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RomaFF10: la sorpresa del secondo giorno è Lo chiamavano Jeeg Robot

RomaFF10: la sorpresa del secondo giorno è Lo chiamavano Jeeg Robot

Applaudito subito dopo la proiezione per la stampa, Lo chiamavano Jeeg Robot è la sorpresa di questa seconda giornata della Festa del Cinema di Roma. Gabriele Mainetti fa il suo esordio al lungometraggio dopo aver ottenuto vari riconoscimenti in Italia e all’estero con i suoi corti (ultimo dei quali, l’apprezzato Tiger Boy). Protagonisti del film sono Claudio Santamaria, nei panni di un supereroe della periferia romana, e il bravissimo Luca Marinelli, sua nemesi. Ecco cosa ci hanno raccontato di questo film.

Da dove arriva la libertà creativa che sta alla base di questo film?
Gabriele Mainetti: Il fatto che ho potuto produrmelo da solo. La sceneggiatura di questo film era pronta già cinque anni fa, ma nel frattempo ho dovuto sensibilizzare alcuni produttori per intraprendere questo viaggio azzardato, ma molti mi hanno bocciato l’idea. Rai Cinema ha creduto in questo film e mi ha concesso molta libertà. Alla base vi è anche una gran dose di incoscienza, perché non avevamo un distributore, poi la Lucky Red appena lo ha visto, lo ha voluto.

Il film presenta tanti riferimenti agli altri film con supereroi, ma mantiene una forte personalità. Come ci siete riusciti?
G.M.: Abbiamo organizzato una storia che a livello drammaturgico presentasse le stesse caratteristiche e gli stessi ostacoli tipici dei film di questo genere. Ma allo stesso tempo volevamo sempre stare attenti ai personaggi e alle loro fragilità. Proprio per questo motivo li sentiamo più vicini a noi. Tutti i personaggi erano scritti benissimo e ciascuno di loro richiama una reazione da parte del pubblico. Noi abbiamo seguito quello che i personaggi ci dicevano.

Claudio Santamaria: Si, è stato proprio il lavoro sui personaggi a permettere loro di essere così veri. Il pubblico, per noi, doveva credere per prima cosa alle loro vicende personali, poi immergersi nella storia raccontata. Per interpretare Enzo sono ingrassato di venti chili e ho fatto molta palestra. E il feeling con gli altri personaggi nasce anche dalle molte ore di prove fatte insieme, così da renderli tutti il più possibile reali e vicini a chi guarda.

Luca Marinelli: Io mi sono divertito tanto ad interpretare Lo Zingaro. Inannzitutto era un personaggio scritto davvero molto bene. Credo ci si appassioni a lui proprio perché, nonostante prenda una strada discutibile, si intuisce che sotto c’è una storia, una certa fragilità. Poi io sono fermamente convinto che nessuno nasca cattivo, sarebbe troppo riduttivo. La cattiveria è un momento della vita, ma non c’è solo quello.

Gabriele, con questo film vuoi avvicinarti ad un pubblico in particolare?
G.M.: Io spero piaccia a più persone possibili. Tempo fa Silvano Agosti mi disse che quando si fa cinema, occorre farlo per le persone. Devi raccontarti, ma non puoi annoiarle. Io sono perfettamente d’accordo con questa affermazione: non voglio ingannare o confondere il mio pubblico.

Claudio, cosa pensi dei supereroi? Se avessi dei superpoteri cosa faresti?
C.S.: Ho sempre ammirato i supereroi, come tutti. Il primo che ho amato è stato Spider-Man, mentre mi confondeva l’ambivalenza di Superman. In fondo il supereroe è la speranza che abbiamo tutti, è un bisogno che abbiamo di rivolgerci ad una figura sovrumana. Se dovessi avere dei superpoteri, andrei in Parlamento. Poi non so cosa potrebbe succedere, ma farei esattamente questo.

Ci sono molte scene violente nel film…
G.M.: Si, ma se esce al cinema Tarantino, mi auguro che non censurino proprio noi! Noi volevamo raccontare una storia e il genere scelto, nel quale siamo entrati in punta di piedi, era funzionale alla storia. Visto il luogo in cui è ambientato il film, non potevo chiudere gli occhi. Forse i personaggi sono trattati in maniera diretta, ma non mi andava di edulcorarli come accade nei film di questo tipo.

Photo by Emanuela Scarpa

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Augusto D'Amante

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