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Remember: La vendetta che sopravvive agli anni

Remember: La vendetta che sopravvive agli anni

Dal 4 febbraio in sala, Remember è il thriller di Atom Egoyan che tratta il tema dell’Olocausto attraverso il viaggio di un uomo alla ricerca della sua vendetta. Un complicato puzzle in cui spicca l’interpretazione magistrale di Christopher Plummer, ma che pecca di intenzioni didascaliche nel finale.

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Presentato in concorso alla 72esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Toronto International Film Fest, dal 4 febbraio approda nelle nostre sale Remember, l’ultimo lavoro di Atom Egoyan, regista di origini armene e canadese di adozione, che nel 1999 firmò lo straordinario Il viaggio di Felicia.
Dopo vari lungometraggi che hanno visto Egoyan indeciso sulla strada da percorrere (Hollywood o l’indipendenza?), Remember permette al regista di far riaffiorare quella sua identità regalandoci un labirinto in cui si sentono ben vivide le urla della rabbia. Una rabbia che sopravvive negli anni e che trova nella vendetta la sua ultima missione.

A guidare questo viaggio è Zev, sopravvissuto ad Auschwitz che, superati abbondantemente gli 80 anni, si mette in viaggio alla ricerca dell’uomo che ha sterminato la sua famiglia nel campo polacco. Un tema, quello della ricerca del criminale nazista fuggito negli Stati Uniti con un’altra identità, molto caro al cinema, ma stavolta Egoyan lo presenta sotto un’altra prospettiva: a parte l’età del protagonista, Zev è affetto da demenza senile e tende a dimenticarsi tutto quello che gli succede. Con un rimando a Memento, il cult movie che ha consacrato l’opera di Christopher Nolan, Zev arranca nella sua ricerca grazie alla lettera dettagliata scritta dal suo amico Max, che non può partecipare alla missione perché costretto sulla sedia a rotelle.

Il viaggio si configura come un tortuoso labirinto tra USA e Canada, dove gli incontri di Zev si intrecciano con i luoghi (o forse sarebbe meglio definirli non-luoghi), immersi in un’atmosfera satura di tragicità, nonostante la lontananza temporale della catastrofe. Egoyan, però, non resta morbosamente attaccato a questo clima, ma alternando, soprattutto nella prima parte del film, commedia e dramma, pemette allo spettatore di non cadere in una spirale di angoscia. Condendo poi il tutto con gli elementi tipici del thriller e puntando sull’ennesima memorabile interpretazione del protagonista da parte del Premio Oscar Christopher Plummer (che regge da solo tutto il film in maniera impeccabile), il regista confeziona un film che si lascia seguire senza nessuna difficoltà e che tocca il suo apice nella scena dell’incontro tra Zev e il poliziotto John Kurlander (interpretato dal Dean Norris di Breaking Bad). In una casa che sorge a pochi metri da una diga in costruzione, dove l’abbaiare dei cani e le sirene dei cantieri fanno rivivere la tragedia del campo di sterminio, Zev è faccia a faccia con un personaggio costruito abilmente sia dall’interpretazione Norris che dalla direzione di Egoyan: un uomo verso il quale proviamo empatia, che ci fa tenerezza, per poi scoprirne la vera natura.

Se Zev ricerca la vendetta, lo spettatore aspetta coerenza e quando tutto il cerchio sta per chiudersi, eccola arrivare feroce e scioccante come un colpo di pistola sparato nel silenzio più totale. Sfortuna vuole, però, che il film non si chiuda qui. Egoyan ci lascia perplessi e fa vacillare l’intera struttura della pellicola con un secondo finale che pecca di intenzioni fin troppo didascaliche: una spiegazione inutile durante la quale si vogliono ricucire insieme pezzi di un complicato puzzle. Peccato, però, che questa operazione sia già perfettamente riuscita allo spettatore pochi minuti prima.

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Augusto D'Amante

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