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Brooklyn: Il dilemma dell’emigrante

Brooklyn: Il dilemma dell’emigrante

Arriva in Italia Brooklyn, dramma sul tema dell’emigrazione diretto dall’irlandese John Crowley e interpretato da Saoirse Ronan, candidata agli ultimi Oscar come miglior attrice. In sala dal 17 marzo.

3stelle

Un’emigrante e il suo dilemma. Il ritorno a un passato pieno di sogni e di rimpianti o l’avvento di un futuro senza zavorre ma ancora tutto da costruire. Vecchio mondo contro nuovo mondo, in ogni senso possibile, geografico e semiotico. È la finzione di Brooklyn, nuovo film dell’irlandese John Crowley – regista dal buon curriculum (Boy A, Intermission) ma finora un po’ snobbato nella penisola – ed è anche la sua realtà. Nato in Irlanda dalle pagine dell’omonimo romanzo di Colm Tóibín il film è andato a cercarsi fortuna in America, trovando ben tre candidature agli ultimi Oscar, quelle per la miglior pellicola, per la migliore attrice e per la migliore sceneggiatura non originale. E in un certo senso è anche la storia della sua protagonista, Saoirse Ronan, 21enne dal nome più irlandese che mai che in realtà è nata nel Bronx, figlia di una di quelle storie che proprio Brooklyn racconta.

Perché la sceneggiatura firmata da uno scrittore prestato al cinema, Nick Hornby, segue passo passo le avventure di Ellis Lacey, giovane irlandese senza un futuro che quel futuro decide di cercarselo di là dal mare. E lì trova delle coinquiline pettegole e un ragazzo italiano di nome Tony (Emory Cohen), appassionato di spaghetti e baseball, ma quando tutto sembra un incanalato sui binari di un lieto fine tornano a farsi sentire le sirene della terra madre che prendono le forme eleganti del benestante Jim (Domhnall Gleeson) e quelle non meno accattivanti di un lavoro e degli affetti di sempre.

Brooklyn diventa quindi il racconto di un doppio di spaesamento, quello di chi si trova di fronte agli occhi un territorio inesplorato e quello di chi un territorio lo deve esplorare con degli occhi nuovi. Crowley dirige con piglio delicato entrambe le fasi di questa parabola, trovando in Saoirse Ronan un’interprete degna della nomination dell’Academy e forse anche di quel riconoscimento che non le è arrivato. Perfetta com’è nell’incarnare i due tempi del personaggio, insicura e sofisticata, tenera e a volte enigmatica, l’attrice è il motore del film che le gira attorno con precisi movimenti circolari, com’è circolare la sua storia. Tutti gli altri le tengono dietro, un Domhnall Gleeson ancora più compassato del solito, un Emory Cohen divertente e rassicurante, una Julie Walters scorbutica e divertente. E allora l’unico rammarico resta forse un finale un po’ affrettato, come se lo script di Hornby, dopo aver montato con perizia due casi contrapposti, avesse deliberato la sentenza con una nonchalance forse eccessiva.

 

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Marcello Lembo

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