammed prende piede ogni giorno di più, fino a fargli compiere il grande passo: scappare da Gaza e raggiungere l’Egitto, dove si tengono i provini per il casting del programma.
Il film di Abu-Assad diventa la storia di un popolo intero che nel ragazzo di Gaza ripone tutte quelle speranze secondo le quali, anche in un territorio disagiato, anche vivendo di stenti e in circostanze estreme, i sogni rendono migliore qualsiasi situazione. E non è un caso che la sera della finale di Arab Idol, tutto il mondo palestinese si è riversato in massa nelle piazze per ascoltare la voce di Mohammed e sperare nella sua vittoria.

Ad una prima parte molto toccante, ben trainata dalle interpretazioni dei giovanissimi attori, soprattutto quella di Hiba Attallah (Nour, la sorella di Mohammed), segue una seconda parte che fa perdere molto del suo fascino alla pellicola. L’ironia della prima parte, che ci mostra dei bambini forzatamente più grandi di quello che sono – crescere a Gaza comporta anche questo, purtroppo – lascia il posto al sentimentalismo, sul quale Abu-Assad spinge troppo l’acceleratore, finendo per portare sugli schermi un racconto popolare usando canoni molto classici che appesantiscono il tutto.

Se finora Abu-Assad ha raccontato la guerra attraverso le pellicole Paradise Now (2005) e Omar (film che nel 2013 è stato candidato all’Oscar come Miglior Film Straniero), con The Idol ci porta in un luogo dove la guerra si vede solo nelle macerie e nella precarietà dell’esistenza, dove dei bombardamenti si vedono solo le conseguenze e i sogni diventano armi più potenti, dove i militari sono vecchi amici e, anche se hanno avuto ordini precisi, ti concedono di lasciare quella terra troppo stretta e troppo crudele. Il crescendo della prima parte del film, però, si appiattisce con la seconda parte, per arrivare ad un finale dove il volto dell’attore protagonista, Tawfeek Barhom, lascia il posto a quello del vero Mohammed Assaf e dove le immagini di repertorio prendono il sopravvento. Creando un senso di spaesamento in chi guarda che, purtroppo, penalizza ulteriormente l’opera finale.

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Augusto D'Amante

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