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Ave, Cesare!: Il metacinema dei fratelli Coen

Ave, Cesare!: Il metacinema dei fratelli Coen

Ethan e Joel Coen tornano al cinema con Ave, Cesare!, divertimento metacinematografico che i due fratelli Premio Oscar si concedono a tre anni dal loro ultimo film. Anche qui il Destino la fa da padrone, ma il film riesce a costruire delle aspettative fin troppo elevate, rivelandosi, poi, piuttosto insapore. Al cinema dal 10 marzo.

3stelle

Quant’era difficile la vita del fixer nella Hollywood degli anni ’50, sempre pronto a trovare soluzioni impensabili a problemi che potrebbero mettere in serie difficoltà tutto il lavoro, circondato dai capricci di divi e dive, registi, produttori e dalla sete di pettegolezzi dei giornalisti. Con Ave, Cesare!, nelle nostre sale a partire dal 10 marzo, i fratelli Coen raccontano la giornata tipo del fixer Eddie Mannix, cioè una persona che ha l’incarico di risolvere i vari problemi che si presentano durante la produzione di un film. Tra tutti i personaggi del film, quello di Mannix è l’unico che è esistito realmente, anche se i Coen non raccontano un particolare episodio della sua vita, ma lo calano in un contesto di finzione, circondato da divi e dive della Hollywood degli anni d’oro.

Ed è proprio “finzione” la parola chiave che meglio si presta ad interpretare quest’ultimo lavoro dei Coen. I due fratelli registi raccontano una Hollywood che ha dinamiche molto diverse da quella contemporanea: ci prendono per mano e ci accompagnano tra i vari set, seguendo quel Mannix sempre indaffarato e portato magnificamente sullo schermo da Josh Brolin. Ed è così che Mannix diventa il trait d’union di un film ad episodi, dove tutto l’amore dei Coen nei confronti di quel pazzo mondo che è il cinema, esplode in tutta la sua grandezza. Quindi troviamo il grande divo Baird Whitlock (George Clooney) alle prese con un peplum su Gesù che viene rapito da un gruppo di sceneggiatori comunisti, l’attrice (Scarlett Johansson) incinta che non ha un compagno, l’attore di musical (Channing Tatum) che cova qualcosa e il divo dei western (Alden Ehrenreich) la cui figura va reinventata, magari con la partecipazione in un dramma. Poi ci sono i registi con le loro seccature (tra tutti, Ralph Fiennes) e le giornaliste gemelle Thora e Thessaly Thacker (entrambe interpretate da Tilda Swinton) pronte a tutto pur di avere lo scoop.

Seguendo Mannix, entriamo in un mondo disposto a tutto per nascondere la realtà dei fatti e interessato solo a creare soldi dalla finzione, ad erigere possenti scenografie e a riempire gli schermi delle sale con le facce angeliche dei suoi attori, senza che il pubblico si chieda cosa ci sia dietro. I Coen ci mostrano questo dietro e lo fanno con una commedia che, se da un lato regala momenti davvero divertenti (primi fra tutti lo scambio di battute del “Vorrei fosse tutto più semplice” tra Fiennes ed Ehrenreich o il dibattito sulla figura del Cristo tra Mannix e alcuni esponenti delle più importanti religioni del mondo), dall’altro delude un po’ le aspettative. Ave, Cesare! è la voglia di giocare di due grandi registi trasportata sul grande schermo, la dimostrazione del loro profondo rispetto (e amore) verso la settima arte e, anche se guardano al cinema di un tempo, quello che nascondeva gli scandali, non lo fanno con nostalgia o con una vena critica nei confronti dell’industria cinematografica contemporanea, quella che gli scandali li crea a tavolino.

Come i Coen ci hanno abituati, anche qui il protagonista è il Destino che aleggia beffardo sulla testa di Mannix, ma questa volta l’umorismo nero dei due fratelli si perde in una eccessiva semplicità, quella semplicità che, a furia di schiaffi, lo stesso Mannix richiede a Whitlock verso la fine del film. Sul cast, da segnalare la bravura di Brolin nel reggere tutto il film, il talento di Ehrenreich e l’ennesima ottima prova di Tatum, che conferma la sua versatilità. Dal ritmo altalenante, rallentato ulteriormente dagli inserti musical, Ave, Cesare! è puro divertimento metacinematografico che riflette sulla finzione e sul suo regno per eccellenza: Hollywood.

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Augusto D'Amante

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