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Dark Places: Il passato che ritorna

Dark Places: Il passato che ritorna

Arriva anche in Italia la trasposizione cinematografica del romanzo di Gillian Flynn Dark Places, diretta da Gilles Paquet-Brenner. Con molta lentezza e senza picchi emozionali degni di nota, il regista ci racconta una storia dove la menzogna è il pane quotidiano dei suoi protagonisti. In sala dal 22 ottobre.

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Dopo L’amore bugiardo, portato al cinema lo scorso anno da David Fincher, un altro romanzo di Gillian Flynn arriva sul grande schermo: si tratta di Dark Places – Nei luoghi oscuri, pubblicato nel 2009. Questa volta in regia vi è il francese Gilles Paquet-Brenner, che, dopo aver diretto Kristin Scott Thomas nel film La chiave di Sara, dirige Charlize Theron in questa pellicola a metà tra thriller e dramma.

Dark Places alterna magistralmente due linee narrative, quasi a creare una sorta di danza tra passato e presente, entrambi orientati verso la soluzione dell’enigma: come sono andati veramente i fatti la sera in cui la famiglia di Libby Day è stata sterminata? A soli otto anni, Libby vede la madre e le sorelle morire e accusa del triplice omicidio il fratello Ben, che all’epoca era dedito a riti satanici e occulti. Trent’anni dopo ritroviamo Libby: una donna sola che ha lo splendido volto di Charlize Theron. Accumulatrice compulsiva, cleptomane e con molte difficoltà a stabilire rapporti umani, Libby sopravvive grazie alle donazioni che le persone, impietosite dalla sua storia, le hanno fatto (approfittandosene). Ma presto i soldi finiscono e, come una mercenaria, Libby accetta di collaborare alla riapertura del suo caso proposta da un surreale gruppo di appassionati di cronaca nera, il Kill Club. Insieme a Lyle (un bravissimo e lanciatissimo Nicholas Hoult), Libby inizia a scavare nel suo passato e a ricostruire nella sua mente come sono andati i fatti quella tragica notte di trent’anni prima.

Non avendo letto il romanzo, non è possibile fare paragoni con il film, di certo, però, c’è che tutta la pellicola si svolge in maniera piuttosto piatta. Anche i colpi di scena non sono preparati in modo da far restare lo spettatore a bocca aperta: tutto si sussegue senza nessun picco emozionale particolare. Si viene catapultati nei luoghi oscuri della mente della protagonista, con lei si ricerca la verità, ma il tutto avviene in maniera fin troppo calma. Nel racconto sono presenti situazioni talmente surreali o scontate (come l’incontro di Libby con il Kill Club e la soluzione dell’enigma) che stentiamo a credere siano possibili. Il lungo monologo finale, poi, appensantisce ancora di più la pellicola.

Charlize Theron è capace di rendere la complessità di un personaggio come quello di Libby, permettendoci sia di odiarla che di provare compassione nei suoi confronti. Una figura femminile a cui la Flynn ci ha abituati, basti pensare alla protagonista di L’amore bugiardo: mai debole, è una donna che agisce, sia se orientata verso il bene sia se orientata al male. E questo vale non solo per Libby, ma anche per il personaggio di Patty, la madre di Libby, interpretato da una straordinaria Christina Hendrix, e per quello di Diondra (Chloe Grace Moretz). Di contro, invece, gli uomini sono completamente abbandonati alla loro passività: Lyle (Nicholas Hoult) ha il semplice compito di spronare Libby nella sua ricerca; Ben (Corey Stoll/Tye Sheridan) è il succube, colui che sa la verità, ma non osa pronunciarla per salvaguardare qualcosa (o qualcuno) che non lo merita.
Gli elementi per un gran film c’erano tutti, ma questa trasposizione di Dark Places si segue non senza difficoltà, a causa della noia che, ad un certo punto, prende il sopravvento.

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Augusto D'Amante

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