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TFF33: Craig Roberts, da Submarine a Just Jim

TFF33: Craig Roberts, da Submarine a Just Jim

Nel 2010 Ben Stiller decideva di produrre un piccolo film: si chiamava Submarine, era l’adattamento dell’omonimo romanzo di Joe Dunthorne, tutt’oggi orfano in Italia di una distribuzione. Un debutto che presto avrebbe fatto il giro dei festival di mezzo mondo da Toronto al Sundance passando per Londra, tanto da convincere la Weinstein ad acquistarlo per distribuirlo nelle sale americane. L’attore protagonista si chiamava Craig Roberts ed oggi al Torino Film Festival presenta il suo esordio alla regia: Just Jim, un coming of age dannatamente comico e nerissimo. Non siamo molto lontani dai temi affrontati in Submarine, : il protagonista è lo strampalato diciassettenne Jim (interpretato dallo stesso regista) perseguitato dai bulli della scuola, ossessionato dai vecchi film e invaghito della sua compagna di classe.
Un film personalissimo se è vero come dichiara lo stesso Roberts di averlo girato nella sua città natale, a Maesycwmmer, e nella sua vecchia scuola. “ ‘Just Jim’ è una riflessione su cosa abbia significato per me crescere a Maesycwmmer. Se solo avessi avuto uno come il personaggio di James Dean ad aiutarmi…
Alcuni fatti del film sono veramente accaduti”
, racconta.
Ancora una storia di formazione, ma questa volta con un ragazzino solitario  ed emarginato, almeno fino all’incontro con il nuovo vicino di casa Dean (Emile Hirsch), che lo  aiuterà a essere più cool, a cambiare look e a correre, correre, correre…

La prima parte del film è composta da piccoli episodi che ricordano molto la struttura di un fumetto.
L’idea era proprio quella di mostrare e far avvicinare il pubblico all’universo nichilistico in cui vive Jim; nel primo atto volevo che il pubblico si sentisse annoiato tanto quanto me adolescente.
Jim è uno schizofrenico con crolli nervosi che dettano poi il ritmo del film.

Il suo antagonista dice di chiamarsi Dean ed è un americano profondamente diverso da lui…
Se fossi stato l’unico protagonista sarebbe stato molto noioso! Bisognava quindi introdurre un antagonista e visto che Jim passa ore e ore a vedere vecchi film ho pensato subito alla figura di James Dean e ho chiesto a Emile (Hirsch, n.d.r.) di interpretarlo.
Il suo arrivo è la luce che si contrappone al buio e al grigiore di fondo della storia, dando al film una sintassi e una grammatica molto diversa da quella avuta fino a quel momento.

Nel finale Jim corre, corre, corre; avrà imparato qualcosa o no?
La corsa campestre è una metafora dell’imperativo di essere cool che avevamo al liceo, è un modo per superare questa visione distopica. Jim impara che solo rallentando il passo riesce a seguire il flusso delle altre persone.

Cosa vuol dire per te essere cool?

Io sicuramente non lo so perché mia vita è l’esatto opposto del cool. Un ragazzino potrebbe avere meglio la percezione di cosa sia cool: è lo stile di vita americano, fumare sigarette, usare un linguaggio molto esplicito ma l’idea che ho io è molto vaga ed è il motivo per cui corro.

C’è una cura molto precisa della fotografia…

Avevamo pochissimo tempo per girare, quindi meno ciak avremmo fatto e meglio sarebbe stato. Uno dei cineasti che amo di più è Roy Anderson per il suo modo di usare il campo medio e lungo, ti dà quasi la sensazione di stare in una vignetta in cui sono inseriti tutti i personaggi.
Nella prima parte del film fino all’arrivo di Dean, anche io ho scelto di fare la stessa cosa. Quando compare Dean inizio inizio invece a inquadrarli insieme, ma senza avvicinarmi troppo perché penso che un campo medio-lungo sia più realistico; nella vita reale non hai mai un primo piano dei personaggi nella stessa inquadratura.
Certo, so che è una scelta stilistica rischiosa perché compromette l’accessibilità al film ma

Continuerà a fare l’attore, scrivere film e dirigerli? Farà sempre commedie?

Continuerò a dirigere se qualcuno avrà soldi da sprecare e da darmi! Non reciterò più perché credo ci siano persone in grado di farlo più me. Se farò altre commedie? Beh, credo che un film senza un pizzico di comicità sia assolutamente inguardabile,  quasi un insulto per il pubblico, con le dovute eccezioni ovviamente.
Il mio film preferito è ‘Taxi Driver’, lo trovo esilarante proprio per i toni giocati sulla comicità.

 

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Elisabetta Bartucca

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