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La Corrispondenza: Al di là dell’amore

La Corrispondenza: Al di là dell’amore

Undicesimo film per Giuseppe Tornatore che porta in scena la storia di due amanti, Jeremy Irons e Olga Kurylenko, divisi da una barriera invalicabile. In sala dal 14 gennaio.

2stelle

Un amore capace di varcare anche l’ultimo dei confini. È quello che ci racconta Giuseppe Tornatore nel suo La Corrispondenza, che come il precedente La Migliore Offerta strizza l’occhio a un pubblico internazionale. Due volti noti di Hollywood, il grande vecchio Jeremy Irons, l’ex Bond-Girl Olga Kurylenko, un setting che si divide tra Londra ed Edimburgo e un’Italia che emerge solo dalle acque del lago d’Orta, con i paesaggi da cartolina dell’isola di San Giulio. La Corrispondenza, undicesimo lungometraggio del regista siciliano, segue le vicende amorose di Amy (Kurylenko), studentessa fuori corso che esorcizza ogni giorno un malcelato desiderio di morte facendo da stuntwoman per la tv e il cinema, e di Ed (Irons) astrofisico, amante e mentore della ragazza. Una storia d’amore che si sviluppa nonostante una barriera invalicabile attraverso una corrispondenza, quella del titolo, fatta di lettere, email, pacchi consegnati in un determinato giorno, in una determinata ora, videomessaggi e tutto ciò che la tecnologia mette a disposizione dell’uomo.

Tornatore, autore anche della sceneggiatura, allontana sin dalle prime battute ogni pretesa di realismo pur senza varcare apertamente i confini del fantastico. E tenta la via della costruzione prettamente letteraria, che nella sua filmografia passata ha segnato anche alcune delle pagine più felici, Una Pura Formalità su tutte. Ma rispetto al film con Gerard Depardieu e Roman Polanski lo spunto, piuttosto originale, di una storia d’amore che prende le mosse dalla sua naturale conclusione tende a perdersi nei dialoghi che incespicano a intervalli regolari, nei monologhi di Irons pervasi da un paternalismo fin troppo melenso e in generale in una sceneggiatura che prende tante, forse troppe, scorciatoie. Il risultato è che il gioco letterario si inceppa e quei personaggi che magari funzionavano sulla carta restano sulla carta, così come i loro sentimenti che volevano essere l’anima di questo film.

Allo spettatore più esigente non resterà che consolarsi con gli aspetti tecnici della pellicola, con la fotografia di Fabio Zamarion (già collaboratore di Crialese e dello stesso Tornatore) e con una splendida colonna sonora di Ennio Morricone che accompagna l’intreccio con intensa delicatezza

 

 

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Marcello Lembo

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