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Onda su onda: Ay carramba, che sorpresa!

Onda su onda: Ay carramba, che sorpresa!

Terza regia per Rocco Papaleo, che con Onda su Onda abbandona il sud Italia e si sposta in Uruguay. Con lui in scena anche Alessandro Gassman e l’argentina Luz Cipriota. In sala dal 18 febbraio.

2stelle

Due persone sballottate dalla vita in cerca di un porto sicuro. E Rocco Papaleo, che di Onda su onda è attore, co-sceneggiatore e anche regista, questa salvezza se la cerca in Uruguay, tra il cemento e le balere di Montevideo. Un viaggio oltreoceano, in una città magica e incoerente, per ritrovare e ritrovarsi. Onda su onda è il terzo film dell’attore lucano, il primo fuori dai confini del Sud Italia, dopo Basilicata coast to coast e Una piccola impresa meridionale. E anche stavolta, com’era stato per il suo film d’esordio, Papaleo si porta dietro l’amico Alessandro Gassman condendo il tutto con un pizzico di Sud America, incarnato nel volto solare di Luz Cipriota, già protagonista della fiction Terra Ribelle 2.

La storia è quella di Gegè e di Ruggero. Il primo è un musicista spiantato, chiamato, quasi per miracolo, a fare un concerto in Uruguay. Il secondo è un cuoco di nave che sulla quella nave vive un esilio autoimposto. Un caso fortuito, un diverbio in realtà, li porterà a incamminarsi sullo stesso binario, a conoscere la giovane Gilda, e sarà una piccola rivoluzione per tutti e due.

La storia imbastita da Papaleo, insieme a Walter Lupo e Federica Pontremoli, è una piccola parabola sulla vita, sull’amicizia, sull’amore e sul rimpianto che richiama, almeno in superficie, Alessandro Baricco con il suo Novecento e la tradizione del realismo magico del Sud America. Gegè e Ruggero si muovono in una Montevideo che non si limita a fare lo scenario da cartolina, come un cinepanettone qualunque, ma che resta forse troppo sullo sfondo, seducendo e abbandonando lo spettatore alle altre vicende che animano il film. Ed è un tema ricorrente della pellicola, perché Onda su onda tende a restare sospeso. La sua vocazione è quella della commedia amara (un dramedy, direbbero in America) ma le due anime finiscono spesso per ostacolarsi e così quando i tormentoni, le battute e la sintonia fra gli attori e i protagonisti cominciano a strappare i sorrisi arriva sempre un rovescio del destino a lasciare l’amaro in bocca. E quando i toni malinconici di contro stanno per avere la meglio arriva un passaggio comico, affidato per lo più al comandante interpretato da Massimiliano Gallo, a spezzare l’incantesimo. Ovviamente si tratta di un’alternanza tanto voluta quanto studiata, ma al Papaleo regista manca forse un po’ di delicatezza nei cambi di registro. Effetto sottolineato per altro dalla varietà dello stile comico, che alterna la farsa al grottesco, senza rinunciare a un pizzico di demenziale, a cui si oppone un elemento drammatico decisamente più monocorde. Il risultato è un film riuscito solo a metà che vive più che altro di trovate estemporanee e dei lampi dei suoi bravi interpreti.

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Marcello Lembo

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