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Gabriele De Luca: un italiano in Zoolander 2

Gabriele De Luca: un italiano in Zoolander 2

Uscito nelle nostre sale lo scorso 11 febbraio, Zoolander 2 vede la partecipazione di un cast stellare, capitanato da Owen Wilson e Ben Stiller (che ne è anche regista e sceneggiatore insieme a Justin Theroux). Tra gli attori che hanno preso parte alla pellicola, ci sono anche alcuni giovani interpreti del cinema italiano, come Gabriele De Luca, che ha alle spalle molte partecipazioni in fiction (Carabinieri 2, Provaci ancora Prof. e, prossimamente, Baciato dal sole) e in spettacoli teatrali di successo (come Di profilo sembra pazzo, con Sandra Milo e Gianfranco D’Angelo). Scelto da Ben Stiller in persona per interpretare il ruolo dell’art director della sfilata di Don Atari, Gabriele ci ha raccontato la sua esperienza su un set come quello di Zoolander 2.

Com’è andato il tuo provino? Sapevi che ti stavi presentando per un ruolo in Zoolander 2?
Io mi ero presentato per un progetto in lingua inglese. Come capita molto spesso, in queste situazioni non ti danno molte delucidazioni al riguardo, sapevo solo che avrei dovuto recitare in inglese per un progetto da definirsi, quindi non sapevo assolutamente che si trattasse di Zoolander 2. Il primo provino andò bene e mi chiamarono per fare il secondo e in questa occasione, invece di trovarmi di fronte al casting director, mi sono ritrovato davanti Ben Stiller.

E cosa hai provato?
Il tutto è stato molto particolare e, allo stesso tempo, molto bello. Ammetto che comunque, quando entri dalla porta, aspettandoti tutt’altra cosa e dopo un po’ ti ritrovi davanti un Ben Stiller, resti completamente pietrificato, stupito ed emozionato. Un personaggio del genere, che io ammiro tantissimo, fa un certo effetto. Lì poi ho saputo che si trattava di Zoolander 2, mi è stato spiegato il progetto e qual era il ruolo che Stiller stava cercando e cosa avrebbe voluto vedere.

Quali direzioni o consigli ti ha dato per il tuo personaggio?
La cosa che mi ha fatto più piacere e che mi è rimasta molto impressa è che quando lui mi ha spiegato il personaggio che stava cercando, mi ha detto che non voleva vedere la recitazione intesa come il ricordarsi a memoria le battute con una buona pronuncia dell’inglese. Stiller voleva vedere una dinamica, voleva vedere il personaggio, quindi mi ha invitato anche ad improvvisare sul set. Anzi, mi ha orientato proprio verso l’improvvisazione, permettendomi di creare il personaggio partendo dal testo scritto. Voleva che lo stupissi e lo facessi divertire. Questo, alle volte, non sempre capita nei provini italiani, dove o sei chiamato a recitare su parte o devi improvvisare da zero.

E come hai costruito questo personaggio? Da dove è arrivata la giusta ispirazione?
Avendo già visto il primo film e apprezzando molto il lavoro di Ben Stiller, conoscevo un po’ lo stile e il genere di ironia che si ritrova nei suoi film, quindi quando lui mi ha spiegato il personaggio, sapevo già un po’ verso cosa orientarmi. Poi ho avuto degli approcci con il mondo della moda, conosco il dietro le quinte di una sfilata o di un evento, quindi un’idea della figura dell’art director ce l’avevo e sapevo dove prendere gli elementi utili per caratterizzare il mio personaggio. E’ stato un po’ un puzzle: spezzoni di film ed esperienza personale del mondo della moda e delle sfilate.

Come hai vissuto il set? Sei soddisfatto di questa esperienza?
Molto. Zoolander 2 è un mare popolato da pesci enormi, e anche se la mia è una piccola scena, ci sono anche io. Per me già solo il fatto di essere tra tutti quei nomi importanti, rappresenta una grandissima soddisfazione personale. Poi è stata un’esperienza bellissima sul set perché mi sono potuto rapportare con grandi attori del cinema internazionale che ho sempre visto in video. Un esempio su tutti: il mio primo giorno di set arrivo in camerino e mi chiamano per mandarmi al trucco. Entro nella sala trucco, mi siedo sulla poltrona e affianco a me c’era Benedict Cumberbatch! Ero emozionatissimo, ma lui si è posto in un modo così tranquillo e umile: si è presentato dandomi la mano, abbiamo chiacchierato, mi ha chiesto se fossi emozionato. Non me lo sarei mai aspettato! Torno in camerino, mi cambio e poi vado sul set per una prova tecnica. Lì, oltre agli innumerevoli tecnici, mi ritrovo in mezzo a Owen Wilson, Ben Stiller, Benedict Cumberbatch, Kyle Mooney e Kristen Wiig. E lì mi sono detto: “Ok Gabriele, se non ti prende il coccolone adesso, non ti prenderà mai più!“. E così è andata avanti per tutti i giorni di set, senza sapere cosa mi sarebbe capitato, cosa avrei visto e chi avrei incontrato, soprattutto. Tutti si sono posti in maniera molto tranquilla e umile nei miei confronti, nessuno mi ha fatto sentire fuori luogo o l’ultimo arrivato. Ero davvero partecipe della scena, tutti avevamo il nostro momento e tutti dovevamo partecipare allo stesso modo. Ovvio, il lavoro non era semplice perché comunque si trattava di una produzione internazionale in lingua inglese, quindi dovevo essere molto concentrato non solo sul mio personaggio, ma anche sulle direttive che mi dava Stiller o chi era sul set con me. Poi ho appreso molto: quando non dovevo recitare, mi sedevo vicino alla regia e facevo tesoro di tutto quello che sentivo e vedevo.

Prossimamente sarai nel cast della nuova fiction di RaiUno, Baciato dal Sole, in onda i prossimi 22 e 23 febbraio…
Si, ho avuto anche la fortuna di partecipare a questa fiction, che è un progetto nuovo ed è davvero molto bello, anche perché è un occhio sul dietro le quinte dei talent. La gente da casa vede solo quello che c’è davanti alla macchina da presa, con questa fiction, invece, mostriamo quello che c’è dietro, che resta oscuro al grande pubblico, con tutti i rovesci della medaglia dell’occasione. E alle volte è anche molto più interessante. Baciato dal Sole va a giocare proprio su questo, offrendo un punto di vista nuovo e sono molto curioso di sapere come verrà recepita.

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Augusto D'Amante

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