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Ustica: Oltre la polemica politica

Ustica: Oltre la polemica politica

Alla base di tutto c’è un fatto realmente accaduto di cui da 35 anni non si conosce la verità. È il 27 giugno del 1980, ad Ustica si verifica un disastro aereo senza precedenti. Tre le ipotesi finora avanzate al riguardo (cedimento strutturale dell’aereo, bomba a bordo, ipotetico missile): Renzo Martinelli, regista che ci ha abituati a film tra inchiesta, ricerca della verità e polemica politica, ne avanza una quarta.

Dopo essersi cimentato con pagine controverse della nostra storia (dal caso Moro alla tragedia del Vajont), e dopo anni di ricerche e studi su una serie di documenti a sua detta “incontrovertibili“, ha deciso di firmare il film Ustica dopo aver passato al setaccio le cinquemila pagine di sentenza integrale affidategli dal magistrato che ha guidato il processo sulla strage, il giudice Rosario Priore.

Ora, la tesi portata avanti nel film è quella della collisione in volo tra l’aereo dell’Itavia e un caccia americano a sua volta decollato per abbattere il famigerato MiG libico. È il ‘modo’ in cui viene sviluppata sullo schermo che solleva considerevoli dubbi in chi guarda. Non solo perché da sempre Martinelli pare ben più interessato a un cinema di sostanza che non di forma (e infatti i suoi film lasciano spesso a desiderare dal punto di vista estetico e di cura, appunto, formale). Ma anche perché la drammaturgia risente molto del linguaggio televisivo, senza contare un doppiaggio francamente imbarazzante.

Si deve, quest’ultimo, ad esigenze di mercato: un film del genere girato in inglese riesce ad essere venduto in una sessantina di paesi. Ragionamento comprensibile, ma perché allora non lasciare ad un interprete di spessore come Marco Leonardi – applaudito interprete di Anime Nere – la possibilità di doppiarsi da solo (come fanno Caterina Murino e Jonis Bascir)?

Il risultato è una sorta di film ibrido. Da una parte la ricerca minuziosa dei dettagli, il racconto di una tesi più che interessante, che chi guarda ha voglia di seguire fino in fondo. Dall’altra una messa in scena poco convincente, e una sceneggiatura che, appena abbandona il terreno della documentazione e del racconto dei retroscena dell’inabissamento, smette di essere efficace e (s)cade nel banale (le storie mamma-figlia e parlamentare-fidanzata sono pura fiction televisiva).

Una cosa è certa: non è facile in Italia fare cinema di controinformazione. Non è facile portare sullo schermo casi irrisolti e segreti di stato. Eppure, per fortuna, esistono registi che ci provano e insistono nel farlo: Ustica, come La macchinazione, visti sotto questa prospettiva assumono allora un altro e più ampio significato. Si rivelano tentativi utili a raccontare altre verità, spesso colpevolmente taciute dai media, e a farsene portavoce attraverso opere che finiscono loro malgrado a sacrificare l’arte ma mai, appunto, la verità.

Claudia Catalli

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La redazione

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