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Pan: Fiaba psichedelica per giovani moderni

Pan: Fiaba psichedelica per giovani moderni

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nelle Città il prequel di Peter Pan arriva in sala dal 12 novembre. Hugh Jackman, Garrett Hedlund e Rooney Mara ci conducono sull’Isola che non c’è tra velieri volanti e classici del rock.

3stelle

Negli anni 50 c’era il classico disneyano You Can Fly!, nel 2015 sull’Isola che non c’è si cantano punk e grunge. È questo lo spirito di Pan, fiaba riveduta, colorata, corretta e ripassata in post-produzione con cui la Warner Bros e il regista Joe Wright hanno provato a riscrivere per una nuova generazione quel ragazzino volante inventato dallo scrittore J. M. Barrie. Non si tratta di una nuova versione (sarebbe stata la quarta) della piéce teatrale che segnò l’esordio del personaggio poi codificato nel romanzo “Peter e Wendy“, Pan è infatti anche un prequel o una specie di reboot delle sue classiche avventure.

La sceneggiatura dell’attore Jason Fuchs (che presto vedremo all’opera nel mondo dei supereroi con lo script di Wonder Woman) prende le mosse in un orfanotrofio della Londra del 1940 che l’occhio di Wright, sfruttando la vena letteraria della sua filmografia (Orgoglio e pregiudizio, Anna Karenina), trasfigura in uno sfondo dickensiano dove l’intrigo da feuilleton viene saltuariamente spezzato dalle sirene che annunciano i bombardamenti. Ma nel giro di mezz’ora lo scenario cambia, velieri volanti rubano lo schermo ai caccia Spitfire dopo uno spettacolare combattimento, e ci portano in una versione a mezz’aria dell’Isola che non c’è, dove ad affrontare un Peter non ancora Pan (il giovane Levi Miller) c’è un villain inedito, il teatrale pirata Barbanera interpretato da uno Hugh Jackman con la parrucca in testa e un certo amore per il grand guignol. Non si disperi il pubblico più tradizionalista però perché anche qui c’è Uncino (il Garrett Hedlund di Tron), sebbene la magia dei prequel faccia di lui un avventuriero giovane e cialtrone con in testa un fedora alla Indiana Jones e per di più amico e alleato di Peter. Alla fiaba poi non mancano le fate, la tribù di nativi (con una principessa incarnata da Rooney Mara che negli Usa è stata al centro di una polemica etnica), i ragazzi perduti e quant’altro.

La messa in scena di Wright è estrosa, visionaria e quando i pirati – lo si accennava sopra – intonano Smell like teen spirit dei Nirvana o i Ramones si sfiora a tratti la psichedelia. Velieri contro caccia, Peter in battaglia al comando di uno stuolo di fate, evoluzioni da capogiro e scenari onirici. Lo spirito del blockbuster sembra impossessarsi della fiaba e farla sua, con la speranza, quasi scontata al giorno d’oggi, non solo di incassare letteralmente il successo ma anche e soprattutto di diventare franchise. I segnali che vengono dall’estero vanno però nella direzione opposta, Pan potrebbe essere il flop dell’anno, eppure quel suo mondo colorato e costosissimo è tratteggiato con una maturità che svetta rispetto a tutti quei prodotti che strizzano l’occhio al pubblico più giovane. Si potrebbe contestare che il racconto, a parte cambiare qualche fattore, non aggiunge profondità alla trama originale e che forse il pirata Barbanera non ha lo stesso fascino del vecchio Uncino, ma in fondo la fiaba è racconto di assoluti e la sceneggiatura di Pan non è di quelle che fanno grattare il capo. Ma la colpa del film forse è quella di non essere abbastanza rivoluzionario nelle parole per garantirsi quel pubblico più maturo che avrebbe apprezzato l’ambizione delle immagini e al contempo quella di aver servito una pietanza dagli ingredienti pregiati a un pubblico, quello dei bambini, che ha un palato esigente ma certo meno raffinato.

 

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Marcello Lembo

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