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La Macchinazione, Grieco: “Un film di pancia sul delitto Pasolini”

La Macchinazione, Grieco: “Un film di pancia sul delitto Pasolini”

Scritto da David Grieco e da Guido Bulla, venuto a mancare lo scorso anno, La Macchinazione è il film che riprende uno degli omicidi più discussi nell’Italia dal dopoguerra, quello di Pier Paolo Pasolini. La pellicola sarà nei nostri cinema a partire dal prossimo 24 marzo e questa mattina, presso il cinema Adriano di Roma, è stata presentata alla stampa. Interpretato da Massimo Ranieri, nel ruolo di Pasolini, Libero De Rienzo, Matteo Taranto e dall’esordiente Alessandro Sardelli (che dà il volto a Pino Pelosi), La Macchinazione porta sul grande schermo gli ultimi tre mesi di vita dell’intellettuale italiano: dalla scomparsa delle pellicole di Salò o le 120 giornate di Sodoma, suo ultimo film, fino alla tragica notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, quando Pasolini morì all’Idroscalo di Ostia. Ecco cosa il regista e alcuni membri del cast ci hanno raccontato sul film.

E’ stato complicato portare al cinema questa storia?
David Grieco: Sicuramente è stato un atto di coraggio e abbiamo dovuto superare moltissimi ostacoli. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se Marina Marzotto (la produttrice, ndr.) non avesse preso in mano la situazione. Un produttore normale non avrebbe mai preso questo rischio, mentre lei, che è al suo primo film da produttrice, lo ha fatto. Vorrei anche ringraziare una persona che per me ha avuto un’importanza notevole per questa produzione: Guido Bulla. Oltre ad esserne lo sceneggiatore, Guido compare anche in una scena del film. Abbiamo scritto questo film insieme e il nostro obiettivo è quello di far discutere le persone, di portare ad un dibattito su questo triste fatto di cronaca.

Come mai La Macchinazione non è stato presentato, finora, in nessun Festival?
D.G.: Perché volevo prima che uscisse in sala. I Festival ci saranno, ma ci tenevo a farlo vedere prima al pubblico. Da questo film viene fuori il rapporto che gli italiani avevano e hanno con Pasolini, che è molto diverso da quello che hanno altri popoli nei confronti del nostro intellettuale. All’estero non si dà molto peso alla sua omosessualità, non è vissuta come un motivo di scandalo. Qui in Italia, invece, si punta molto su questo discorso, tanto che per anni la sua morte è stata identificata come un omicidio a sfondo omosessuale. Il delitto di Pasolini contiene in sé la maggior parte delle fandonie che si sono dette in Italia in tutti quegli anni bui che vanno da Piazza Fontana fino al rapimento e all’uccisione di Moro. Tutto quello che Pelosi ha confessato, non era assolutamente vero e da qui nasce l’esigenza di fare questo film: voler riaprire questo discorso.

La somiglianza tra Massimo Ranieri e Pasolini è impressionante. Come ti sei approcciato a questo personaggio?
Massimo Ranieri: Si, vero. Non ho avuto bisogno di truccarmi per interpretare Pier Paolo. L’unico elemento che mi ha permesso di somigliargli ancora di più sono stati gli occhiali. Ho accettato subito il ruolo che David mi ha proposto. Già in passato mi era capitato che mi venisse offerto di interpretare Pasolini, ma in questo caso ho visto che La Macchinazione era l’unico film in cui non si puntavano i riflettori sull’omosessualità di Pier Paolo, ma sul suo pensiero. Ovviamente c’era anche tanta paura nel portare sullo schermo questo grande intellettuale. E questa paura mi ha portato a ritardare il mio arrivo sul set di una settimana: mi era venuta una sorta i febbre psicosomatica e non ho potuto iniziare a girare quando hanno iniziato tutti.

Cosa ti aspetti che succeda dopo questo film?
M.R.: Da Giovanni Calone, come un qualsiasi cittadino italiano, mi aspetto che venga fuori, finalmente, la verità su questa vicenda. E che la verità non riguardi solo quella notte in cui Pier Paolo morì, ma anche tutte quelle tristissime vicende che hanno insanguinato il nostro Paese tra gli anni Sessanta e Ottanta.

Libero De Rienzo interpreta Antonio Pinna, un personaggio realmente esistito, ma di cui si sa ben poco…
Libero De Rienzo: Quando giravamo ci siamo basati molto su ipotesi. Le vicende reali che riguardavano Pinna sono venute fuori solo dopo che avevamo finito le riprese. Ho voluto portare sullo schermo non la sua biografia, ma il suo modo di essere: Pinna è stato uno strumento della banda della Magliana, in situazione che, man mano, assumevano uno spessore sempre più grande. Io non volevo conoscere tutta quella macchinazione che stava alla base del delitto Pasolini, proprio perché volevo mettere in scena un personaggio che sembrasse più uno strumento inconsapevole che qualcuno di effettivamente cosciente.

La scelta delle musiche e quella di inserire alcune scene che possono sembrare piuttosto eccessive è frutto di una volontà di regia ben precisa?
D.G.: Si. Ho voluto fare un film che fosse anni Settanta e infatti, mentre giravamo, ho avuto l’impressione di essere in quel dicembre del ’75. Questo è un film di pancia su un intellettuale straordinariamente complesso che il nostro Paese ha avuto. E anche se alcune scene possono sembrare piuttosto naïf, ho voluto che fossero così: fare un film “figo” sarebbe stato il peggior insulto alla memoria di Pasolini. Per quanto riguarda le musiche, ho scritto una e-mail ai Pink Floyd chiedendo di poter utilizzare le loro musiche. Avevo anche inviato una copia della sceneggiatura. Dopo poco tempo mi è arrivata la loro risposta. In maniera molto semplice, mi hanno scritto che acconsentivano, soprattutto per l’argomento del film. Questo fa ancora una volta pensare a come è vissuto Pasolini all’estero. Ho scelto i Pink Floyd perché sono stati la colonna sonora della mia vita, quindi ci tenevo moltissimo ad avere le loro musiche.

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Augusto D'Amante

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