LOGO
,

The Eichmann Show: L’olocausto e i media

The Eichmann Show: L’olocausto e i media

Il film tv della Bbc che racconta il processo al criminale nazista Adolf Eichmann, il primo grande evento mediatico che svelò al mondo gli orrori dell’olocausto, arriva in sala dal 25 al 27 gennaio in occasione del Giorno della Memoria.

2stelle

Gerusalemme, 1961. Sul banco degli imputati sale Adolf Eichmann, ex ufficiale delle SS, uno dei principali organizzatori del più grande crimine mai commesso. Il processo del secolo è iniziato e con esso inizia anche uno dei più grandi eventi mediatici di sempre, che riuscì ad oscurare anche la fallita invasione della Baia dei Porci a Cuba e la prima missione dell’uomo nello spazio, e che svelò gli orrori dell’olocausto a un mondo per lo più inconsapevole. Oggi l’evento mediatico diventa un film che porta un titolo ammiccante e velato di cinismo, The Eichmann Show. Si tratta di un film realizzato per la Bbc e con un due attori d’eccezione, Martin Freeman ed Anthony La Paglia, che arriva in sala per tre giorni per un evento speciale in occasione del Giorno della Memoria.

La storia del producer Milton Fruchtman (Freeman), che seguì il processo per la Abc, e del regista Leo Hurwitz (La Paglia), che dopo essere finito in lista nera per dieci anni ricominciò a lavorare proprio su insistenza di Fruchtman, procede quindi su un doppio binario, quello del racconto della tragedia e quello del racconto dell’evento. La pellicola diretta da Paul Andrew Williams procede con piglio britannico, con diligenza ma senza slanci. La regia è di quel piatto che normalmente viene definito “televisivo” anche se oggi gli standard della televisione sono ben altri. Né il racconto della questione mediatica che divise Fruchtman e Hurwitz (il primo voleva che la trasmissione fosse concentrata sulle testimonianze, Hurwitz cercava insistentemente una reazione del mostro Eichmann), né le tensioni, le minacce che accompagnarono l’evento servono a smuovere troppo il ritmo e le coscienze.

Le cose cambiano quando il racconto del processo entra nel vivo, quando sul banco dei testimoni arrivano le testimonianze dirette e nel montaggio fanno capolino ritagli di immagini d’epoca. Il mix tra fiction e documentario funziona meglio e adempie al suo compito di riportare alla memoria una delle pagine più buie della storia dell’umanità. Paradossalmente però è quando il senso dell’olocausto prende il sopravvento che il film perde la propria unicità. Perché il male assoluto che affiora dai racconti dei sopravvissuti emoziona lo spettatore ma gli fa a poco a poco dimenticare ogni tipo di riflessione su quello che è stato l’Eichmann Show e alla fine l’idea alla base del film diventa solo uno spunto didascalico che occupa quasi due terzi della pellicola senza però aggiungervi niente. Del processo, dei suoi protagonisti comunque interpretati con dovizia, resta poco, quasi nulla e The Eichmann Show diventa il passaggio intermedio di un telefono senza fili, un evento del nostro passato che a paragone della storia, con la sua violenza folle e insensata, impallidisce e la cui importanza, nel migliore dei casi, non viene spiegata a dovere.

 

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top