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Batman v Superman: Dawn of Justice, Scontro fra titani

Batman v Superman: Dawn of Justice, Scontro fra titani

Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Jesse Eisenberg e il regista Zack Snyder portano in scena il duello inedito tra i due supereroi più famosi del mondo, Batman e Superman. Dal 23 marzo in scena.

3stelle

Il sole e la notte, l’uomo d’acciaio, il cavaliere oscuro, le due icone più riconoscibili del pantheon fumettistico. È la logica del botteghino a far incrociare le loro strade, è lo spirito del fanboy a metterli uno contro l’altro. Batman v Superman: Dawn of Justice è il primo grande evento supereroistico della stagione cinematografica, un evento che rimette gli eroi in carreggiata dopo le libere uscite di Ant-Man e Deadpool e il passo falso (narrativo, non economico) di Avengers: Age of Ultron. La squadra è pressoché invariata rispetto al capitolo precedente, L’Uomo d’Acciaio del 2013, Zack Snyder alla regia, Henry Cavill con indosso il mantello da Superman, Amy Adams è Lois Lane. Della partita ovviamente fa parte anche Batman che prende la forma di Ben Affleck e si trova accanto il solito maggiordomo Alfred, stavolta interpretato da Jeremy Irons. Senza un villain poi non c’è suspense ecco allora che è il versatile Jesse Eisenberg a riportare sul grande schermo il malvagio Lex Luthor, onore finora toccato a gente come Gene Hackman e Kevin Spacey. E sullo schermo ci compare anche, ed è la prima volta, Wonder Woman, al secolo l’ex modella israeliana Gal Gadot, perché Batman v Superman non è solo il punto di arrivo di due tradizioni che risalgono a tre quarti di secolo fa ma anche il punto di una partenza, quella del nuovo franchise cinematografico degli eroi Dc Comics che segue la riga, forse falsa ma di certo ricca, dei rivali dei Marvel Studios.

L’intreccio prende le mosse dalle ultime scene del film precedente che vedevano una Metropolis distrutta in uno scontro tra Superman e il cattivo di turno e da lì inizierà una sorta di processo al supereroe che vedrà scendere in campo Batman, Luthor e tutti gli attori del film, in una trama fitta, a volte un po’ convoluta, che porta alle estreme conseguenze la filosofia di base del film. Zack Snyder (300, Watchmen) si conferma un regista di grande impatto visivo e un acerrimo nemico delle mezze misure e sceglie la via dell’epos, estremizzando gli aspetti drammatici dei suoi personaggi, circoscrivendo l’azione a poche scene in sequenza, rifiutando orgogliosamente la formula battute-e-cazzotti che ha fatto la fortuna della Marvel, e arrivando fino a rinnegare la radice stessa della parola “comics”.

La sceneggiatura firmata da Chris Terrio, un Oscar per Argo, e David S. Goyer, eminenza grigia della trilogia del Cavaliere Oscuro, sposa in pieno l’estetica dell’amato e odiato regista. E quella tra Superman e Batman diventa una sfida tra speranza e disperazione, utopia e disillusione. Che in questo film, per inciso, sembrano solo due facce di una comune follia. Ad emergere in tutto questo è senz’altro il personaggio di Batman, pescato a piene mani dalle opere di Frank Miller e molto diverso dalle precedenti interpretazioni cinematografiche. Il Bruce Wayne portato sullo schermo da un convincente Ben Affleck è un uomo rabbioso e sconfitto, costretto a un passo dalla pazzia. Resta indietro invece il Superman di Henry Cavill, probabilmente più per un difetto di personalità dell’attore che non dello script, che mostra il Kal-El di Krypton come un piccolo dio incompreso, diviso tra l’affetto per Lois e per la madre, una Diane Lane che sfrutta al meglio il poco spazio concesso, e un’atmosfera di paura e sospetto che lo circonda.

A prescindere dai suoi eroi però non tutto funziona in Batman v Superman, vuoi perché le due ore e mezzo di durata, senza il balsamo dell’umorismo e il passatempo dell’azione, potrebbero avere la meglio su uno spettatore meno appassionato, vuoi perché le esigenze del franchise costringono gli sceneggiatori a inserire elementi di trama che allungano i tempi senza pagare dividendi, almeno non in questo film, per una dinamica da serie tv che di fronte alle cadenze più serrate, alle forme più circoscritte del cinema, si traduce in una sorgente di dissonanze se non di vere stonature. Una nota di merito invece se la guadagnano sia Jesse Eisenberg, interprete di un Lex Luthor vivido, scienziato e multimiliardario pazzo, ambizioso e pieno di tic, ma anche la Wonder Woman di Gal Gadot, tra le sorprese più gradite del film, che riscatta il genere femminile e anche quello supereroistico che troppo spesso riduce le donne (compresa una talentuosa Amy Adams) al ruolo eterno di ostaggio, e la colonna sonora di Hans Zimmer e Junkie XL che riprende i movimenti principali dalla splendida soundtrack dell’Uomo d’Acciaio e ci aggiunge un incalzante tema dedicato proprio a Wonder Woman.

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Marcello Lembo

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