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In fondo al bosco: Tra mistero e thriller

In fondo al bosco: Tra mistero e thriller

Il debutto di Sky Cinema in sala avviene con un thriller che sfocia nel mistery, In fondo al bosco, pellicola diretta da Stefano Lodovichi con Filippo Nigro e Camilla Filippi. Elementi validi e un abile intreccio tra generi non sono, però, sfruttati nel migliore dei modi, e il film lascia nello spettatore troppe domande irrisolte.

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Per il suo esordio al cinema, Sky Cinema, che per la prima volta produce un film che verrà distribuito in sala, decide di puntare sul thriller e sul giovane regista Stefano Lodovichi, al suo secondo lungometraggio. Nasce così In fondo al bosco, in sala dal 19 novembre, film che oscilla tra mistery e thriller raccontando una storia che si svolge tra le vallate delle Alpi.
La pellicola prende le mosse da una tradizione popolare propria dei piccoli paesi alpini, quella dei Krampus: ogni 5 dicembre, gli uomini si travestono da demoni per esorcizzare il male. Vuole la tradizione, durante la sfilata, tra la folla, si aggira il diavolo. “E’ una tradizione – dice Lodovichi – che porta con sè molto fascino: mi ha permesso di raccontare qualcosa di molto profondo partendo da qualcosa di molto popolare“. Il regista ci catapulta da subito in quest’atmosfera lugubre e ci mostra la folla ad altezza bambino, così come la vede Tommaso, il protagonista del film: “Mi sono ispirato – continua Lodovichi – un po’ ad ET di Spielberg, soprattutto la scena in cui l’alieno si aggira nel bosco. E volevo lavorare sul rapporto tra generazioni, una sorta di filo rosso che collega tutti i miei lavori“. In fondo al bosco è la storia di una perdita: due genitori si trovano ad affrontare una dura realtà che vede il loro bambino sparire nel nulla. Cinque anni dopo, però, ecco che Tommaso ritorna: ma sarà veramente lui?

La bravura di Lodovichi sta nel depistare continuamente lo spettatore. Prendendo spunto dalle maschere dei Krampus, il regista mescola elementi dei film di genere mistery con quelli tipici del thriller: “La maschera dei Krampus, in realtà, nascondeva altro. Usando temi tipici dell’horror, in realtà volevo seguire un altro tema“. Ed è così che viene fuori un lavoro in cui il continuo intrecciarsi di generi permette allo spettatore di restare incollato con gli occhi a ciò che vede, ponendosi tutte le domande del caso e restando nella continua attesa di una soluzione. In fondo al bosco è una storia di solitudini e di incomprensioni: i protagonisti vivono vicini dal punto di vista fisico, ma appartengono a mondi molto distanti tra loro. Ogni scena sembra promettere qualcosa che non dà, ma che abilmente devia l’attenzione su altri elementi, smontando qualsiasi impressione o pensiero. Purtroppo, però, quell’attesa viene tradita: pur presentando un finale che lascia a bocca aperta, Lodovichi tralascia alcuni elementi che in un modo o nell’altro servono per dare una maggiore credibilità alla storia. Ecco dunque che le risposte tanto attese dal pubblico non arrivano quando si giunge ad una conclusione e questa situazione fa crescere un senso di frustrazione che non permette di apprezzare appieno la pellicola.

Ed è un peccato anche per le interpretazioni degli attori. Camilla Filippi si confronta con il personaggio di una madre che soffre a causa della sua perdita e lo fa in maniera davvero eccelsa. Ma su tutti troneggia Filippo Nigro, nei panni di Manuel, padre di Tommaso: “Un uomo solo – dice l’attore – che vive in un ambiente poco generoso dal punto di vista affettivo. Mi affascinava soprattutto per un discorso di sopravvivenza e tutti i passaggi emotivi che questo personaggio ha dovuto affrontare, rappresentavano una sfida davvero avvincente“. Da tenere sottocchio anche Luca Filippi, giovane attore che dà il volto a Dimitri, il “matto” del paese: complice anche il suo sguardo magnetico, Filippi ci presenta un personaggio davvero complesso e lo fa con intensa bravura.
Il film porta con sè il fascino di quei thriller nordici, ricorda la suspense di Hitchcock e il Von Trier di Antichrist, ma, come accade quando si attraversa un bosco, i sentieri tracciati da questa pellicola sono pieni di insidie: le domande rimaste in sospeso sono troppe per poter considerare questa esperienza veramente appagante. In fondo al bosco si configura più come un’occasione sprecata, in cui validissimi elementi (dalla fotografia alle scelte di regia, dai costumi alle scenografie fino alle interpretazioni) non trovano nella sceneggiatura una vera ancora di appoggio.

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Augusto D'Amante

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