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Anomalisa: L’umanità di Kaufman in stop motion

Anomalisa: L’umanità di Kaufman in stop motion

Un’animazione a ‘passo uno’ sulle ossessioni umane nell’era della globalizzazione. Lo sceneggiatore di “Se mi lasci ti cancello” ci consegna una storia disturbante eppure così malinconicamente vicina a ognuno di noi. In sala dal 25 febbraio.

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Da oggi l’animazione ha un nuovo volto: quello dei pupazzi in stop motion di Charlie Kaufman così surreali eppure così malinconicamente e terribilmente umani, capaci in appena un’ora e mezza di aprire la strada ad una piccola rivoluzione nell’universo animato uniformato ai diktat di casa Pixar. Anomalisa, seconda prova alla regia dello sceneggiatore visionario di Se mi lascio ti cancello, Leone d’Argento allo scorso Festival di Venezia e pronto a insidiare il favorito Inside Out ai prossimi Oscar, arriva nelle sale italiane e statene certi, vi rimarrà dentro con l’irruenza e la forza di un racconto sull’umanità globalizzata e ingrigita dalle ossessioni del post modernismo.
A stupirvi sarà quel gustoso mix di tenerezza e humour nero con cui Kaufman accompagna i due protagonisti (doppiati nella versione originale da Jennifer Jason LeighDavid Thewlis) in un viaggio in cui lo straniamento dello stop motion sarà annullato da un imprevedibile trasporto emotivo.
È la semplicità la bellezza di Anomalisa, è la disarmante naturalezza con cui ci si ritroverà ad avvicinarsi empaticamente a Michael Stone marito, padre e stimato autore di “Come posso aiutarvi ad aiutarli?” in viaggio di lavoro a Cincinnati; la storia di un uomo affossato dalla noia e dell’unica notte che precederà il suo discorso a una conferenza per professionisti del customer service. Al Fregoli Hotel, che lo ospita perseguitato dalle proprie paranoie, crederà di ritrovare l’unico momento di genuinità in Lisa, goffa e disincantata addetta alle vendite che viene da Akron.
Per Michael Lisa è diversa da tutti gli altri: lo è il suo volto e il suono della sua voce, differenti (anche per gli spettatori che guardano) dal resto dei plasticosi pupazzetti che si avvicendano sullo schermo, una disturbante collettività di uomini e donne con la stessa voce maschile e la stessa faccia disumanizzante.
Lisa è la sua piacevole ‘anomalia’, una sospensione dell’anonimato, forse l’amore cercato per una vita, o forse no; e non è un caso che l’hotel in cui alloggia Michael si chiami Fregoli proprio come il grande attore italiano, che poi avrebbe dato il nome alla sindrome psichiatrica caratterizzata da delirio di persecuzione da parte di un singolo individuo, che il paziente riconoscerà nelle sembianze di chi lo circonda.
Un breve saggio sulla massificazione delle nostre vite, che ci spiazzerà per una delle scene di sesso (quella tra Michael e Lisa nella camera d’albergo) più reale e banalmente umana che un film di animazione potesse consegnarci.

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Elisabetta Bartucca

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