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Il Segreto dei Suoi Occhi: Remake senza passione

Il Segreto dei Suoi Occhi: Remake senza passione

In sala dal 12 novembre, Il Segreto dei suoi Occhi è il remake diretto da Billy Ray del film argentino di Juan José Campanella che ha vinto l’Oscar come Miglior Film Straniero nel 2010. Ray realizza un film che oscilla tra l’omaggio e l’originalità, senza però trovare un punto di contatto. E anche le interpretazioni dei protagonisti non aiutano in tal senso.

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Quando nel 2009 uscì al cinema il film argentino El Secreto de sus ojos diretto da Juan José Campanella, Hollywood si innamorò a tal punto della pellicola da assegnarle il Premio Oscar come Miglior Film Straniero. Guardando quel film sono palesi le ragioni che hanno portato a quel meritatissimo riconoscimento: dalla storia ai personaggi, dalle scelte di regia alla sceneggiatura, El secreto de sus ojos trasforma in poesia una tensione che cresce scena dopo scena, facendoci restare a bocca aperta sul finale.

Sei anni dopo ecco che Billy Ray riporta quella storia al cinema e, complice un cast di richiamo composto da Nicole Kidman, Julia Roberts e Chiwetel Ejiofor, realizza il remake Il Segreto dei Suoi Occhi, in sala dal 12 novembre. Raramente, nella storia del cinema, i remake hanno eguagliato o addirittura superato i film a cui si ispiravano (per citarne due: Scarface di Brian De Palma o Nosferatu, il principe della notte di Werner Herzog), ma questo non è il caso. Anche Il Segreto dei Suoi Occhi gioca su due livelli narrativi, ma se il film di Campanella era ambientato negli anni immediatamente precedenti il golpe militare del 1976, nel film di Ray ci troviamo pochi mesi dopo gli attacchi dell’11 settembre e i due poliziotti Ray (Chiwetel Ejiofor) e Jess (Julia Roberts), coordinati dal loro supervisore Claire (Nicole Kidman), stanno tenendo sotto controllo una moschea di Los Angeles, che potrebbe essere una delle città sotto il mirino dei terroristi dopo quello che è accaduto a New York e a Washington. Durante un sopralluogo viene ritrovato il cadavere di una donna nei pressi della moschea e Ray si accorge che il corpo senza vita è quello della figlia di Jess.

Prendendo le mosse da questo tragico evento che segnerà per sempre le loro vite, il regista gioca abilmente con il fascino di una storia nella quale i temi del tempo e della giustizia si intrecciano indissolubilmente tra loro. Omaggiando il film del 2009, la pellicola di Ray, però, non regge il confronto con quella argentina. La tensione che si respirava in tutto il film originale qui si perde per strada e di certo le interpretazioni degli attori non aiutano a ritrovarla: Ejiofor sembra essere l’unico a credere veramente in quello che sta facendo, ma non convincono la Roberts e la Kidman, anzi, quest’ultima sembra che abbia definitivamente perso la sua espressività. Quella tensione che si trasforma in poesia nel film di Campanella, grazie agli stupendi primi piani degli occhi dei protagonisti e allo slow motion di alcune scene, qui è totalmente assente: è sacrosanto cercare di dare ad un remake una propria identità e questa non è un’impresa impossibile, ma qui non si avverte questo tipo di lavoro. Il confine tra rivisitazione originale e copia è molto labile e in questo caso il film di Ray non si sbilancia né verso l’una né verso l’altra direzione. Anzi, siamo di fronte ad un miscuglio altalenante tra il voler dare a questo film una propria identità e il voler omaggiare l’originale, addirittura riportando fedelmente alcune scene e alcuni dialoghi. Il Segreto dei suoi occhi risulta così un ibrido, che perde ogni attrattiva: non è un copia, ma non è neanche una visione originale della storia.

E’ anche vero, però, che comunque il film non si segue a fatica, ma permane nella testa di chi lo vede una vocina che continua a chiedersi quali altre ragioni, se non meramente commerciali, stiano alla base di una produzione come questa (qualora ci fossero). Interessante l’idea di trovare un finale alternativo, ma le scelte fatte e proposte finiscono per conferire al film una forte dose di incoerenza con le premesse, tanto da considerare le ultime scene come un accanimento senza senso nei confronti di una storia che aveva già un epilogo forte e sorprendente. Il Segreto dei suoi occhi è carente dal punto di vista del coinvolgimento, ma un pregio bisogna riconoscerglielo: fa venire voglia di andarsi a rivedere il film di Campanella.

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Augusto D'Amante

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