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Spectre: Un Bond di classe ma non troppo

Spectre: Un Bond di classe ma non troppo

Dal 5 novembre in sala il 25esimo lungometraggio dedicato a James Bond, l’agente segreto britannico ideato da Ian Fleming. E sullo sfondo di Roma, Alpi e Messico tornano Daniel Craig e il regista Sam Mendes. Bondgirl d’eccezione: Monica Bellucci.

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C’è una Spectre che si aggira per l’Europa e non solo. Roma, Austria, Londra, ma anche Messico e Giappone, sono le location del nuovo lungometraggio di 007, il 25esimo (contando anche l’apocrifo Mai dire mai), che arriva a tre anni dall’ultimo e celebratissimo Skyfall, il più redditizio della storia di James Bond (oltre un miliardo al botteghino), il più amato dalla critica da almeno trent’anni, forse di più. La squadra che si riunisce è la stessa, Daniel Craig in abito impeccabile e a bordo di una supercar, Sam Mendes dietro l’obiettivo, e una squadra di sceneggiatori di cui fanno parte Neal Purvis e Robert Wade, principali responsabili di questo reboot che va avanti da Casino Royale (2006), John Logan, firma principale di Skyfall e l’emergente Jez Butterworth, fresco dai successi di Edge of Tomorrow e Black Mass.

Quattro sceneggiatori, un regista di prestigio, un’unica missione, quella di riaggiornare ancora una volta il mito dell’agente britannico creato da Ian Fleming e di aggiungere un nuovo tassello a questa versione moderna e al contempo nostalgica. In questo caso la Spectre del titolo, organizzazione terroristica fittizia, nemesi da sempre dell’agente segreto più famoso del mondo. E l’operazione Bond 25 inizia subito nel migliore dei modi, con una sontuosa scena in Messico dove un lungo piano sequenza sembra riassumere in sé tutta la formula di 25 film, un agente seduttore, alle prese con spietati nemici in ambientazioni esotiche. Dopo i titoli di testa, da sempre appannaggio delle sperimentazioni di video art e delle caratteristiche canzoni (stavolta è il turno di Sam Smith con la sua Writing on the wall), inizia il film vero e proprio che rispetto a Skyfall spinge più sul tasto dell’azione che su quello della nostalgia, sempre fatto salvo che continuano ad essere questi i binari in cui si muove lo 007 di Craig.

La girandola di sparatorie, di colpi di scena e di emozioni, ci porta quindi in giro per il mondo, in una Roma dove con comprensibile orgoglio e grande credibilità Monica Bellucci si scopre la prima Bondgirl ultracinquantenne della storia, e tra le alpi austriache dove emerge la bellezza algida di una più giovane Lea Seydoux. Su tutto incombe una minaccia nascosta nell’ombra, quella del villain principale, un Christoph Waltz che aggiunge un altro nome alla sua galleria di personaggi memorabili, senza mai sprecare un gesto, caricando ogni parola di una minaccia più o meno sottintesa. Azione e nostalgia, come si diceva sopra. E la nostalgia prende corpo nella trama londinese, dove un M interpretato da Ralph Fiennes, deve combattere l’avanzata di una nuova gestione dell’intelligence, un nuovo che avanza e che prende corpo nel dogma della sorveglianza globale, dei bombardamenti dei droni, e così in un bizzarro capovolgimento di fronte James Bond e i suoi alleati si trovano a combattere la battaglia reale di Edward Snowden oltre a quella fittizia con la Spectre.

E alla fine questo secondo Bond di Sam Mendes è un mix convinto tra l’anima moderna di un blockbuster e la tensione, l’aspirazione dei suoi autori a farne qualcosa di più. Grandi scene d’azione, personaggi che restano impressi, ma non solo Hollywood. Da questo punto di vista però a smorzare un po’ gli entusiasmi per questo film è l’ombra ingombrante del suo predecessore. Perché Spectre utilizza la formula di Skyfall ma senza raggiungere la stessa profondità e mostrando solo a tratti la stessa eleganza. Ma nonostante tutto resta comunque un capitolo positivo e affascinante per l’agente 007.

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Marcello Lembo

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