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Zoolander 2: Risate di risulta

Zoolander 2: Risate di risulta

Ritorna dopo 15 anni Zoolander, il modello bello in modo assurdo creato, diretto e interpretato da Ben Stiller accompagnato da Penelope Cruz e dai soliti Owen Wilson e Will Ferrell. Dall’11 febbraio in sala.

2stelle

Riapre il baraccone della moda, riapre il circo delle risate. Dopo 15 anni di attesa torna il fenomeno Zoolander, il più illustre, il più celebrato degli american idiot ovvero quei personaggi delle parodie hollywoodiane che mescolando corpose dosi di farsa a un pizzico di satira riescono a farsi strada sia al botteghino che nella mente e nella memoria dello spettatore. Regista, ideatore e interprete delle avventure di Derek Zoolander, top model non troppo sveglio ma bello in modo assurdo, è ovviamente lui, Ben Stiller, che di queste maschere è sempre la più riconoscibile, da Tutti pazzi per Mary a Tropic Thunder, da Dodgeball ad Anchorman, salvo prendersi ogni tanto delle libere uscite per recitare magari nelle commedie sofisticate dell’amico Noah Baumbach (Giovani si diventa) o per lasciarsi andare a qualche riflessione generazionale dietro la macchina da presa (Giovani, carini e disoccupati, il più recente I sogni segreti di Walter Mitty). Al suo fianco e ai suoi ordini una platea – è il caso di dirlo – di amici vecchi e nuovi, dai fidi compagni Owen Wilson e Will Ferrell, fino a una conturbante Penelope Cruz, dai soliti Billy Zane e Milla Jovovich a un inedito Benedict Cumberbatch e sullo sfondo una sfilata di celebrità pronta a prestare le proprie fattezze a volte con grande ironia (Justin Bieber, Sting, Kiefer Sutherland), altre solo per fare presenza (i grandi della moda, Valentino in primis).

Zoolander 2 ci porta quindi un po’ di anni avanti, quando il modello Derek e il suo collega e amico Hansel (Wilson) vivono da reclusi tra le montagne inaccessibili di un improbabile New Jersey e tra le dune di un Sahara in realtà non lontano da Malibù. A richiamarli sul centro della scena è una serie di omicidi di gente bella e famosa avvenuti per le strade di Roma, su cui sta indagando una sezione speciale dell’Interpol dedicata ai crimini nel mondo della moda e guidata dall’agente Valentina Valencia (Cruz). Inutile dire che presto l’intrigo si farà più fitto, preso com’è tra complotti i dell’elite fashionista e un pizzico di esoterismo a prendere per i fondelli il Codice da Vinci e sequel vari.

La sceneggiatura, firmata a otto mani dal regista, dall’attore Justin Theroux e dagli specialisti in commedie John Hamburg (Yes Man) e Nicholas Stoller (Ti presento i miei), costruisce le sue fondamenta sul successo dell’originale ma forse è troppo diligente in questa missione. Un intreccio un po’ convoluto porta avanti il film a fiammate, tra una sequenza iniziale che ci metterà davvero poco a conquistare Youtube e qualche buona trovata nel corso delle restanti due ore (le crisi coniugali di gruppo di Hansel, la battute su Sting e il sesso tantrico). Di ridere si ride, ma quasi sempre di risulta, sfruttando il canovaccio o le situazioni del primo film, o meglio ancora l’abbondanza di cammeo. Abbondanza che non sempre però il pubblico italiano saprà cogliere. Perché se magari i più attenti scorgeranno la Madalina Ghenea di Sanremo e del sorrentiniano Youth nel ruolo della donna esotica, sarà più difficile apprezzare le battute di Neil DeGrasse Tyson, il divulgatore scientifico più famoso della tv americana, o quelle del folksinger Willie Nelson.

Purtroppo anche la presa in giro del mondo della moda e dei suoi eccessi, vero generatore di risate del primo Zoolander, perde mordente. Perché in fondo, consapevoli o no, sono essi stessi a prendersi in giro, come sottolinea la scena non banale della sfilata alternativa, epifania di una moda che punta sull’anti-moda e sul modello ermafrodito interpretato da Benedict Cumberbatch. Per il resto Zoolander 2 è tutto un ripetersi, ci sono i battibecchi tra Derek e Hansel, il cattivo Mugatu con il suo latte macchiato, i complotti e la Magnum, il super sguardo che trasforma Zoolander in un supereroe. E non basta la trama del figlio del protagonista o la bella presenza di Penelope Cruz a riscattare un film che sarà pure divertente ma non entrerà nella leggenda.

 

 

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Marcello Lembo

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