LOGO
,

The Visit: i nonni da incubo di M. Night Shyamalan

The Visit: i nonni da incubo di M. Night Shyamalan

Il regista del Sesto Senso e di Unbreakable, M. Night Shyamalan, tenta la via della formula degli horror a basso costo prodotti da Jason Blum. Il risultato è un mix tra terrore, sensazioni weird e un pizzico di umorismo con un finale rigorosamente a sorpresa. In sala dal 26 novembre.

2stellemezzo

Case vecchie piene di foto, nipoti rimpinzati di biscotti e poi tutti a letto presto. Ma quando c’è il genere horror di mezzo ogni cosa cambia, ogni prospettiva si rovescia e ogni sogno diventa incubo. È il caso di The Visit, l’ultima proposta della Blumhouse di Jason Blum, specializzata in film a basso budget e dagli alti incassi, da Paranormal Activity a La Notte del Giudizio passando per Sinister e Insidious. È anche il nuovo e forse più interessante tentativo di M. Night Shyamalan di risollevare quella carriera che a cavallo del 2000 lo voleva come uno dei registi di culto per eccellenza.

Il cineasta indiano che aveva conquistato il pubblico con Il Sesto Senso, Unbreakable e The Village, con uno stile fatto di tempi dilatati, atmosfere cupe e finali rigorosamente a sorpresa, viene infatti da una striscia non invidiabile di flop. Prima con film nati in seno a grandi studios come L’Ultimo Dominatore dell’Aria e After Earth che non sfondarono al botteghino né tra i suoi fan, e poi con un tentativo di rilancio televisivo per niente riuscito con la serie Wayward Pines. Al posto di deprimersi o di accettare altri incarichi che non sentiva propri Shyamalan ha deciso di riprendere in mano non solo la macchina da presa ma anche la penna e di affidarsi al modello Blumhouse, film a basso budget e con massima libertà creativa concessa.

E così l’autore del Sesto Senso segue le avventure dell’aspirante regista adolescente Becca (Olivia DeJonge) e del fratellino Tyler (Ed Oxenbould) che si trovano a visitare i nonni (Deanna Dunagan e Peter McRobbie) per la prima volta da quando la loro madre aveva deciso di fuggire di casa e che, per giustificare la formula del cosiddetto found footage (i film ripresi in prima persona, come The Blair Witch Project), decidono di riprendere tutto allo scopo di farne un documentario. Dopo un inizio di apparente normalità la visita del titolo prende però una piega prima paradossale poi sempre più sinistra, quando i nonni di Becca e Tyler assumono atteggiamenti via via più inspiegabili. The Visit infatti, pur accettando la formula horror dei prodotti Blumhouse, sembra incamminarsi sul sentiero del weird mostrandoci una nonna che di notte va in giro nuda a grattare le pareti o un capannone dove giace un cumulo di pannoloni usati. A confermare la sensazione spiazzante è anche la scelta di infarcire di umorismo la struttura inquietante del film. E così il piccolo Tyler è un aspirante rapper del ghetto, che improvvisa versi strampalati e che al posto di imprecare urla i nomi delle star del pop.

Il risultato è un mix di non facile lettura dove lo stile di Shyamalan emerge solo a tratti. Da un lato è  sicuramente un passo avanti verso l’obiettivo della risalita, come testimonia anche un botteghino internazionale che ha incassato 100 milioni su cinque di spesa e la conferma di un nuovo film sempre realizzato per la Blumhouse e con James McAvoy protagonista. Dall’altro però The Visit non può dirsi riuscito a pieno, perché in fondo non fa troppa paura; perché non evita la classica trappola degli horror, quella di non riuscire a giustificare i comportamenti dei suoi protagonisti, spesso spinti per esigenze di sceneggiatura a mettersi in pericolo senza motivazione apparente; perché i tentativi di dare profondità ai personaggi cadono spesso nel vuoto; perché anche il caratteristico finale a sorpresa c’è ma non ti toglie il fiato come facevano quelli del Sesto Senso, di Unbreakable e così via.

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top