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Wax: We are the X – Giovani, sognatori e ribelli

Wax: We are the X – Giovani, sognatori e ribelli

Arriva in sala dal 31 marzo il selfie-movie generazionale. Un’opera prima che diventa riscatto e vendetta per un’intera generazione di trentenni in crisi.

3stelleemezzo
Dimenticate la commedia di mucciniana memoria a lungo custode dei sospiri di una generazione di trentenni in crisi: questa volta a raccontare le incertezze dei nati tra gli anni ‘70 e ‘80 è l’esordio alla regia di Lorenzo Corvino, Wax: We are the X, in sala dal 31 marzo. Il film ne scandaglia il sentimento di profonda precarietà intellettuale ed economica attraverso un’incursione nel cinema di genere: i tre protagonisti, due giovani italiani e una ragazza francese inviati a Monte Carlo per le riprese di uno spot, diventano i personaggi di un road movie che ben presto acquista le tinte del thriller.
Wax sfugge a qualsiasi forma di categorizzazione però e a definirsi ci pensa lui stesso: si autodetermina come faranno i tre malcapitati, icona di una generazione di ‘scarificabili’ e ‘dimenticati’ che troveranno in un altrove simbolico la possibilità del riscatto.

Il film ha tutta la genuinità e l’irruenza dell’opera prima, ma ne evita i difetti tipici come quello di pavoneggiarsi nel tentativo di imitare i grandi maestri; è pioniere di se stesso e di un linguaggio che potrebbe dettare un nuovo modo di fare cinema di genere in Italia. Non è un caso infatti, che Wax sia quasi tutto girato in soggettiva spesso con l’ausilio di uno smartphone, inaugurando così un connubio felice tra tecniche tradizionali e quella tecnologia 2.0 che in questo caso invece di produrre un appiattimento verso il basso, regala originalità e freschezza.
E’ caparbio, coraggioso e onesto questo piccolo ritratto generazionale, che a dispetto delle tante porte chiuse in faccia è riuscito a spuntarla fino a coinvolgere nel progetto una guest star come Rutger Hauer.  Ed il senso di Wax sta tutto in una delle frasi cult del film pronunciata dallo stesso Hauer:“Il fatto che non ci sia un assassino non significa che non ci sia un colpevole!”.

I protagonisti sono dei puri, sognano, viaggiano, si innamorano, hanno i loro conflitti irrisolti e inseguono le proprie ambizioni in giro per quell’Europa che negli anni ’90 era diventata il loro manifesto. Ma soprattutto si riappropriano del diritto di definirsi, di parlare di se stessi senza filtri e senza il bisogno che a raccontarli sia questa crisi.

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Elisabetta Bartucca

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