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RomaFF10: William Friedkin e Dario Argento stregano il pubblico della Festa

RomaFF10: William Friedkin e Dario Argento stregano il pubblico della Festa

Due vecchi amici che si incontrano e parlano del loro lavoro: ecco il significato dell’Incontro Ravvicinato che ieri sera si è tenuto alla Festa del Cinema di Roma tra Dario Argento e William Friedkin. Maestro dell’horror il primo e Premio Oscar il secondo, i due registi si sono raccontati: Friedkin più spontaneo e disinibito, Argento più raccolto e introverso, come siamo abituati a vederlo. I due dichiarano di stimarsi profondamente a vicenda, e non solo a livello umano, ma anche professionale. Friedkin non sa dire quale film di Argento sia il suo preferito, perché considera la sua filmografia unica, che va considerata nella sua interezza: “Ammiro il suo lavoro come ammirerei una grande opera di arte moderna. La sua opera è unica perchè Dario segue la sua ispirazione. Scrive le sceneggiatura dei suoi film, ma ciò che gli importa davvero è tutto ciò che cattura l’attenzione della macchina da presa: attori, scenografie, colori. Trae la sua ispirazione da tutti gli elementi presenti sul set“.

Per Argento, invece, il collega è capace di rendere ineguagliabili i suoi film grazie alla sua energia: “Friedkin è un gigante, esprime tutta la sua energia nei suoi film rendendoli dei veri capolavori. Nessuno è mai riuscito ad eguagliare i suoi film. Prendete le scene di inseguimento, ad esempio. Oggi siamo abituati agli effetti speciali, che rendono il tutto eccessivamente spettacolare. Friedkin è riuscito, invece, a rendere realistico questo tipo di scene nei suoi film perchè gli inseguimenti erano veri“. Dopo aver mostrato una clip tratta da Profondo Rosso (quella dell’omicidio della medium che dà il via alle vicende), Friedkin si sofferma sulla particolarità di questa scena: “Inizia in maniera piuttosto normale, ma gradualmente tutto cambia. Le angolazioni della macchina e le musiche fanno aumentare la nostra ansia, sappiamo che succederà qualcosa di violento, ma non sappiamo quando e come accadrà. L’uso della musica nei suoi film è l’esempio lampante di come Dario riesca a creare situazioni di questo genere usando solo due elementi e nessun effetto speciale: musica e angolature“. Si riflette anche sul successo dei film di Argento a livello internazionale ed è lo stesso regista a darne una spiegazione: “I miei film mettono in scena della paure profonde, nascono dall’inconscio. Questo spiega per quale motivo i miei film hanno seguito anche negli altri Paesi“.

Il ricordo degli esordi, vede i due registi confrontarsi con due grandi maestri del cinema: Sergio Leone per Dario Argento e Alfred Hitchcock per William Friedkin. Il regista italiano scrisse per Leone, insieme a Bernardo Bertolucci, il soggetto di C’era una volta il western, film del 1968 con Claudia Cardinale: “Io e Bernardo eravamo giovanissimi. Sergio aveva un dono: quello di riconoscere il talento dei giovani cineasti. Fu lui a scoprire me e Bertolucci. Lo aiutammo con questo film perché era la prima volta che faceva una pellicola con protagonista una donna“. Friedkin, invece, racconta due aneddoti relativi al suo incontro con Hitchcock: “Quando mi sono trasferito da Chicago a Los Angeles, avevo già realizzato alcuni documentari. Uno dei produttori della famosissima serie tv di Hitchcock ne vide uno e mi chiese di dirigere una puntata dello show. Il giorno in cui dovevamo girare, arrivò Hitchcock per registrare la sua introduzione e mi si presentò porgendomi la mano come se dovessi baciargliela. Io la strinsi e iniziai a dirgli che per me era un grande onore incontrarlo. Lui mi interruppe, mi guardò e mi chiese dove fosse finita la mia cravatta. Io ero vestito con jeans e maglietta, non feci nemmeno in tempo a rispondergli che se ne andò. Anni dopo, quando ricevetti un premio per il mio lavoro da regista, alla cena di gala era presente anche Hitchcock. Avevo affittato uno smoking per l’occasione e dopo aver ritirato il premio mi avvicinai e gli chiesi se, questa volta, gli piacesse la mia cravatta“.

E’ la scena clou de L’Esorcista di Friedkin a porre fine l’incontro. Argento lo considera una film “gigantesco“, capace di terrorizzare intere generazioni. Friedkin parla del suo film come un film sul mistero della fede e non un horror: “Ho fatto questo film da credente e il motivo per cui credo sia durato negli anni, sta proprio nell’aver trattato l’argomento non in maniera cinica. Non potrei mai fare un horror, rispetto chi li fa, ma io non ne sarei in grado. Dario è un maestro dell’horror e lo rispetto molto per questo“.

Photo by Ernesto Ruscio.

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Augusto D'Amante

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