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Love & Mercy: Bad Vibrations

Love & Mercy: Bad Vibrations

Il produttore Bill Pohlad porta al cinema l’ascesa, la caduta e la risalita di Brian Wilson, anima dei Beach Boys, considerato uno dei musicisti più influenti del secolo scorso. Protagonisti Paul Dano e John Cusack. In sala dal 31 marzo.

2stelle

Una forza creativa impetuosa, difficile da tenere in riga. Poi l’incontro-scontro con le droghe, un percorso musicale complesso e osteggiato, il plauso della critica e il successo del pubblico. Ma la storia di Brian Wilson, leader e anima dei Beach Boys, non è purtroppo tutta qui. E a ricordarcelo o a farcelo scoprire per la prima volta ci pensa Love & Mercy, secondo film di Bill Pohlad, uno che nella storia del cinema ha lasciato traccia più nelle vesti di produttore, mettendosi al servizio di pellicole come Into the Wild, 12 anni schiavo e The tree of life di Terrence Malick.

In questa sua nuova escursione dietro la macchina da presa Pohlad racconta la storia di Wilson alternando i principali capitoli della sua storia con gli aspetti meno noti del presente del musicista, alle prese con una difficile disintossicazione, un nuovo amore e un branco di squali e sfruttatori al seguito. Al suo fianco un cast interessante con Paul Dano e John Cusack che si prendono in carico il personaggio principale, il primo durante gli anni d’oro, il secondo nella fase del tramonto, ed Elizabeth Banks e Paul Giamatti che si dividono i resti nella parte della protagonista femminile e del villain di turno.

Il regista prende le mosse da una sceneggiatura di Oren Moverman e Michael Alan Lerner, che nei flashback riprende la classica formula del biopic, narrando con piglio didascalico anche gli aspetti più risaputi dell’intreccio (l’arduo concepimento del capolavoro del gruppo, Pet Sounds, e le conseguenze che finirono per minare la salute di Wilson e la tenuta del gruppo), mentre quando l’obiettivo torna al presente cerca di puntare su toni più delicati, quelli del dramma sentimentale, esplorando un territorio sicuramente meno battuto sia dalla cronaca che dall’iconografia del rock. Il risultato di questa scelta è un andamento altalenante, che quando si torna negli anni 60 sembra accontentarsi del trasformismo di Paul Dano, trasfigurato in un ottima replica di Wilson, mentre quando la data del calendario si fa più prossima la componente emozionale pare liberarsi dei vincoli della storia.

Il Brian Wilson di John Cusack, tra debolezza, malinconia e il desiderio di comunicare, è meno simile al reale ma è anche un personaggio più vivo e interessante, descritto a tutto tondo nonostante un impianto narrativo che fa poco per tirarsi fuori da uno schema prevedibile. L’attore di Essere John Malkovich e Alta Fedeltà ha anche il vantaggio di poter appoggiare il peso della sua performance su due comprimari di lusso come la Banks e Giamatti (nel ruolo di uno sfruttatore che ricorda quello di Straight outta Compton), mentre Dano regge praticamente su di sé tutto il fardello dei flashback. Così le lunghe scene in cui si tratteggia l’estro creativo del genio Wilson, il rapporto difficile con il padre e con i cugini e compagni della band, finiscono per sparare a salve. Vuoi perché nel frattempo il racconto della musica al cinema ha fatto passi da gigante (Whiplash di Damien Chazelle su tutti), vuoi perché, si diceva prima, la storia è già nota. Love & Mercy resta comunque un documento interessante per un pubblico che abbia voglia di riscoprire e a volte a scoprire un grande della musica che non si accontentava soltanto di canzonette sul surf e sulle ragazze della California.

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Marcello Lembo

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