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Alaska: Un freddo melò

Alaska: Un freddo melò

Alaska di Claudio Cupellini è stato l’ultimo film italiano presentato nella Selezione Ufficiale della X Edizione della Festa del Cinema di Roma. Con Elio Germano e Astrid Bergés-Frisbey, il film racconta la ricerca di una propria posizione nel mondo da parte di una coppia, ma ha alla base una sceneggiatura troppo debole e confusa. In sala dal 5 novembre.

2stelle

Claudio Cupellini torna al cinema cinque anni dopo Una vita tranquilla con Alaska, moderno melò dai colori freddi che vede protagonisti una coppia di innamorati con i volti di Elio Germano e Astrid Bergés-Frisbey. Il film di Cupellini, presentato durante l’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma in Selezione Ufficiale, racconta la ricerca di una propria sistemazione nel mondo da parte dei protagonisti. Alaska è un racconto di formazione dove l’amore, la chiave principale del film, è qualcosa che innalza e allo stesso tempo distrugge.

Fausto e Nadine si conoscono per caso sulla terrazza di un albergo che si affaccia sui tetti di Parigi. Tra i due la scintilla scoppia immediatamente, ma la loro relazione inizia nel peggiore dei modi possibili. Mentre fa vedere a Nadine la camera più lussuosa dell’abergo in cui lavora, Fausto viene scoperto dal cliente che aveva prenotato quella stanza. Tra i due scoppia una violenta lite che porta Fausto ad essere arrestato per lesioni volontarie.
Gli anni della prigione trascorrono grazie all’aiuto di Benoit, compagno di cella di Fausto. E quando il ragazzo esce, trova ad aspettarlo Nadine. I due si trasferiscono a Milano e qui Fausto conosce Sandro, con il quale decide di aprire un nuovo locale, l’Alaska.

La parabola della coppia non conosce un attimo di tranquillità. Quando la situazione sembra essere favorevole, ecco che il crudele destino è pronto ad allontanarli. Per tutta la durata del film assistiamo a questo andirivieni dell’altalena del fato: quando le cose vanno bene per lei, per lui va tutto male, e viceversa.
Alla base del film di Cupellini, però, vi è una sceneggiatura molto debole che con confusione e scene di discutibile utilità alla storia, ci restituisce un film che si segue con enorme fatica. L’idea alla base è quella di raccontare la difficoltà da parte dei due protagonsiti di trovare un loro spazio nel mondo. Quel mondo crudele che porta Fausto a fare i conti con la prigione e Nadine a subire un grave incidente automobilistico.

Una discesa agli inferi di cui non riusciamo a spiegarci il motivo e in cui Alaska non è solo il nome del locale, ma è anche un richiamo a quella che era la terra della scoperta negli anni della corsa all’oro. E da qui la domanda: che natura ha la felicità? Si trova nel successo e nel denaro o nei sentimenti?
Entrambi i protagonisti assaporano la felicità data dal successo e dal denaro, ma presto si rendono conto (forse proprio grazie alla crudeltà del destino) che quella non è la risposta giusta. La confusione che però si viene a creare – il film segue un arco temporale di cinque anni e ciò che vediamo è una sintesi fin troppo veloce di ciò che accade – facilmente consente alla distrazione di prendere il sopravvento, restituendoci un’esperienza cinematografica non proprio facile da portare avanti.
Anche le interpretazioni dei protagonisti non aiutano: ad un Elio Germano fin troppo sicuro corrisponde una Astrid Bergés-Frisbey eccessivamente insicura e la coppia perde tutta la sua attrattiva poco dopo l’inizio del film.

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Augusto D'Amante

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