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Freeheld: Battaglia di civiltà e di emozione

Freeheld: Battaglia di civiltà e di emozione

Freeheld, presentato nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma, è il dramma a sfondo gay interpretato da Julianne Moore ed Ellen Page. Uscirà in sala il prossimo 5 novembre.

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Passa anche dalla burocrazia una battaglia per l’eguaglianza. Come fu quella combattuta da Laurel Hester, detective della polizia del New Jersey, che quando le fu diagnosticato un cancro al polmone in stato avanzato chiese che i suoi benefici pensionistici fossero passati alla compagna di vita, Stacie Andree, con la quale era legata da un accordo di domestic partnership, sorta di Pacs d’oltreoceano. La storia di Laurel è stata raccontata prima in un documentario firmato da Cynthia Wade, adesso diventa un lungometraggio, Freeheld, interpretato da Julianne Moore ed Ellen Page che è stato presentato nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma.

A dirigere è l’americano Peter Sollett che rispetto al documentario originale allarga la panoramica del racconto, mostrandoci anche l’incontro e lo sbocciare di un amore e di un rapporto che per molti anni le due donne vissero in segreto, temendo che potesse danneggiare la carriera di Laurel. La seconda parte del film, quella che ripercorre gli ultimi mesi di vita del personaggio interpretato da Julianne Moore, racconta invece di come Laurel e un gruppo di pochi e fedeli alleati si siano battuti per ottenere parità di trattamento nonostante una comunità restia, fatta di politici alle prese con le scadenze elettorali e di persone che per pigrizia intellettuale e per un generico conservatorismo preferivano l’ignavia del quieto vivere a qualunque forma di cambiamento. Il racconto sceneggiato da Ron Nyswaner, che nel 1993 firmò lo script di quel Philadelphia che viene a ragione indicato come uno dei film più importanti del cinema sul tema dell’omosessualità e non solo, gioca dall’inizio alla fine sul filo dell’emozione e Sollett in questo senso sfrutta tutte le sue carte, ovvero una storia toccante e un cast di prim’ordine. La coppia formata da Julianne Moore (che racconta di nuovo la malattia sullo schermo a un anno dallo Still Alice che le è valso un Oscar) e Ellen Page funziona sullo schermo donando intensità e delicatezza. Bene anche i personaggi di contorno, con un Michael Shannon che trasmette forza e gravitas nei panni del collega di Laurel, e Steve Carell che nelle vesti dell’attivista e provocatore a favore dei diritti LGBT Steven Goldstein sfuma un po’ l’eccentricità del vero Goldstein e contribuisce ad alleggerire l’atmosfera e a regalare dialoghi brillanti. Freeheld però paga forse un’eccessiva linearità della storia, una conversione raccontata con un pizzico di superficialità e a volte dà la sensazione che dietro le sue situazioni commoventi e un impegno civile già di per sé qualificante, sia un esercizio un po’ vuoto, a livello estetico più che morale.

 

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Marcello Lembo

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