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TFF33: Le suffragette di Sarah Gavron aprono il festival

TFF33: Le suffragette di Sarah Gavron aprono il festival

Facevano saltare in aria le cassette della posta, interrompevano le comunicazioni tagliando i fili del telegrafo, lanciavano bottiglie incendiarie, attaccavano proprietà, proclamavano scioperi della fame, urlavano in piazza il loro diritto al voto e all’eguaglianza e finivano in prigione. Le lotte del primissimo movimento femminista inglese furono tutt’altro che pacifiche: donne costrette ad agire clandestinamente e  a rinunciare ai propri figli, alla propria famiglia, spesso alla vita per conquistare quei diritti che hanno fatto di noi tutte le donne che oggi siamo.
Colpisce allora che ci sia voluto un secolo buono prima che il cinema potesse scoprire la lotta delle impavide suffragette inglesi, rispolverarla e tentare di raccontarla. E non stupisce che a provarci sia stato un team di donne guidato da Sarah Gavron e Abi Morgan, regista e sceneggiatrice, che oggi portano orgogliosamente in giro per i principali festival europei il loro “Suffragette” (nella sale italiane con Bim). Dopo l’apertura dello scorso London Film Festival, il film inaugura anche il 33esimo Festival di Torino vantando una serie di primati: non solo il primo film sulle lotte delle suffragette, ma anche la prima produzione ad aver avuto accesso all’House of Parliament, perché “volevamo girare le scene della protesta proprio laddove si era realmente svolta e ce l’abbiamo fatta. – racconta Abi Morgan – Siamo state molto suffragette in questo, abbiamo insistito giorno dopo giorno pur di avere i permessi necessari a girare lì con una troupe fatta tutta di donne”.
Ma la vera scommessa era evitare il classico biopic: “Avevo già scritto un biopic in passato, ‘The Iron Lady’ – spiega la sceneggiatrice – e la sfida questa volta non era contestualizzare una vita significativa ed eccezionale all’interno di  un determinato periodo storico, ma raccontare storie di vite comuni, normali. Per questo abbiamo deciso di concentrarci sui sedici mesi cruciali del movimento femminista inglese e abbiamo introdotto un personaggio di finzione come quello di Maude”,  lasciando invece un ruolo quasi marginale ad alcune figure storiche come quella di Emmeline Pankhurst, leader del movimento qui affidata al cameo di Meryl Streep. “Volevamo indagare le motivazioni che hanno spinto tante donne come Maude a combattere mettendo a repentaglio la propria vita, la propria famiglia e i propri figli. Per noi era importante fare un film sulle donne che non hanno voce, lasciando che per una volta fossero loro a parlare”.
E a parlare sul grande schermo è una squadra di donne altrettanto impavide, da Carey Mulligan nei panni della protagonista a Anne Marie Duff, Helena Bonham ­ Carter e Romola Garai.
Ci sono voluti sei anni per realizzare un film che sarebbe dovuto arrivare molto prima e che passerà alla storia non tanto per il suo valore cinematografico quanto per il suo arrivo tardivo.

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Elisabetta Bartucca

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