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Il viaggio di Arlo: Piccoli dinosauri crescono

Il viaggio di Arlo: Piccoli dinosauri crescono

A pochi mesi dall’uscita di Inside Out, Disney-Pixar porta al cinema Il viaggio di Arlo, splendido racconto di formazione che ha per protagonista un giovane brontosauro. Creando una preistoria alternativa, il regista Peter Sohn, complice l’eccellenza tecnica di casa Pixar, presenta una storia semplice che farà la gioia del pubblico più giovane. Il film sarà in sala dal 25 novembre.

4stelle

Dopo aver esplorato la mente umana con Inside Out, il connubio Disney-Pixar torna in sala e, tramite il gioco del “what if?“, immagina cosa sarebbe successo se quel famoso asteroide che ha causato l’estinzione dei dinosauri, non avesse centrato il suo obiettivo, il pianeta Terra. Nasce così Il viaggio di Arlo, “road-movie” di animazione che racconta le avventure di un giovane brontosauro alla ricerca della sua famiglia.
Milioni di anni dopo la scampata catastrofe, Arlo cresce nella fattoria dei suoi genitori, Henry e Ida (in originale doppiata da Frances McDormand), insieme ai fratelli più grandi Libby e Buck. Rispetto ai due fratelli, Arlo ancora non è riuscito a trovare uno scopo e una sua posizione all’interno del nucleo familiare: ha così tanta paura che nemmeno il compito più facile (dar da mangiare alle galline) gli risulta fattibile. La grande occasione arriva quando gli viene chiesto di acciuffare la “bestia” che ruba il raccolto, ma mentre Arlo e il padre cercano di catturare l’intruso, Henry viene travolto dalla piena del fiume. La vita alla fattoria riprende a fatica e presto Arlo si ritroverà faccia a faccia con il suo “nemico”: un piccolo esemplare di uomo delle caverne che ulula e cammina a quattro zampe, Spot. Durante l’inseguimento, però, Arlo cade nel fiume, batte la testa e viene trascinato dalla corrente a chilometri di distanza da casa.

Disney-Pixar giocano di nuovo con le emozioni e questa volta vogliono raccontarci l’amicizia che si viene a creare tra un dinosauro e un essere umano allo stato primitivo. Come vuole tradizione, la grande metafora del viaggio qui trova pane per i suoi denti: le avventure di Spot e Arlo sono il pretesto che permette ad entrambi di conoscere veramente se stessi e di affrontare quelle che sono le loro difficoltà. Per Arlo questo si traduce nel fronteggiare le proprie paure: il giovane dinosauro è chiamato a riflettere su di esse, in modo da non considerarle più quel meccanismo che non gli permette di affrontare la vita, ma come quella molla necessaria per vivere in maniera più serena. Il viaggio che Arlo dovrà affrontare sarà la sua più grande lezione di vita e solo grazie a questo scoprirà il suo vero posto nel mondo.

Nonostante alcuni problemi di produzione (il film doveva uscire nel 2013), Il viaggio di Arlo punta tutto sull’eccellenza dell’animazione (vedi gli splendidi paesaggi e gli effetti dell’acqua) e di una storia che, seppur vista e rivista, non stanca mai per la sua semplicità e, quindi, la sua capacità di conquistare gli spettatori. Per l’ennesima volta, quindi, la Pixar mostra non solo di avere abilissimi tecnici, ma anche notevoli scrittori: storia e tecnica qui vanno a braccetto, l’una è imprescindibile dall’altra (apice ti questo connubio, la scena nel campo di lucciole). Tra le intuizioni che rendono davvero unico questo film sarebbe il caso di citarne almeno due. La prima è il ricorso ad alcuni elementi del genere western: l’incontro con i T-Rex (che nella preistoria alternativa Disney-Pixar sono diventati allevatori di bisonti) si svolge secondo i canoni di questo genere, con tanto di musiche che ne sottolineano l’intensità. La secondo intuizione, la più interessante, è stata quella di trasformare l’uomo in cane dell’animale: Spot viene letteralmente addomesticato da Arlo e sarà proprio grazie al dinosauro che il giovane cavernicolo prenderà consapevolezza di ciò che è e di scegliere la sua strada.
Sperando che la scia luminosa di Inside Out non offuschi questa nuova storia, Il viaggio di Arlo si configura come una storia di formazione dedicata indubbiamente ad un pubblico più giovane, anche grazie al fascino che i dinosauri esercitano su questa fascia di pubblico. Ma non mancherà di rendere felici anche molti adulti.

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Augusto D'Amante

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