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Ti Guardo, Vigas: “Pasolini, Bresson e Haneke mi hanno ispirato”

Ti Guardo, Vigas: “Pasolini, Bresson e Haneke mi hanno ispirato”

Dopo aver vinto il Leone d’Oro alla scorsa edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Ti Guardo, traduzione italiana di Desde Allà, diretto da Lorenzo Vigas, sta per arrivare nelle sale cinematografiche italiane. Il film sarà in sala dal prossimo 21 gennaio e proprio in Italia il film inizierà la sua distribuzione. Alla presentazione del film questa mattina alla Casa del Cinema di Roma, il regista ci ha parlato di questa sua opera, seconda parte di una trilogia partita nel 2004 con il cortometraggio Los elefantes nunca olvidan, che vuole esplorare i temi della genitorialità.

Ti Guardo racconta una storia che mette insieme vari elementi, dal rapporto padre/figlio all’omofobia. Come sei riuscito a creare una squadra che ti ha permesso di vincere un Festival come quello di Venezia con un’opera prima?
Sono riuscito a costruire una buona squadra perché alla base avevo un’ottima sceneggiatura. Partendo da questa ho avuto modo di coinvolgere tutte quelle persone con le quali volevo costruire una buona squadra di lavoro. Inoltre avevo alle spalle anche il mio lavoro precedente, il cortometraggio Los elefantes nunca olvidan, che mi aveva permesso di farmi conoscere. Credo che questo film sia il risultato di un vero e proprio progetto collaborativo, ne è esempio il fatto che quando ho inviato la sceneggiatura ad Alfredo Castro, il protagonista di Ti Guardo, lui si è innamorato della storia e ha deciso di venire a Caracas per girare il film. Credo che sia molto importante la collaborazione in un gruppo di lavoro.

Alfredo Castro e l’esordiente Luis Silva sono gli unici protagonisti di questa pellicola. Come hai lavorato con loro?
Anche se alle spalle hai una sceneggiatura molto potente, quando lavori con i tuoi attori devi scordartela. Alfredo aveva letto la sceneggiatura, ma Luis, che non è un attore professionista, no. Le battute gliele davo una ventina di minuti prima di iniziare a girare, quindi aveva davvero pochissimo tempo per impararle. Ho lavorato in questo modo soprattutto con gli attori non professionisti che compaiono in Ti Guardo perché desideravo fortemente che non avessero il tempo di razionalizzare le loro battute, così da non perdere la loro freschezza. Un rischio che ho voluto correre. Ovviamente ciò ha comportato un certo grado di improvvisazione sul set e sia Castro che Silva sono riusciti a dare un loro contributo e a suggerire nuove battute o situazioni.

Quindi con Silva non hai avuto grandi difficoltà…
No. Vidi una sua fotografia in un’agenzia di casting e quello che mi colpì di questo ragazzo era il suo sguardo: brutale e sofferente allo stesso tempo. Lo incontrai e dopo aver chiacchierato lo scritturai. Non gli feci fare nessun provino davanti alle telecamere se non qualche giorno prima delle riprese. E’ stata una scelta molto felice.

Per certi versi il film ricorda un po’ Pasolini, con i suoi ragazzi di vita e le sue storie ai margini. Quali sono stati i tuoi riferimenti cinematografici?
Si, Pasolini sicuramente mi ha influenzato molto, soprattutto dal punto di vista tematico. Ma dal punto di vista formale i miei riferimenti sono stati Bresson, soprattutto il film Pickpocket, e La pianista di Michael Haneke.

Come mai non hai voluto approfondire la tematica relativa alla società venezuelana, in particolare di Caracas?
Perchè penso che alla base del film ci sia la psicologia del protagonista e non tanto la realtà di Caracas. La psicologia di Armando guida totalmente il film: anche se è immerso nella realtà del suo paese, il Venezuela, il punto focale di tutto il film è quest’uomo con la sua incapacità di creare qualsiasi tipo di rapporto emotivo e affettivo. L’unico problema che mi si è posto riguardava come raccontare questa storia…

Per questo hai fatto ricorso alle inquadrature sfocate?
Si. Per me era importante capire come riprendere un personaggio che fosse fisicamente presente in quei luoghi, ma che con la testa era proiettato nel passato. Sul set ho fatto molte prove, come giusto che sia, e alla fine ho capito che solo ricorrendo a queste inquadrature sfocate sarei riuscito a portare Armando in vita.

Cosa c’è nel futuro professionale di Lorenzo Vigas dopo Venezia?
Intanto l’uscita di questo film. In Venezuela arriverà ad aprile e sono molto curioso di conoscere la reazione delle persone che lo vedranno. Il film potrebbe provocare un forte dibattito nell’opinione pubblica venezuelana, anche perché tratta temi che sono considerati dei veri tabù, come l’omofobia. Ma io credo che un’opera d’arte debba scatenare polemiche, soprattutto quando manca un certo tipo di comunicazione tra cittadini e classe politica. Continuerò a sviluppare il mio prossimo film, La caja, terza parte di questa trilogia iniziata con Los elefantes nunca olvidan. Dopo Venezia ho ricevuto interessanti proposte, ma sinceramente ora voglio concentrarmi sui miei progetti: questo film, che spero di iniziare a girare a settembre, e un altro lungometraggio che ho in mente.

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Augusto D'Amante

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