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Revenant – Il redivivo: La ‘vendetta’ di Leonardo DiCaprio

Revenant – Il redivivo: La ‘vendetta’ di Leonardo DiCaprio

Dopo le isterie di “Birdman” Alejandro González Iñárritu firma un’opera che cede il passo al misticismo. Un’epica che potrebbe regalare a Leonardo DiCaprio l’agognato Oscar.

4stelle

Pochi registi riescono a sublimare la violenza del reale in bellezza, la mattanza in estasi, il superamento dei limiti in un’epopea: Alejandro González Inarritu è uno di quei pochi e Revenant – Il redivivo ne è la dimostrazione. Il film, che all’inizio avrebbe dovuto dirigere Park Chan-wook e che per un breve periodo sarebbe passato nelle mani di John Hillcoat, si ispira in parte al romanzo di Michael Punke, ‘The Revenant: A Novel of Revenge’, il primo tentativo di raccontare la vera storia di Hugh Glass, cacciatore di pellicce che nel 1823 si unì alla spedizione del Capitano Andrew Henry per risalire il fiume Missouri dal Sud Dakota al Nord Dakota. Aggredito da un grizzly fu abbandonato dai suoi compagni di caccia, che lo davano ormai per morto: nessuno avrebbe immaginato che quell’uomo avrebbe trovato il modo di sopravvivere nei territori ostili del selvaggio West alla mercé di cacciatori senza scrupoli e di tribù di nativi americani.
Un pizzico di quella caparbietà probabilmente sarà servita anche a Leonardo DiCaprio per interpretarlo, se è vero che l’attore eternamente snobbato agli Oscar ha dovuto divorare fegato crudo di bisonte, saltare in un fiume ghiacciato rischiando l’ipotermia e dormire in carcasse di animali morti, tra le lande argentine della Terra del Fuoco e i boschi incontaminati del Canada. Tanto quanto basta insomma a convincere l’Academy che questa volta la ‘prova d’attore’ c’è e forse quella statuetta se la sarebbe meritata tutta anche in passato, senza necessariamente doversi trascinare carponi per oltre due ore di film.
Perché la potenza di Revenant, più che nelle prove estreme del malcapitato, risiede nell’inconfondibile abilità del regista messicano di trasformare anche una banale storia di sopravvivenza in un’epica dell’estasi, in un’esperienza della visione che supera di gran lunga qualsiasi tecnicismo.
La fotografia del suo storico collaboratore Emmanuel “Chivo” Lubekzi scolpisce volti e oggetti: la roccia viva, le carni degli animali sventrati, le acque gelide, i rami, le carcasse abbandonate, le pelli accatastate, lo strazio di un corpo ferito, tutti colti in una meravigliosa e composta alternanza di luci e ombre.
Nell’Ovest sconfinato, ostile, desolato si consuma la rinascita di Glass, la sua vendetta contro chi lo ha tradito lasciandolo solo e gravemente ferito in mezzo al nulla: è John Fitzgerald, rozzo cacciatore di pelli, che uno stropicciato, cattivissimo e animalesco Tom Hardy si caricherà sulle spalle per tutto il film senza concedere nulla alla finzione e caratterizzando un personaggio credibile in ogni gesto e ad ogni parola trascinata, mormorata e sbiascicata. Sarà l’elemento di raccordo tra un silenzioso e onnipresente misticismo e uno strisciante desiderio di vendetta, che porta Revenant nel territorio del western, dei duelli, delle pistole fumanti, degli scalpi dei nemici uccisi dai pellerossa che di quei territori immacolati avevano fatto casa propria. Feroci e impavidi guerrieri a loro modo ‘redivivi’, in attesa di una vendetta che ‘è nelle mani di Dio’.

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Elisabetta Bartucca

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