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Un paese quasi perfetto: Bugie di provincia

Un paese quasi perfetto: Bugie di provincia

Lo sceneggiatore Massimo Gaudioso passa dietro la macchina da presa per il remake di un film canadese interpretato da Silvio Orlando, Fabio Volo e Miriam Leone. Dal 24 marzo al cinema.

2stelle

Ritorno alle origini ma con l’inganno. Le origini sono quelle dell’Italia, la provincia e il paesello, le sue campagne o le sue montagne in questo caso, così lontane dalle grandi città ma non meno bugiarde all’occorrenza, e sono mala tempora quelli che corrono. È la summa di Un paese quasi perfetto, la commedia firmata dallo sceneggiatore veterano Massimo Gaudioso, capace di svariare dagli assoluti dei film di Matteo Garrone (Reality, Gomorra, L’Imbalsamatore) alle commedie dai toni leggeri e quasi frivoli (Benvenuti al Sud). Nonostante la vicenda sia drammatica nella sostanza il registro è leggero anche in quest’ultima impresa per cui il regista si è fatto accompagnare da un cast importante, Silvio Orlando e Fabio Volo, Carlo Buccirosso e Nando Paone e l’ex miss Italia divenuta Iena Miriam Leone.

Tratto dal film canadese La Grand Seduction di Ken Scott, Un paese quasi perfetto è ambientato sullo sfondo delle Dolomiti lucane, nel paese fittizio di Pietramezzana, dove la chiusura della miniera locale ha costretto buona parte della popolazione a scegliere tra cassa integrazione o emigrazione. L’unica speranza è affidata a una misteriosa compagna che potrebbe mettere su una fabbrica a patto che il paese trovi un medico. Ecco che un gruppo di cittadini (Orlando, Paone, Buccirosso) decide di mettere su una grande truffa per convincere un chirurgo plastico milanese (Volo) a firmare un contratto per tre anni.

La struttura della commedia degli equivoci serve quindi a raccontare una provincia diversa, mondo incantato sì ma costretto ad arrangiarsi per non sparire. Gaudioso, autore ovviamente anche della sceneggiatura, gioca con il vero e con il falso, rovesciandoli e intrecciandoli, come avrebbe fatto un Pirandello in vena di risate. Peccato però che l’elogio costante dei buoni sentimenti e i toni forse eccessivamente garbati finiscano per limare le unghie di ogni spunto graffiante e ci regalino un finale consolatorio e un tantino renziano. E in questa commedia, dove si sorride più spesso di quanto non si rida, anche il cast finisce per rendere meglio quando a prendere il sopravvento è l’afflato malinconico, che elogia i tempi andati a dispetto di un presente che gira a vuoto. E in questo la provincia più remota di Potenza fa da sfondo ideale, tra miniere sommerse e vecchie funivie sospese nel vuoto. Luoghi antichi in cerca di un riscatto ma che forse avrebbero meritato un pizzico di emozione in più.

 

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Marcello Lembo

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