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Heart of the sea – Le origini di Moby Dick: Sulla scia di un classico

Heart of the sea – Le origini di Moby Dick: Sulla scia di un classico

Heart of the sea, la nuova fatica di Ron Howard e Chris Hemsworth, di nuovo insieme dopo Rush, porta in sala la storia della baleniera Essex che ispirò Herman Melville a scrivere il suo più celebre romanzo, Moby Dick. Nei cinema dal 3 dicembre.

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Al largo in un deserto d’acqua, a sfidare le forze della natura. E questa sfida diventa prima lotta per la sopravvivenza, poi gloria letteraria. Heart of the sea – Le origini di Moby Dick, nuovo film diretto da Ron Howard e interpretato dal divo Chris Hemsworth, di nuovo insieme dopo Rush, ci porta in alto mare per seguire le vicende della baleniera Essex, il cui affondamento ad opera di una gigantesca balena bianca, servì da ispirazione a Herman Melville per scrivere uno dei romanzi più letti e celebrati della letteratura in lingua inglese, Moby Dick.

La storia, tratta dal libro di Nathaniel Philbrick, ci porta a Nantucket nella prima metà del 1800 quando Owen Chase (Hemsworth) si imbarca sulla Essex con il rango di primo ufficiale agli ordini di un capitano inesperto, George Pollard (Benjamin Walker). Obiettivo: andare a caccia di balene e del loro olio, principale combustibile usato per l’illuminazione urbana. Il tutto ci viene narrato attraverso gli occhi del marinaio Nickerson – che da giovane ha il volto del prossimo Spider-Man, Tom Holland e da vecchio è interpretato dal grande caratterista Brendan Gleeson – che racconta la vicenda direttamente allo scrittore Melville (Ben Whishaw).

Ascendenze letterarie a parte Heart of the sea non si discosta poi molto da un normalissimo film di avventura marinara. Manovre, tempeste, naufragi e attori costretti a perdere peso per esigenze di copione (si è parlato molto in America di Hemsworth ma a sottoporsi all’impressionante ordalia sono anche Walker e Cillian Murphy). Tutto già visto e l’elemento letterario, sebbene incuriosisca, si limita agli interludi tra Whishaw e Gleeson, ben recitati ma forse un po’ avulsi dal resto dell’intreccio, figli del tentativo dello sceneggiatore Charles Leavitt (K-Pax, Blood Diamond) di tenere sempre presente il collegamento con Moby Dick e di cercare di spiegare come un caso di cronaca marittima possa trasformarsi in pagine tanto vibranti d’emozione.

Ron Howard, dal canto suo, si concentra sul feticcio nave, sulle complesse manovre per governarla, e sul feticcio Hemsworth, un attore forse tradito dalla sua bellezza e dalla scelta, abbastanza monotona, dei ruoli da interpretare. Dall’eroe Thor all’hacker di Blackhat, dal pilota di Rush fino al baleniere Chase, tutti eroi, magari non senza macchia, ma sempre umorali e mai disposti a venire a compromessi. Il risultato finale è un film privo di ogni sfumatura, se non quelle della sontuosa fotografia di Anthony Dod Mantle (Rush, The Millionaire), che ha il coraggio di evitare la trappola del survival horror e che a volte sa essere anche spettacolare, ma che si avventura in luoghi troppo comuni per riuscire a dire qualcosa di veramente originale. E il senso del mare, lo scontro violento con una natura che se vuole non perdona, si perde in un 3d piatto e poco significativo che pure potrà intrattenere ma difficilmente riuscirà a emozionare.

 

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Marcello Lembo

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