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Kevin Costner: «Ora faccio il cattivo e non mi dimenticherete»

Kevin Costner: «Ora faccio il cattivo e non mi dimenticherete»

Dopo oltre 35 anni di carriera Criminal è un piccolo esordio. Tanto ci ha messo Kevin Costner per abbandonare i panni dell’eroe e scegliere non proprio quelli del cattivo, ma quantomeno di un anti-eroe. La pellicola diretta dall’israeliano Ariel Vroman uscirà in sala il prossimo 14 aprile e Costner e il regista (ma anche un ospite speciale, Mario il truccatore) sono venuti a Roma a presentare il loro thriller all-star che oltre a Costner conta sul talento di Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds e la nuova Wonder Woman Gal Gadot.

Il protagonista di Criminal è un violentissimo ergastolano. Come mai un personaggio del genere in questo momento della sua carriera?

Kevin Costner: La ragione per cui si fanno i film è quella di lasciare una traccia, un ricordo che possa durare una vita. E sono sicuro che tutti noi abbiamo visto dei film che ci hanno commosso, toccato o che ci hanno insegnato a baciare quando eravamo ragazzini. Quando realizzi i film vuoi creare personaggi che non verranno mai dimenticati. Ed è quello che abbiamo cercato di fare con Criminal. Volevamo creare un personaggio che resterà inciso nella vostra memoria.

Criminal è anche un film sulla riscoperta delle emozioni. È questo che l’ha convinta ad accettare il ruolo?

Costner: È stato Ariel Vroman, il regista, a convincermi. Io non ero troppo sicuro all’inizio, non sapevo se fosse il caso di interpretare un criminale. Dovreste chiedere a lui cosa l’ha spinto a scegliermi

Vroman: Kevin non ha nulla di criminale, è la persona che più si avvicina a un angelo. A me però piace andare oltre, spingere una persona a uscire dalla propria comfort-zone. Avevo visto che in Mondo Perfetto Kevin aveva quella duplicità che trova eco in questo personaggio. E poi se scegli qualcuno che il pubblico non si aspetta hai più spazio per creare qualcosa di originale.

Nel film assistiamo a un esperimento scientifico abbastanza estremo. La scienza dovrebbe porsi dei limiti o qualsiasi cosa è lecita?

Costner: Credo ci debbano essere dei limiti in tutto, anche nella quantità di ciò che beviamo. Però credo che la scienza sia la nostra migliore opportunità perché a nessuno fa piacere pensare che i propri genitori, i propri cari possano perdere la memoria; a me non fa piacere immaginare che miei genitori non si ricordino di me o che io possa dimenticare i nomi dei miei figli. A nessuno piacerebbe, a me sicuramente no, dimenticare le persone che ci hanno voluto bene o i luoghi in cui sono stato; i nostri ricordi sono come un cuscino su cui ci adagiamo quando andiamo a letto la sera.

C’è qualcosa nella sua vita che vorrebbe dimenticare?

Costner: La mia vita è come quella di tutti quelli presenti qui in questa stanza, l’unica differenza è fama. Ci sono delle cose che mi piacerebbe dimenticare, ma sono le stese che fanno parte del mio essere: i miei errori fanno parte di me quanto i miei successi. Difficile dire cosa cancellerei. Credo che tutti abbiamo una cosa in comune, e cioè quella di non far conoscere la parte peggiore di noi stessi soprattutto a coloro che amiamo, perché vogliamo che queste persone continuino ad amarci. Non cerco di vivere la mia vita basandola sui rimorsi, anche se come tutti ne ho qualcuno; semplicemente provo a ricordare i miei errori e a non ripeterli.

E qualcuno a cui vorreste prendere i ricordi?

Costner: A volte mi piacerebbe sapere cosa pensa mia moglie, perché spesso non riesco a credere a quello che ha appena detto o fatto.

Vroman: Io non ho una moglie quindi vorrei i ricordi di Federico Fellini, adoro il cinema italiano.

Nel film c’è una scena in cui si dice che senza l’emozione la vita non ha senso, è d’accordo?

Costner: Quando si ama qualcuno si corre un grande rischio perché sappiamo che un giorno perderemo quella persona, mentre chi non ama non corre questo stesso rischio perché non sperimenterà mai il dolore della perdita. Ma penso che valga sempre la pena amare una persona e provare il dolore di perderla piuttosto che non amare.

Ariel Vroman, a chi si è ispirato per questo film?

Vroman: Mi sono ritrovato con una sceneggiatura complessa, con tante cose dentro. Il buono che diventa cattivo, gli hacker e così via. Mi sono ispirato a Sidney Lumet, a William Friedkin, ai film degli anni 70. Ma il segreto è tornare alla radice e rimanere ancorati al personaggio.

E come è nato il personaggio di Criminal?

Costner: Ho cominciato dall’aspetto fisico. All’inizio del film ho i capelli lunghi e la barba, che sono i miei per davvero. Ho dovuto creare quindi l’aspetto fisico che ho per la maggior parte del film, il merito è dell’hair stylist Mario Michisanti, che è molto italiano, è un vero artista e lo porto con me su ogni set e ora, anche se lui è felice di essere tornato in patria, me lo riporto indietro con me negli Usa. In un secondo momento abbiamo cominciato a tagliare capelli e barba e man mano è iniziata a spuntare fuori la faccia e poi Mario ha iniziato a creare le cicatrici. Quello è stato l’inizio di Frankenstein e lì ho cominciato lentamente a perdere me stesso. Nella prima scena sono in carcere e rischio di soffocare con un collare attorno al collo; ho deciso quindi che quel collare avrebbe modificato la qualità della mia voce. E così mi sono presentato al mio regista, così ho presentato ad Ariel il criminale.

Com’è nata questa collaborazione?

Michisanti: Ci siamo conosciuti ad Amburgo, sul set di un film che poi non hanno neanche mai fatto.

Il film affronta anche il tema del terrorismo.

Vroman: Oggi molti cercano di cambiare il mondo, alcuni attraverso lo stile di vita o il credo religioso, i kamikaze i fucili e le pistole. Altri invece attraverso il cyber terrorismo. Ragione per cui gli sceneggiatori hanno scelto di affrontare il terrorismo informatico dove la posta in gioco è di gran lunga più grande di quanto immaginiamo. Quando abbiamo iniziato a girare c’era appena stato l’attacco degli hacker alla Sony e poi al Pentagono. Ciò che poteva sembrare fantasia si è rivelato molto realistico. Questo ci fa capire che siamo fragili e vulnerabili. Ma se potessi inserirei dei bei ricordi nella mente di queste persone, proverei a cambiare la loro coscienza.

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Marcello Lembo

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