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RomaFF10, Elio Germano e Claudio Cupellini presentano Alaska

RomaFF10, Elio Germano e Claudio Cupellini presentano Alaska

Il penultimo giorno di questa decima edizione della Festa del Cinema di Roma è dedicato all’ultimo film italiano della Selezione Ufficiale. Si tratta di Alaska, film diretto da Claudio Cupellini con Elio Germano, Astrid Bergès Frisbey, Valerio Binasco ed Elena Radonicich. Il film racconta una storia d’amore tra due ragazzi che si conoscono per caso sulla terrazza di un albergo a Parigi. Tra i due scocca una scintilla che in cinque anni trasformerà, tra alti e bassi, le loro personalità. Cupellini, Germano e gli sceneggiatori, Filippo Gravino e Guido Iuculano, hanno incontrato la stampa per raccontare questo film.

Come descrivete il protagonista, Fulvio?
Claudio Cupellini: Fulvio è, all’inizio della pellicola, una persona molto aggressiva. La storia raccontata si svolge in un arco temporale di cinque anni e durante tutto questo periodo vediamo come Fulvio matura e cambia. Se vogliamo, Alaska è anche un percorso di formazione che riguarda tutti i personaggi presenti. Nello specifico, Fausto da una sorta di punk diventa direttore di un albergo stellato. Il fatto che non riesce a controllare le sue emozioni lo rende davvero umano. C’è una scena in particolare, in cui tutta la sua fragilità viene fuori: quella in cui riceve un applauso da parte dello staff dell’albergo per il lavoro che ha svolto. Fausto, però, non riesce ad affrontare tutte le emozioni che sta provando in quel momento e decide di andarsene.
Elio Germano: Nella mia visione, questo film mette in scena la corsa ad ostacoli che tutti i personaggi compiono per raggiungere la loro felicità. Tutti loro sono talmente orientati a trovarla, che restano abbagliati da altri fattori, ma ciò che imparano è che i sentimenti possono salvarli. E un po’ una storia epica, dove i protagonisti devono affrontare mostri, draghi e avventure di vario tipo. E Fausto fa proprio questo e si trova sempre davanti a situazione che lo aiutano a maturare, a crescere.

Che ruolo hanno i vari personaggi che Fausto e Nadine incontrano nel loro percorso?
C.C.: Hanno una funzione importantissima per la loro crescita. Il primo personaggio che ha un ruolo determinante è il compagno di cella di Fausto, Benoit. E’ proprio grazie a lui che Fausto capisce cosa sta vivendo in quel particolare momento della sua vita ed è anche un aiuto importante per comunicare con Nadine, che si trova all’esterno. Poi c’è il personaggio di Sandro che non è solo un amico di Fausto, un socio, ma anche una sua immagine speculare proiettata nel futuro.

Come mai avete adottato una struttura narrativa circolare e da dove nasce l’ispirazione per raccontare questo film, se c’è? 
C.C.: Questa struttura la sentivo già molto in fase di scrittura del soggetto, insieme a Filippo e a Guido. Sentivamo tutti la necessità di chiudere il film così come avevamo aperto, ma invertendo i ruoli. Il tutto ruota attorno ad una frase che pronuncia Nadine durante il film: quando succede qualcosa di positivo a lei, per lui si prospetta un crollo. E viceversa.
Filippo Gravino: La principale fonte di ispirazione è stato Fitzgerald, soprattutto Il Grande Gatsby. Ci attirava il tema della ricerca dell’amore attraverso la scalata sociale. I due protagonisti sono alla ricerca del loro posto nel mondo, ma tra di loro ci sono profonde differenze, soprattutto all’inizio: Fausto ha ben chiaro il suo ruolo, Nadine, invece, pensa che la felicità non esista. E tutto quello che accade dopo, fino al finale, è un percorso contorto dominato dalla domanda se la felicità provenga dall’amore o dal successo e dal denaro.

Nel film c’è un cameo di Marco D’Amore, protagonista della serie Gomorra…
C.C.: Ho una grande stima di Marco e lo conosco molto bene. Se tutto il film è nato pensando esclusivamente ad Elio come interprete del protagonista, avevo bisogno di un attore di spessore per una delle scene più importanti, secondo me del film perché permette di inquadrare al meglio il contrasto tra Nadine e Fausto. Per renderla potente ho chiesto a Marco di essere l’antagonista di Elio e per fortuna ha accettato.

La felicità di Fausto è sempre qualcosa che gli capita, ma a discapito della felicità di qualcun altro…
E.G.: Viviamo in un mondo in cui si pensa che la felicità ci venga concessa nel momento in cui riusciamo a scavalcare il nostro prossimo. Le ricchezze che si accumulano sono sempre a discapito di altri. Il percorso che fanno questi personaggi sta proprio nello scoprire che la felicità sta altrove: non nel prendere dagli altri, ma nel donare loro qualcosa. Fausto arriva ad assaporare la felicità derivante dal successo, dalla ricchezza per poi rendersi conto di sentirsi vuoto, per niente soddisfatto. E decide di seguire le sue emozioni.

Come ti sei preparato per interpretare questo ruolo?
E.G.: Io sono contrario alle tecniche, sono più del parere che, quando ti prepari per un ruolo, l’unica cosa che vada costruita sia il proprio corpo. Sono convinto che l’attore debba totalmente perdersi dietro al personaggio, deve prestargli solo il corpo per poi sparire completamente. Per questo film abbiamo fatto un lavoro molto approfondito, innanzitutto sulla lingua: io dovevo imparare il francese e Astrid l’italiano. Il tutto per un obiettivo principale: restituire al pubblico dei personaggi vivi, veri, così da aggiungere una certa imprevedibilità a quello che facevano.

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Augusto D'Amante

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